"Reaching out for the star / reaching out for the star that explodes"
Noi che per questa artista siamo dichiaratamente di parte, come non possiamo donare 5 stelle all'album della definitiva consacrazione di Kate Bush?
Siamo nel 1989. Dopo l'effervescenza e la brillantezza pop degli esordi, con splendidi brani quali "Wuthering heights" e "Babooshka", la bellssima Kate ha fatto il salto verso l'alto con le stupefacenti intuizioni di "Hounds of love". Tocca dunque a "The Sensual world" confermare la statura artistica di Kate: vera e propria cantautrice, dotata di una voce da fata e di un talento che spazzano via i residui dubbi di chi non le ha mai perdonato la leggerezza dei primi successi.
Tale album vede il proprio segreto in un riuscitissimo connubio tra la tradizione folk ( magici i colori celtici della title track e di "Never be mine", o i tocchi tribali di "Love and anger") e un'elettronica moderna ed equilibrata ( si pensi al pastiche di voci di "Rocket's trail"). Vera e propria folktronica in anticipo su Bjork, come dimostrano la sognante quiete di "This woman's work" o l'epica lirica di "Reaching out". Dopo questa pietra d'angolo dell'evoluzione della canzone d'autore femminile - impreziosita da partecipazioni di musicisti da urlo come Michael Nyman o Dave Gilmour, coi suoi inconfondibili e avvolgenti riff su "Love and anger" - sarebbe arrivata la conferma di "The red shoes", altro album da vetrina.
Prima del ritiro sull' Aventino familiare. Ma il meglio, come si suol dire, era già stato ampiamente vergato.