Ci sono dei momenti in cui si ha troppo da dire e si preferisce rimanere in silenzio: almeno a me capita così spesso.

Ci sono, poi, le cose da ricordare: da mettere nero su bianco. Condividere, lasciare ai posteri e bla, bla, bla...

Ci sono gli amici che odiano il "ma anche no" che avrei potuto mettere alla fine delle due righe sopra: so che capiranno (anche se non ne ho scritti).

Il fatto è che questa è una recensione dove potrei sbizzarrirmi in luoghi comuni e banalità: sì, insomma, sarebbe bello scrivere a cuore leggero una cosa del tipo "stupisce la capacità della cantautrice di essere tanto minimale ma riuscire lo stesso a mescolare tanta ruvidezza e tanta delicatezza."

Potrei tentare di stupirvi con effetti para(sub)normali del tipo "secondo me ha sbagliato a farlo uscire in Primavera perché sarebbe stato meglio in una notte d'Inverno di quelle fredde e limpide in cui l'asterismo Sirio-Betelgeuse-Procione pare possa essere toccato con un dito".

Laura Marling ha tanta cattiveria , poco importa se positiva o negativa, dentro (almeno per chi ancora riesce a capirla senza il bisogno di urla e rumori vari) lo si percepisce nonostante, alla fine, questo sia solo un disco Folk-Rock dominato da voce e chitarra con canzoni melliflue che si alternano a nervosismi vari.

Al quarto disco, dal mio punto di vista, non ha ancora sbagliato un colpo e comincia a essere una "serie" interessante...

Benedette le anime semplici che trovano inquietante il fatto che possa piacere pure alle masse: vedranno le porte del Paradiso aperte.

Mo.

Once I Was an Eagle

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