Copertina di La Crus La Crus
hypnosphere boy

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Per appassionati di musica alternativa e sperimentale, fan della canzone italiana d'autore, cultori di post-punk ed elettronica, giovani musicisti e critici musicali.
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LA RECENSIONE

Resterà memorabile l'overture di quest'opera: la melodia inquietante e circolare di una tastiera (o chitarra elettrica) campionata in crescendo viene interrotta da un fragoroso clangore industriale, e parte il ritmo: lento, reiterativo di "Natura Morta".

Sono i La Crus, nuovo gruppo italiano (Milano e dintorni) che assieme ai colleghi Massimo Volume aprono un nuovo corso alla Musica Italiana. Qualcosa di realmente entusiasmante, a quanto pare, sta accadendo: la canzone citata, rendendo alla perfezione l'effetto scenico ricercato, vale a dire l'aperura di un sipario teatrale, dispiega su un freddo tappeto percussivo una melodia dolce e sofferta; il cantato, profondo e intenso richiama alla Canzone d'Autopre Italiana degli anni '50 e '60 (Autori come Piero Ciampi, Sergio Endrigo, etc); la novità assoluta è che la lingua è quella italiana, il tipo di ispirazione poetica è molto vicino a quello degli Autori citati, ma la forma è un attualissimo ibrido tra sonorità della Berlino anni '70 e grooves jazzati decisamente più morbidi, oltre a certa elettronica contemporanea. Il conduttore di quello spazio di "Rai Stereo Notte" presentando il citato singolo apripista dell'album, descrisse con la voce che lasciava intendere un sorriso e con queste parole il gruppo in questione: "provate ad immaginare Luigi Tenco che canta negli Einsturzende Neubauten".

Era proprio così e l'album che ne segue lo conferma in modo sbalorditivo. E' come se un ciclo si fosse chiuso: il Punk, nato come rottura e demarcazione stilistica (forma) e culturale (sostanza) rispetto all'era dei Cantautori, poi evolutosi in generi via via più "raffinati" (post-punk, new wave, fino alle sonorità electro-industrial citate) mantenendo tuttavia l'assetto della band di 3-4-5 elementi (gruppo vs singolo "Poeta/Cantante") ora re-incontra quel passato dal quale aveva preso le distanze e ne riscopre la Bellezza di ciò che è classico, quindi fuori dal tempo. Ecco quindi "Notti Bianche" si adagia su un mood jazzato, "Il Vino" sembra una fedele riproduzione dei Cantautori sub-alpini e d'oltralpe, la rilettura di "Angela" di L. Tenco con un tappeto sonoro privo di percussioni e costituito da tenui violini trattati elettronicamente, con interferenze elettroniche "disturbanti" in stile industrial, estremamente sperimentali, rispetto alla canzone, interpretata con lo stesso disperato pathos della versione originale, che si colloca al vertice dell'opera in quanto ne disvela la poetica e l'impronta stilistica: il gioco della dissonanza tra poesia, emotivamente calda e sentita, e freddezza dell'elettronica industriale che delinea scenari post-apocalittici sui quali la Poesia, simulacro del passato, con una coloritura a tratti nostalgica, può altresì essere intesa come un baluardo verso un futuro tecno-scientifico inquietantye, o come la concettualizzazione coltissima sul piano della resa espressiva, della mesa in circolo nei nuovi media di immagini (in apparenza) sbiadite e films d'epoca.

Rock Esistenziale tra la bellezza del Passato Eterno d'Autore e la maggiore consapevolezza dell'impulso innovativo delle nuove sonorità, in cui, oltre la skyline di scenari metropolitani alienanti, molto sullo sfondo, si intravede lo "splendore notturno" di "Unknown Pleasures" dei Joy Division.

"Portando a contatto passato e presente creano un corto circuito le cui scintille illuminano scorci di futuro" avrebbe poi scritto lo stesso cronista. Non importa, per ora, quale futuro. Perchè è già abbastanza chiaro fin d'ora che l'evoluzione ulteriore della forma-canzone verso un qualcosa d'altro non ancora definibile è già iniziata. Per approdare verso sponde, a quanto pare (vista la padronanza assoluta del materiale così disomogeneo da parte degli Autori) già prefigurate e intuite. Si può concludere con questa splendida frase

"Il Futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima che sia già accaduto" - Rainer Maria Rilke

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album d'esordio dei La Crus, un gruppo milanese che rinnovano la canzone italiana fondendo poesia classica e sonorità post-punk ed elettroniche. L'opera è definita un ponte tra passato e futuro musicale, con atmosfere intense e originali. L'album spicca per la sua capacità di evocare emozioni profonde attraverso un mix di elettronica industriale e jazz, richiamando grandi autori italiani con un tocco contemporaneo. Viene sottolineata la riuscita sperimentazione che apre nuovi scenari per la musica italiana.

Tracce video

01   Natura morta (04:38)

02   Il vino (03:28)

03   Notti bianche (01:43)

04   Nera signora (03:33)

05   Angela (03:46)

06   Soltanto un sogno (02:51)

07   La giostra (02:25)

08   Buco di pietra (02:39)

09   Lontano (04:46)

10   Dov'è finito Dio (02:30)

11   Tarab (02:48)

12   Vedrai (03:46)

13   Ricomincio da qui (01:03)

La crus

La Crus sono un gruppo milanese formato da Mauro Ermanno Giovanardi, Cesare Malfatti e Alessandro Cremonesi. Debuttano nel 1995 fondendo canzone d’autore ed elettronica, tra trombe in sordina, campionamenti e un crooning riconoscibile. Dopo gli album degli anni ’90 e 2000 (tra cui Dentro me e Dietro la curva del cuore) e il progetto di cover Crocevia, tornano nel 2024 con Proteggimi da ciò che voglio.
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