Copertina di Junkyard Junkyard
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• Voto:

Per appassionati di rock anni '80, fan di glam e sleaze rock, amanti del rock californiano ruvido e diretto
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LA RECENSIONE

3,5. Non vorrei scrivere un encomio / apologia della normalità stradaiola. Vorrei solo dire che ci sono dischi ben suonati - ma senza spunti eccezionali - che si possono amare proprio perché fanno il lavoro sporco dell’incontrista di centrocampo, impeccabile e di secondo piano ma senza sbavature. Alla fine la maglia sudata diventa un ambito cimelio per chi ha una passione sanguigna per i propri colori. I miei sono quelli dello street / glam / sleaze.

E i miei ruba palloni della situazione sono i Junkyard, band della città degli angeli che esordisce con l’omonimo nel 1989. Chi li accosta ai GN’R – periodo "Live Like A Suicide" e "Appetite For Destruction" – probabilmente ha appena fumato oppio. Si tratta di un paragone fuori luogo che rischia addirittura di diventare ingeneroso per i cinque boyz. La loro è una proposta musicale onesta e generosa, ma priva di quel particolare estro che fa la differenza tra chi ha girato il mondo e chi è rimasto a L.A.. I Junkyard, al limite, sono dei Faster Pussycat o dei Dogs D’Amour meno scanzonati e più boogie oriented, in un certo senso composti e attenti a non uscire da certi paletti. Quelli della rigorosità espressiva che non va oltre i canoni più istituzionali del genere praticato. In marketing si direbbe che questi si sono scelti una nicchia di mercato per presentarsi essenzialmente a quella. Si può dire raw sleaze? Parlo proprio di uno sleaze rock assemblato a livello essenziale e senza compromessi.

Ritmi, ruvidità, strascicamento e nasalità delle voce sono proprio quelli che si potrebbero mandare in orbita per far conoscere il genere agli alieni, nella sua più precisa oggettivazione. Anche la composizione della band – frontman David Roach – riempie le classiche cinque caselle con due chitarristi, un bassista, un batterista e una voce libera, appunto, di gestire la performance live senza strumenti in mano. Interessante è la scrittura dei testi tra quisquilie popolari dei tempi e la solita, intramontabile celebrazione della vita. Più importante è comunque l’interpretazione dello stile musicale che non cerca agganci pop, fresconi o faciloni ma si addentra nell’aspetto più bullesco glamster della vicenda californiana.

Il boogie, che si percepisce chiaramente in alcuni brani (ad esempio "Hot Rod"), diventa più evidente in un pezzo come "Texas", dove le influenze delle band del southern rock ricevono un manifesto tributo. Gran bel pezzo è "Blooze", che apre la – anche questa volta - classica 10 pieces tracklist. Degna di nota è la ballad "Simple Man", che ricorda i Faster più rebel, seguita da "Shot In The Dark", street che rispecchia perfettamente le caratteristiche di cui parlavo prima. Cito "Hollywood" perché i brani dedicati ai luoghi in cui si nasce hanno sempre qualcosa in più. Per il resto si va tra scazzi riottosi e songs essenzialmente ruvide che danno la sensazione di esser osservati sottecchi, senza mai raggiungere qualcosa di magnifico.

Come per i Pussycat, anche questi meriterebbero un cinque all’attitudine ma mancano della scintilla, del colpo di genio. Un po’ troppo compassati per i miei gusti ma assolutamente da non sottovalutare, anzi. Li ascolto periodicamente – almeno questo disco – e ne resto comunque soddisfatto. C’è un sottobosco foltissimo di gruppi che, per importanza e fama, possono appartenere alla loro stessa categoria. I Junkyard li guidano senza alcun dubbio. Molto benvoluti dalle loro parti, sono sicuro che si addicono perfettamente agli amanti dei suoni ruvidi, secchi e privi di gingilli del rock californiano anni 80. 

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Junkyard come una rock band californiana anni '80 capace di offrire un disco solido e ben eseguito, senza particolari guizzi innovativi. La musica è ruvida, diretta e fedele ai canoni dello sleaze e glam rock. Pur mancando di estro, il gruppo si distingue per la coerenza stilistica e una piacevole interpretazione degli stili boogie e southern rock. L'album è consigliato agli appassionati del genere alla ricerca di suoni sgrossati e autentici.

Tracce video

01   Blooze (03:50)

02   Hot Rod (02:43)

03   Simple Man (04:22)

04   Shot in the Dark (03:33)

05   Hollywood (03:01)

06   Life Sentence (03:09)

07   Long Way Home (04:44)

08   Can't Hold Back (04:01)

09   Texas (03:36)

10   Hands Off (05:25)

Junkyard

Band rock di Los Angeles nota per un approccio sleaze/glam; esordio con l'album omonimo nel 1989.
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