Fino a 10 giorni fa non sapevo chi fosse ne che ci fosse una scrittrice di nome Kathy Acker, poi scopro che fu anche poetessa, musicista e sceneggiatrice ma queste son altre storie, fermiamoci alla prima definizione.

Cercando altro mi son imbattuto in un suo libro, l’ho scaricato e me lo son letto mentre la mi moje faceva shopping da “Kiabi” per i nostri nipoti ed io restavo parcheggiato in auto in attesa di dirigermi poi verso “Pittarello” dove con la mia credit card avrebbe scialacquato altri risparmi in cambio di diverse calzature estive appena arrivate, per lei e sua sorella…

Il suo vero nome era Karen Lehman Alexander, nacque a New York ed il nuovo cognome lo prese dal suo primo marito avuto a soli 19 anni, mentre dal secondo marito (musicista e compositore) avuto dieci anni dopo e che faceva Gordon di cognome non so bene cosa prese… so solo che lei alla fine morì a Tijuana per un tumore al seno, aveva cinquant’anni.

Si dice che il suo stile narrativo sia stato fortemente influenzato da William S. Burroughs, ed in effetti leggendo questo brevissimo libro che consta di una cinquantina di pagine lo si può constatare (sempre che abbiata già letto qualcosa di Burroughs ovviamente).

In breve Kathy ci catapulta in una New York datata 1979 dove in pochi mometi e poche pagine riviviamo delle situazioni viste con gli occhi e le frenesie di una ragazza combinata assai male, dove tra droghe, prostituzione, paranoie notturne è alla continua ricerca di una qualche soddisfazione sessuale accompagnata da tenerezze ricercate e insistentemente richeste ad un suo vecchio amore ovvero un sassofonista strafatto e ben dotato con erezioni latenti, come andrà a finire lo scoprirete soltanto leggendolo ça va sans dire.

So solo che durante quella lettura zot mi son fatto trascinare fino ad entrare ed uscire in quelle stanze smarrite dove jazz, punk, sesso e polveri varie le riempivano per pochi o molti fuggevolissimi attimi e niente...

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