Copertina di Ken Russell I Diavoli
Lorella88

• Voto:

Per cinefili curiosi, amanti del cinema d'autore e provocatorio, studiosi di censura, spettatori interessati alla storia del cinema e ai temi politico-religiosi.
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LA RECENSIONE

I DIAVOLI — KEN RUSSEL

Innanzitutto voglio ringraziare la redazione per avermi dato questo spazio. È uno spazio che, lo dico subito con la massima trasparenza, userò con estrema cautela. Con estrema, direi, responsabilità. Perché di I Diavoli di Ken Russell si può parlare — ci mancherebbe, siamo persone adulte, siamo un sito serio, abbiamo dei valori — ma bisogna farlo bene. Bisogna farlo con cognizione di causa. Bisogna farlo sapendo che certe immagini, certi contenuti, certe — come dire — sfumature tematiche richiedono una cornice adeguata. Questa recensione vuole essere quella cornice. Spero di esserne all'altezza. Spero, soprattutto, che il lettore — che saluto con affetto e stima sincera — voglia accompagnarmi in questo percorso con la fiducia che cercherò di meritare, parola per parola.

Detto questo. Andiamo.

LA TRAMA — LA TOCCO APPENA, GIURO

C'è un prete. C'è una suora. C'è una novizia in sala recensioni sul Sito. Tra loro non si incontrano mai, il che non impedisce che accadano cose che — come dire — preferirei non dover descrivere in dettaglio su questo sito, non per censura mia, sia chiaro, ma per rispetto del contesto e della sensibilità di chi legge, che è variegata e merita tutela. C'è il potere. C'è la chiesa. C'è lo stato. Finisce male per chi non meritava che finisse male. Oliver Reed. Vanessa Redgrave. Derek Jarman alle scenografie. La storia è vera, documentata, storicamente attestata — lo sottolineo perché mi sembra importante, in questo momento, sottolinearlo.

LE CENSURE — SE MI PERMETTETE, UNA PER UNA

Ed ecco il punto. Il punto delicato. Il punto che — e qui chiedo al lettore un piccolo atto di fiducia nei miei confronti, che ricambierò con la massima obiettività — non posso non affrontare, pur sapendo che affrontarlo mi espone. Mi espone a cosa, esattamente, non saprei dire con precisione. Ma mi espone. Lo sento. Lo sento e procedo lo stesso, perché è giusto farlo, perché è necessario farlo, perché qualcuno deve pur farlo e quel qualcuno, oggi, sono io. Con tutto il peso che questo comporta.

1. La scena del "Walpurgis Nun" — tagliata dalla Warner Bros., 1971. C'è una scena. In questa scena accadono cose che la Warner Bros. ha ritenuto, nel 1971, non distribuibili. Non mi addentro nei dettagli — non sono la tipa giusta al momento giusto, non è la sede, non è il momento, non è forse nemmeno il sito giusto, ma eccomi qui lo stesso — e mi limito a dire che Russell non fu consultato. Il regista non fu consultato sul proprio film. Annoto questa circostanza senza commentarla, perché il commento lo farebbe chiunque al posto mio e non ho bisogno di aggiungerci nulla. Voi avete già capito. Lo so che avete già capito.

2. Il divieto britannico nella versione integrale.

La British Board of Film Classification intervenne con tagli obbligatori che definirei — e qui scelgo le parole con molta, molta cura — numerosi. Copiosi. Entusiastici, quasi. Russell protestò per trent'anni. La BBFC non sembrò particolarmente angosciata da questa protesta, il che ci dice qualcosa, anche se io non sono qui per dirvi cosa ci dice. Voi siete grandi. Voi sapete già cosa ci dice.

3. Il sequestro in Italia.

La magistratura italiana sequestrò il film per vilipendio della religione cattolica. Seguì un processo. Seguirono anni. Seguì una versione circolante sul territorio nazionale che era, se mi è consentita questa delicatissima osservazione, un film diverso dal film. Non aggiungo altro. Non posso aggiungere altro. Non su questo sito. Non oggi. Forse non mai, francamente.

4. Il bando nei paesi cattolici.

Spagna franchista, Portogallo, Francia, America Latina. Proibito, mutilato, ridistribuito in forme irriconoscibili. Non mi permetterei mai — tengo a precisarlo — di istituire nessi causali tra la natura del contenuto e la geografia della censura. Non sarebbe corretto. Non sarebbe equilibrato. Non sarebbe, soprattutto, prudente. Mi fermo qui e lascio che sia il lettore, nella sua saggezza, a istituire i nessi che ritiene opportuni. Se li ritiene opportuni. Che potrebbero essere molti.

5. La sparizione dalla BBC.

Trasmesso una volta, nel 1979. Poi mai più. La BBC non spiegò. Non spiegò per anni. Non spiegò con una coerenza che, se mi è permesso, è quasi ammirevole nella sua compattezza. Io non insinuo nulla. Io registro. Io sono quella che registra, con la serenità di chi non ha nulla da temere e infatti teme moltissimo.

6. Il blocco Warner sull'home video. La Warner Bros. bloccò sistematicamente ogni tentativo di pubblicazione integrale per decenni. Le ragioni ufficiali non furono mai chiarite. Quelle ufficiose — e qui abbasso la voce, metaforicamente, perché questo è un sito serio e non un luogo di congetture — le lascio interamente al lettore, al quale voglio molto bene e nel quale ripongo una fiducia totale e incondizionata. Totale. Incondizionata.

7. Il Directors Cut — Russell muore aspettando.

Nel 2002 il BFI presentò una versione più completa in sale contate. Russell morì nel 2011 senza distribuzione integrale. Questo fatto lo riporto senza ironia, senza commento, senza inflessione alcuna nella voce. Lo riporto piatto, neutro, clinico. Perché l'ironia qui sarebbe troppo facile. E io non sono qui per fare la cosa facile. Sono qui per fare la cosa giusta, che è molto più difficile e probabilmente meno letta.

8. Le bobine "perdute". Circolò — circola ancora — la voce che alcune bobine del negativo originale siano state deliberatamente danneggiate. Non so se sia vero. Non posso sapere se sia vero. Non sono nella posizione di sapere se sia vero, e anche se lo fossi non sono sicuro che questo sarebbe il luogo in cui dirlo. Però ve lo dico lo stesso, sottovoce, quasi di passaggio, come chi menziona qualcosa senza volerlo davvero menzionare. Avete sentito? Bene. Andiamo avanti.

9. Il restauro del 2012 — per pochi eletti. Sale d'essai. Festival. Contesti accademici. Il pubblico generalista — quello che paga, quello che merita, quello che secondo me dovrebbe esseee il vero destinatario dell'arte — non ebbe accesso. Questa è una scelta. Qualcuno ha fatto questa scelta. Qualcuno con un nome e una sede legale ha fatto questa scelta. Non faccio nomi perché non li conosco e non voglio sembrare che ce l'abbia con qualcuno, no non ce l'ho con nessuno. Ecco.

10. Lo streaming — l'assenza definitiva. Non è su Netflix. Non è su Amazon. Non è da nessuna parte. La Warner detiene i diritti e li gestisce nell'unico modo che, a cinquant'anni di distanza, ha ancora senso: tenendo il film lontano dagli occhi di chi potrebbe vederlo, rifletterci sopra e — perish the thought — farsi delle domande. Non è una mia conclusione. È una constatazione. Una constatazione che faccio con il cuore in mano, gli occhi bassi e la consapevolezza piena che sto dicendo qualcosa che forse non avrei dovuto dire. L'ho detto lo stesso. Scusatemi. Non scusatemi.

Non voglio sembrare faziosa. Ci tengo. Ci tengo moltissimo a non sembrare faziosa su questo sito che stimo e che frequento da poco, ma con piacere e che spero continui ad ospitarmi dopo questa recensione, il che non è del tutto scontato, lo so, e questa consapevolezza mi accompagna da quando ho cominciato a scrivere fino a questo punto, che è quasi la fine, e dal quale non tornerò indietro.

Il film che dimostra con maggiore precisione chirurgica come il potere religioso e il potere politico siano intercambiabili è anche il film che questi poteri avrebbero più a lungo, più metodicamente e più creativamente cercato di cancellare. Questa potrebbe essere una coincidenza. Probabilmente è una coincidenza. Quasi certamente è una coincidenza.

Grazie per essere arrivati fino in fondo. Grazie per la fiducia. Grazie per la pazienza.

Il film e' ancora Introvabile nella versione integrale.

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Riassunto del Bot

La recensione di Lorella88 affronta con cautela e senso di responsabilità la complessa storia de I Diavoli di Ken Russell, film leggendario quanto inaccessibile. Attraverso un'analisi delle proibizioni e delle mutilazioni subite nell'arco degli anni, emerge tutta la scomoda attualità del film, capace di interrogare il rapporto tra potere, religione e censura. Il testo non prende posizioni facili ma guida il lettore a riflettere sull'intreccio tra arte e repressione.

Ken Russell

Ken Russell (1927–2011) è stato un regista britannico noto per lo stile visionario e provocatorio. Emerso con documentari per la BBC, ha diretto opere di forte impatto come I Diavoli, Women in Love, Tommy e Altered States.
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Altre recensioni

Di  Fidia

 "Un vero e proprio capolavoro che ha il merito di raccontare una storia vera nel miglior modo possibile."

 "Il pregio de 'I Diavoli' è quello di non risparmiare nulla allo spettatore delle contraddizioni clericali."