"Il futuro è da cercarsi in quelle pozze d'acqua nera, che sembrano morte ma riflettono il cielo". A leggerla così si potrebbe quasi pensare ad una versione aggiornata della ben più celebre "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior" di deandreiana memoria.  Al netto di paragoni vari, comunque, va di sicuro riconosciuto che i Kalashnikov, o Kalashnikov Collective che dir si voglia, le idee ce le hanno ben chiare, un po' come il buon De Andrè del resto, uno che per una vita ha raccontato che, di idee, ne aveva sempre avute poche ma in compenso fisse.

Formatisi a metà anni Novanta e cresciuti nel giro dei centri sociali del nord Italia, i Nostri, ad oggi,  sono una delle realtà più rispettate del settore, con diverse date ogni anno sia in patria che all'estero. Dopo molti cambi di formazione, perché, in puro stile collettivo tutti sono importanti ma nessuno è fondamentale, e tante ore passate tra studio e palchi, il gruppo ha accumulato un'esperienza enorme oltre che una lunga discografia, divisa com'è tra album, musicassette, split ed ep.

Musicalmente siamo di fronte ad un hardcore punk molto vario, con i vari brani che oscillano costantemente tra aggressività ed aperture melodiche, il tutto supportato da voce femminile e da onnipresenti tastiere che vanno a completare un suono molto personale e riconoscibile.

Per quanto riguarda la confezione dei vari cd/lp una menzione particolare va alla cura riposta nella grafica dei libretti. Lodevole, infatti, la volontà di contestualizzare i testi, inserendo all'interno degli album lunghe spiegazioni relative alla filosofia che muove il gruppo, che in alcuni casi sfociano in veri e propri trattati socio-politici, o di accompagnare i testi dei brani a racconti di fantasia di fatto complementari alle liriche delle canzoni.

Da un punto di vista prettamente grafico, invece, diversi sono gli espedienti utilizzati dal gruppo.

Immagini tratte da fumetti americani degli anni Cinquanta, in cui giovani innamorati vivono appieno la plastificata felicità della loro american way of life, vengono estrapolate dal contesto originale per essere affiancate a foto di guerre, soldati in marcia e città industriali annerite dal fumo, tutte rigorosamente in bianco e nero, andando a creare un effetto straniante in chi le osserva: il volto sorridente del capitalismo, dietro la bella ragazzina bionda USA si nasconde un mostro. Una foto alle volte vale più di mille parole. Perché in fin dei conti è questo di cui i Kalashnikov parlano nei loro testi, un mondo felicemente e forse inconsapevolmente sull'orlo del baratro, fatto di nani e ballerine, di oppressione, reazione e di un futuro forse ancora più cupo delle nere colonne di fumo che salgono dalle ciminiere in copertina. Una vita di uscita? Amore e passione, forse l'unico antidoto all'omologato grigiore quotidiano.

Carina anche la trovata di inserire, all'interno dei desolanti paesaggi urbani appena descritti, immagini tratte da film horror degli anni Quaranta e Cinquanta, visto lo schifo generale solo il mostro di Frankenstein potrebbe trovarcisi a suo agio. O forse nemmeno lui?

Stando a quanto riportato sul loro blog, questo "La Città dell'Ultima Paura" parrebbe essere l'ultima fatica dei Nostri e già da un paio di anni lo trovate in vendita ai loro concerti. Il prezzo? Per questo 12" lo decidete voi, così come per tutto il resto del catalogo, offerta libera, nessuno vi impone niente. Non avete con voi denari ma il dischetto in questione vorresti auscultarlo lo stesso? Ve lo potete scaricare aggratis dal sito dei Kalashnikov, "no copyright, free to share": se va bene a loro va bene a tutti.

Messo finalmente il vinile sul giradischi, dopo l'intro "Violenza Urbana", che già di suo traccia le coordinate del lavoro, esplode "Sotto la Scure di un Nuovo Fascismo", brano che presenta al meglio i tratti salienti del Collettivo: ritmi sincopati, chitarre taglienti, voce suadentemente disperata e fredde tastiere che danno al tutto un tocco di allucinata solitudine, senza dimenticare però anche delle belle melodie che rendono i pezzi facilmente riconoscibili e memorizzabili. Se il brano omonimo non fa altro che ribadire quanto appena detto, il lato B del disco si apre con "La Siberia sui Tetti", forse il punto più alto dell'ep, brano dedicato alla realtà per natura precaria dei centri sociali, luoghi all'apparenza inospitali e squallidi ma che spesso di rivelano essere veri e propri "giardini segreti", luoghi che, sgomberi e demolizioni permettendo, possono davvero essere riportati a nuova vita, diventando crocevia di esperienze, speranze e passioni.

Il disco è stato registrato presso la Villa Vegan Occupata di Milano, altra realtà abbastanza nota nell'ambiente, e va sicuramente riconosciuto l'ottimo lavoro svolto anche in questo contesto, visto il suono davvero impeccabile, segno evidente che alcuni centri sociali possono diventare un punto di riferimento non solo per suonare ma anche per registrare la propria musica con risultati professionali. Davvero un ottimo lavoro, per forza di cose breve, ma sicuramente degno di nota, frutto di anni di esperienza e passione. Il gruppo è costantemente in tour, le occasioni per vederli dal vivo non mancano e se dalle vostre parti c'è qualche squat è molto probabile che nel programma dei concerti ci siano anche loro. 

"La Città dell'Ultima Paura":

Lato A:1. Violenza Urbana2. Sotto la Scure di un Nuovo Fascismo3. La Città dell'Ultima PauraLato B:4. La Siberia sui Tetti5. Tu, alla Fine del Sottopassaggio
Kalashnikov:Milena, voceSarta, chitarre e registrazionePuj, chitarre e graficaAle, bassoDon, tastiereLisa, sintetizzatoriRissa, batteria
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