Novembre 2005: a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione di quello che è probabilmente il pezzo più pregiato della discografia dei Kent, il nero "Du Och Jag Döden", esce sul mercato scandinavo un richiamino: il bianco "The Hjärta och Smärta EP". La contrapposizione fra i due è visivamente netta: tetro e dominato da disegni scheletrici il primo, candido e pieno di immagini sacre il secondo; a livello di contenuti tuttavia la separazione non è così evidente, chi si aspetta un'atmosfera più distesa in questo mini album dovrebbe rendersi conto in fretta di aver cercato nel posto sbagliato: si passa infatti dal tema della morte e del passare del tempo a quello universale dell'amore lontano, magari finito, sicuramente rimpianto, straziato e nostalgico fatto di speranza evaporata. La morte dell'amore, di quello felice, scaduto dopo una data che nessuno mai riesce a leggere: in sostanza quindi non cambia nulla riguardo alle tematiche trattate solo pochi mesi prima.
Cinque canzoni che dimostrano come il 2005 fosse un anno di grazia per la band svedese, mai banale negli arrangiamenti e sempre più visionaria nei testi: "Vi mot Världen" è il ponte ideale fra i Kent che furono, fino ad allora, e quelli che diventeranno un paio di anni più tardi, con un le chitarre che piano piano si sottomettono ai suoni elettronici e che in questa occasione danzano assieme aprendo l'EP in modo pomposo e forte, siamo noi contro il mondo, resisteremo? "Dom Som Försvann" presenta la novità del coro di bambini e fu scelta come singolo (con successo), ma "quelli che spariscono" non sono certo i Kent, loro restano, spariscono se mai gli auguri speranzosi di un amore eterno che continua ad essere l'obiettivo di vita di molti, ma la realizzazione di quanti? Sicuro non di tutti coloro che neanche si accorgono quando l'amore lascia spazio all'abitudine.
E laddove non ci pensa il tempo, ci pensano le bombe: "Ansgar & Evelyne", due nomi presi da alcuni episodi della serie di film tedesca "Heimat" di Edgar Reitz, sono due amanti massacrati; Joakim Berg continua a comporre testi fatti di immagini messe assieme come un puzzle in cui i pezzi non sempre si incastrano ma che hanno senso se ci si sforza di guardarli con gli occhi di chi potrebbe aver vissuto in quelle parole, anche se non mancano momenti in cui l'immaginazione non ha troppo bisogno di essere aiutata ("e come vorrei che fossi qui, e come vorrei che la nostra guerra finisse, ho imparato dai miei errori, e tu sei sola come lo sono io"). "Flen/Paris", per esempio, non avrebbe molte ragioni per tirare un filo fra una delle più belle città al mondo e una sconosciuta cittadina svedese, ma vai a capire che gli passava per la testa a Berg, so solo che quel filo adesso si vede. Jag önskar jag var där nu, da Parigi potrei voler essere a Flen, pensa te. "Månadens Erbjudande", in chiusura, ha l'aria di essere una demo, quel gusto un po' acerbo e ruvido nell'incisione, ma va bene così, ci si chiede dove sia lei mentre i giorni passano tutti uguali aspettando un segnale che riapra le porte del suo mondo da cui siamo stati esclusi, e ci manca, "te per cui ho fatto qualsiasi cosa di sbagliato", ma quel segnale quasi mai arriva.
Niente di nuovo ma tanto di vero, e così sarà sempre.
Hjärta och Smärta, Cuore e Dolore.