I Kreator non hanno bisogno di presentazione, sono semplicemente una delle band pilastro del genere thrash metal. La loro discografia conta diversi album considerati dei grandi classici del genere ma, arrivati al loro sedicesimo album in studio cosa hanno ancora da dire? La prima traccia di questo nuovo disco, pubblicato il 16 gennaio 2026, è “Seven Serpents”, si apre con un’armonizzazione melodica di chitarra per poi essere catapultata in una rullata tipicamente thrash metal; la voce di Mille Petroza è potente come al solito, così come la furia esecutiva è la solita alla quale ci hanno abituati, non si può dire altrettanto per l’originalità. Come vedremo analizzando i vari episodi del disco, ogni singola nota suonata in questo ultimo lavoro è qualcosa di inevitabilmente ripescato da brani e album già pubblicati; come già dissi nella recensione dell’ultimo (in tutti i sensi) dei Megadeth, non si può pretendere eccessiva ispirazione da band con quarant’anni di attività alle spalle, ma se un conto è la mancanza di freschezza, un altro conto è la mancanza di idee. Procedendo con l’ascolto dell’album troviamo “Satanic Anarchy”, brano che come il precedente era già stato pubblicato come singolo; in questo caso la linea si fa nel ritornello più melodica quanto basta, ma la struttura è la stessa di tutte le altre tracce che vedremo. Man mano si va avanti con l’ascolto e più si intuisce come ormai i tempi di Coma Of Souls ed Extreme Aggression sono morti e sepolti; “Krushers of the World”, “Tränenpalast” e “Barbarian” sono brani generici che, seppur ben suonati, non hanno alcun momento che rimane in testa, anche dopo diversi ascolti. Si sentono chiaramente influenze dai loro ultimi lavori, a partire da Gods Of Violence fino ad arrivare a prendere a mani basse dagli ottimi Phantom Antichrist e Hordes Of Chaos; questi due a mio parere sono gli ultimi due album degni del marchio Kreator. Non possiamo pretendere un cambio di rotta nel 2026, anche perché già con i buoni Outcast ed Endorama il gruppo tentò senza il successo sperato di evolvere il loro sound, tuttavia se per band come Iron Maiden o Judas Priest il restare fedeli alla propria identità ha giovato, la variabile in gioco che determina il risultato finale è proprio la qualità delle idee musicali proposte. Per essere onesti ed obbiettivi, possiamo dire che arrivati a metà dell’album non possiamo assolutamente lamentarci dell’esecuzione strumentale, così come non possiamo dire nulla della voce che, anzi, stupisce positivamente, ma così come è la prima parte del disco in materia di idee, lo è pure la seconda. Procedendo verso la fine, tuttavia, arriviamo a brevi accenni di freschezza nelle tracce “Psychotic Imperator” e “Loyal To The Grave”, dove momenti vagamente epic metal affiorano dalle rullate e dai riff ultra-genericamente thrash metal del resto dell’opera, ci accorgiamo subito, però, di come il disco sia per l’appunto arrivato al termine. Se anche non lo considero come un fallimento totale, visto l’ottima performance musicale, sulla volontà di riascoltarlo e il reale apprezzamento da parte dei fan nutro dei seri dubbi; probabilmente i fan più sfegatati della band tedesca sapranno comunque perdonare loro questo capitolo, ma credo anche che, quando una band inizia a stagnarsi nelle proprie idee ridondanti, sia puro accanimento terapeutico il voler continuare. Proprio in facoltà dell’impatto storico di questo gruppo, credo sia meglio per loro che decidano di terminare la loro attività compositiva e concentrarsi sui live dal momento in cui le loro energie e la loro capacità esecutiva resistono ancora saldamente. È molto più dignitoso chiudere in bellezza come hanno fatto band come gli Slayer, non appena si arriva al prevedibile, piuttosto che fare come (tante) band che essendo dei pilastri sono convinte di essere tutt’ora in condizione di essere i numeri uno al mondo. La gente presente ai loro concerti, si esalta molto di più con i vecchi pezzi tratti da Pleasure To Kill, Coma Of Souls e, se proprio vogliamo, dai sopra citati Hordes Of Chaos e Phantom Antichrist; probabilmente è proprio questo che vogliono, non è necessario sfornare un nuovo album ogni 3 o 4 anni cercando di restare sulla cresta dell’onda quando l’acqua nella quale si naviga è ormai una bassa marea.
Brani migliori: “Psychotic Imperator”, “Loyal To The Grave”, “Satanic Anarchy”