Copertina di Kingdom Come In Your Face
pier_paolo_farina

• Voto:

Per appassionati di hard rock e classic rock, fan di led zeppelin, amanti della musica rock anni '80, collezionisti di album vintage, ascoltatori di rock potente e di qualità
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LA RECENSIONE

Dopo un primo disco scandalosamente derivativo (con "Get It On", il brano di punta, vero e proprio assemblaggio del riffone di "Black Dog" con la progressione orientaleggiante di "Kashmir"), i losangelini Kingdom Come per questo secondo lavoro del 1989 aggiustarono un poco il tiro, mettendo gli Zeppelin un minimo sullo sfondo e producendo un hard rock certamente ancora all'ombra del Dirigibile, ma quanto meno senza scopiazzature dirette di precisi passaggi strumentali e vocali dell'impagabile repertorio di Page e soci.

Manco a dirlo, 'sto disco si risolse in un mezzo fiasco, quando invece il primo aveva venduto molto bene, proiettandoli nel giro grosso e suscitando invidia e giustificata rabbia da parte di molti colleghi. Punizione biblica, quindi, per questo quintetto partito forte e subito arenatosi. Peccato, perché "In Your Face" è disco tostissimo e valido, zeppeliniano ma non più di tanti altri, con un bel songwriting, suoni potenti e valvolari, irresistibilmente vintage. La sezione ritmica viaggia a martello, le due chitarre giostrano in maniera semplice ed efficace, il leader Lenny Wolf 'planteggia' alquanto, ma un suo stile molto drammatico e wagneriano (lui è tedesco) in definitiva riesce ad imporlo. L'album inizia col riff urgente e assassino di "Do You Like It" sul quale si avventano subito batteria e basso a non dare respiro, fino alla fine. Bell'esordio, ma ancora meglio suona la successiva "Who Do You Love" inaugurata da una colossale schitarrata in accordo di quarta, sul quale si innestano un riffone madornale e poi la voce altissima di Lenny. Una tastiera simil mellotron rende il tutto estremamente drammatico, c'è odore di "Kashmir" ma con classe, variazioni, intelligenza.

I suoni sono veramente ciclopici e bombardoni (il povero Bonzo avrebbe sicuramente detto "Hey, fatemela suonare!") per un hard rock formalmente perfetto, certo non inventato da loro ma che gusto ancor oggi spararselo nelle orecchie a volume dannoso. Regge bene il tempo perché è settantiano al 100%, prodotto alla grande, caciarone ma pulito, coi suoni troppo giusti. "The Wind" gode di una pregevole intro, con un micidiale giro di basso sulla cassa 'in quattro', e si sviluppa poi in maniera più raccolta e lirica. Un altro brano notevole è "Highway 61", che segue il sempre spettacolare schema preambolo acustico/esplosione elettrica: attacca un dobro delizioso, Lenny ci gioca sopra una strofa e poi caccia un urlo da accapponare la pelle, mentre scoppia l'apocalisse, chitarroni in lungo e in largo, galoppate ritmiche, urla lancinanti, tutto molto convincente fino all'acquietamento e all'epilogo, nuovamente affidato al solo dobro. E così fu.

Il buon Lenny Wolf è da una vita rientrato in Germania, tiene vivo il progetto Kingdom Come con musicisti del suo paese, gli va riconosciuta una buona vena compositiva, un'asburgica cocciutaggine, ed una voce che Robert Plant alla sua età già se la era giocata da un pezzo. Importanza e ruolo storico dei Kingdom Come? Zero virgola zero, ma se cercate un disco rock blues (più rock che blues) con le palle, senza tante smancerie, con gli assoli ben asserviti all'economia dei brani, brevi e lancinanti, con una voce che spacca, con la batteria che tuona, col basso grosso come un armadio, e se infine la puzza del Dirigibile non vi compromette il giusto godimento da rocchettari di tutto il resto, ma anzi ve la acuisce, questa roba va giù che è un piacere.

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Riassunto del Bot

La recensione affronta 'In Your Face' dei Kingdom Come, un secondo album del 1989 più originale e meno derivativo rispetto al primo. Nonostante il successo minore, l'album offre hard rock potente, songwriting solido e sonorità vintage ispirate a Led Zeppelin ma con stile proprio. Lenny Wolf si distingue per la voce drammatica e l'approccio musicale convincente, rendendo l'album piacevole per gli amanti del rock duro classico.

Tracce testi

01   Do You Like It (03:39)

02   Who Do You Love (04:13)

03   The Wind (05:00)

04   Gotta Go (Can't Wage a War) (04:25)

05   Highway 6 (05:51)

06   Perfect 'O' (03:46)

07   Just Like a Wild Rose (04:31)

L. Wolf, M. Wolff

Two days in time
Seems like she's mine
Now i'm addicted to
Something inside
All of her charms
Wrapped in my arms
I never knew, I never knew
I'd see so much and yet be
Blind
The storm's coming slow
She'll love me and go
She's just like a wild rose
Electric touch
Almost too much
In between love and pain
Passionate flames
Never forget
Ain't finished yet

I never knew, I never knew
That I could feel so strong
Inside
The storm's coming slow
She'll love me and go
She's just like a wild rose
Walking on clouds
Don't want to come down
Ain't leaving town
While she's still around
The storm's coming slow
She'll love me and go
She's just like a wild rose

08   Overrated (04:03)

L. Wolf, R. Steier, J. B. Frank

Eyes like a flame
Looking cut and clean
She's got her ways
To twist the magic in my
Dreams
She had me living in a cloud
Until I saw and found out
She shared her love all
Over town
Oh, yeah, i've gotta get out

Overrated, uh-huh
Overrated
Oh yes she was
Overrated, uh-huh
Overrated
Took her along
Walking through the park
She did not care
'Bout the beauty of the
Stars
I kept on digging deep inside
To show her wrong and
What's right
Too bad she fell so far
From grace
Oh yeah, my time was a waste
Overrated, uh-huh
Overrated
Oh yes she was
Overrated, uh-huh
Overrated
She sure was lacking
Some of that sensitivity
Oh, yeah
Overrated, uh-huh
Overrated
Oh yes she was
Overrated, uh-huh
Overrated

09   Mean Dirty Joe (04:08)

10   Stargazer (05:13)

Kingdom Come

Kingdom Come è una band hard rock german-americana nata a Los Angeles nel 1987 e guidata dal cantante/chitarrista/produttore tedesco Lenny Wolf. Dopo il debutto del 1988, spesso accostato ai Led Zeppelin, la band ha sviluppato un hard rock personale e, dal 2002, venature industrial. L’attività si è poi spostata in Germania con Wolf come perno creativo.
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