Le Orme
Florian

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"Chamber rock"... se ne fa un gran parlare, ultimamente, negli ambienti progressive, band che si spogliano di chitarre elettriche, tastiere elettroniche e batterie zeppe di ogni orpello per riscoprire gli strumenti della tradizione e della musica classica. E di nuovo salta la proverbiale mosca al naso: ma non l'avevano già fatto Le Orme nel 1979, proprio con questo album?

Non credo che, soprattutto qui in Italia, ci si renda conto dell'importanza del gruppo in questione, e soprattutto del motivo che rende Le Orme così importanti e speciali, e cioè il loro essere sempre stati dei pionieri. Qualcuno preferisce sommergerli con gli altri gruppi del rock progressivo nostrano (la PFM suonava meglio, Francesco di Giacomo cantava meglio, gli Area erano più politicizzati), che guardacaso ogni volta che si riuniscono e fanno qualche concerto ottengono subito perlomeno un'ospitata su mamma Rai, al contrario del gruppo veneziano, che pur rendendosi ancora oggi protagonista dei più importanti festival prog internazionali non passa neanche al telegiornale regionale, e questo anche a scapito del considerevole successo goduto dalla band negli anni 70. Eppure furono loro, con il loro "Collage" (prima ancora del Concerto Grosso dei New Trolls) ad aprire in Italia le porte al prog di stampo sinfonico, e furono pure i primi a rendersi conto che proprio la stagione del prog era finita (sicuramente qualcuno se lo ricorda il brano "E' finita una stagione", b-side di "Canzone d'Amore") e a volgere l'attenzione ad un sound più asciutto, vera e propria new wave italiana ante litteram, elegante e ricca di melodia. Nessuno dei "grandi" ci aveva pensato: la PFM si era votata al jazz rock raggiungendo gli Area, ma in un ambito meno politicizzato, i Banco di "Come in un'ultima cena" rimanevano sostanzialmente ancorati al sound dei primi anni 70, giusto un po' più dinamico; le Orme di "Se io Lavoro" (tanto per citare un brano come esempio) ibridavano basi di synth-pop "berlinese" con il gusto melodico della tradizione italiana, quasi presagendo certe cose del Battiato dopo l'era del cinghiale bianco.

Noi che abbiamo la memoria corta abbiamo finito praticamente per dimenticare anche l'ultima, preziosissima trasformazione delle Orme alla fine degli anni 70, con la decisione drastica di volgersi "anima e core" alla loro passione smodata per la musica classica e il folk italiano. Si narra che nel biennio intercorso fra "Storia o Leggenda" e "Florian" il quartetto (già da due anni lo storico trio era stato raggiunto da Germano Serafin, una dei talenti chitarristici più sopraffini che l'Italia abbia mai conosciuto) si fosse temporaneamente diviso e mentre Aldo Tagliapietra e Germano Serafin si erano rifugiati nelle montagne del Cadore portandosi appresso rispettivamente un violoncello e un violino, Toni Pagliuca e Michi dei Rossi avevano ripreso a frequentare il conservatorio Benedetto Marcello.

"Florian", risultato di questa sorta di ritiro spirituale, avrebbe positivamente sorpreso molti, e ancora oggi suona divinamente in tutta la sua (spesso anche ingenua) bellezza. Colpiscono subito la strumentazione e la nuova immagine del gruppo (quest'ultima pienamente apprezzabile solo nella fotografia all'interno del gatefold del vinile originale): Pagliuca lascia i synth e l'hammond per sedersi al pianoforte, al clavicembalo e all'harmonium; Dei Rossi passa dalla batteria ad un set di percussioni assortite (vibrafono, xilofono, marimba, conga e chincaglierie varie), Serafin abbraccia chitarra acustica e violino, mentre il buon Tagliapietra ci mette la sua preziosissima voce, la chitarra classica e il violoncello. I quattro si presentano, insomma, come un'orchestrina di Piazza San Marco, ed ecco perché il nome "Florian", come il più antico Caffè della Serenissima, ed il perché dello strumentale d'apertura, che porta lo stesso titolo dell'album: cinque minuti di pura gentilezza fatta musica, note leggere, rapidi tocchi di strumenti ad arco, melodie rimbalzate dal pianoforte allo xilofono, una stupenda apertura centrale affidata al pianoforte, "ritornelli" ricchi di gioia. Il risultato magari poi sarà anche un po' naive, con violino e violoncello talora non perfettamente in tono, ma poco importa: la musica ci trascina come un sogno ad occhi aperti fra le calli e i ponti di Venezia, città di cui si fa colonna sonora altamente efficace.

Bellissimo, a questo punto, risulta il contrasto con "Giaffa", primo dei brani cantati, un largo dal sapore barocco dove le ampie note degli archi sono contrappuntate da una superba melodia affidata al vibrafono. La preziosa voce di Tagliapietra, in questo contesto, spicca meravigliosamente, così come i testi di Pagliuca che in poche righe descrivono la forza e la fragilità di Israele. Le liriche sono sicuramente un punto di forza dell'album (così come di tutta la produzione delle Orme degli anni 70, uno dei rarissimi gruppi del prog italiano a vantare testi a livello cantautorale, sicuramente l'unico che, sotto questo punto di vista, non si possa accusare di supponenza o pretenziosità). "Il mago" si apre, invece, con una stupenda introduzione per buzouki e strani suoni percussivi, per poi evolvere verso una melodia fortemente radicata nella tradizione popolare italiana, non lontana da certe cose di Branduardi, forse leggermente meno enfatica. "Pietro il pescatore", nonostante i bei cambi di accordi e l'atmosfera soffusa, quasi misteriosa, è il brano che forse convince meno, e quello dove il violino di Serafin sbava più fastidiosamente. Poco importa: la coppia di brani che segue, infatti, è fra le cose più belle che il pop italiano abbia mai prodotto.

"Calipso" non è una danza caraibica, ma una delicatissima ballata dove, in uno dei testi più belli di Pagliuca (Poiché riconosco la tua canzone / e il disegno sul tuo telaio / a te rivolgo, dolce Calipso, questo mio pensiero...), viene messa in bocca ad Ulisse l'immensa nostalgia di casa di ogni immigrato. Semplici e mirabili intrecci di chitarre, struggenti passaggi di violino e pianoforte, la grande malinconia nascosta nella voce di Tagliapietra costruiscono un brano che sa veramente commuovere. Altrettanto bella è "Fine di un Viaggio", probabilmente il brano più famoso dell'album, dove le strofe, dalla musica meditativa e quasi sofferta, si contrappongono all'andamento da marcia del gioioso ritornello, che in chiusura del brano si trasforma in una stupenda coda liberatoria e trascinante.

Chiude le danze "El Gran Senser", altro strumentale, meno organico e riuscito rispetto a "Florian", ma con un gran lavoro timbrico, soprattutto nell'affascinante ed orientaleggiante sezione centrale, dove il gruppo si lancia in gustose sperimentazioni sonore (su tutte un interessante Pagliuca che trae mille suoni da un pianoforte preparato).

Con il loro consueto coraggio, Le Orme avrebbero portato questa musica in concerto fra i "Travoltini" nelle discoteche di mezz'Italia, riscuotendo anche un buon successo (questo è il loro ultimo album ad entrare nella top 10 italiana), quindi l'Italia decise di scordarsi del gruppo di Mestre. E se finalmente si trovasse un modo di rimediare a tanta sconsideratezza?

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Ultimi Trenta commenti su TrentaSei

Battlegods
Battlegods
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Grande beenees e grandi Le Orme! Loro, il Banco, la PFM e Il Rovescio Della Medaglia sono i gruppi prog italiani che mi piacciono di più! Delle Orme sono mitici i primi album, come "Collage", "Felona E Sorona", "Uomo Di Pezza", "Storia O Leggenda" sono i dischi che ascolto frequentemente. "Florian" lo definirei come l'album un pò più "sperimentale" della band, che si distacca un pò dal prog per approdare ad un souno più acustico. Grande musica!


Anonimo
Anonimo
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ahahahaha dopo aver scassato la minchia con l'heavy metal e con il punk ora l'enciclopedico battlegods rompe i coglioni pure a noi del progressive, ahahahahah pirla ma che vuoi definire tu che non capisci un cazzo! ahahahaha


paloz
paloz
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Che rece meravigliosa. Ti voglio bene, ci mancavano un po' Le Orme qui su DeBaser. Questo è uno dei pochi che non ho sentito (anche se ce l'ho). Provvedo, grazie per questo momento. Per me il massimo resterà Uomo di Pezza..


cacchione
cacchione
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concordo,sono stati dei pionieri "musicalmente";ottima rece ma non è giusto disprezzare pfm e soci


Pibroch
Pibroch
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Bravo; interesse a mille, grande gruppo.


Lord
Lord
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"...uno dei rarissimi gruppi del prog italiano a vantare testi a livello cantautorale..." lo dico sempre anche io. Questo disco qui, già solo con la prima traccia si merita 5.


vellutogrigio
vellutogrigio
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Bella recensione, ottimo il gruppo. L'album non l'ho mai sentito ma mi spingi a rimediare. Purtroppo segnalo la recente presenza di Aldo Tagliapietra, accompagnato da un gruppo che NON sono le Orme, in alcune reti locali venete, impegnato a cantare cover di Battisti con base maggiormente rock. E' una cosa che mi è francamente dispiaciuta, perchè Tagliapietra non dovrebbe avere bisogno di Battisti per essere riconosciuto, ancor'oggi, come un fior di musicista.


beenees
beenees
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@cacchione: solo una precisazione. Non disprezzo affatto PFM e soci (vuoi mettere quante volte potrei ascoltare "Geranio" o "Metamorfosi" in una giornata?). Volevo solo precisare che ritengo le Orme, dal punto di vista delle scelte musicali operate a suo tempo, più lungimiranti, e soprattutto il fatto che anche quando sono tornati alla grande nel '96 (o '97?? non ricordo bene) con "Il Fiume" la Rai non se li è filati neanche di striscio, e questo è un grande peccato.


cacchione
cacchione
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siamo d'accordo su tutto,ancora complimenti per la rece


47
47
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bellissima recensione, le orme sono una mia grossa lacuna nel prog italiano. vero, geranio può andare in repeat un pomeriggio senza stancare!


ArnoldLayne
ArnoldLayne
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E mi inchino a questa recensione..Disco bellissimo per uno dei migliori gruppi che abbiamo mai avuto in Italia


GennaMaia
GennaMaia
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E' meraviglia allo stato puro, mi spiace però dirti che proprio Pietro Il Pescatore è il brano che più mi convince, vabbè cmq sei un grande W Le Orme!!!!


the green manalishi
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iside
iside
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va be qualche canzone decente l'han fatta pure Le Orme, diciamo una decina............


franc'O'brain
franc'O'brain
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bella recensione, bel disco. il sole splende di nuovo.


Alphy86
Alphy86
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Bel disco ma non fra i miei preferiti, delle Orme preferisco "Collage" e "Felona & Sorona" in primis ma anche "Uomo di Pezza" e "Storia o Leggenda"!


beenees
beenees
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C..zzo, mi accorgo solo oggi di aver scritto "Giaffa"... è "Jaffa" e adesso mi sento un po' ignorante


Lord
Lord
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Stiamo dimenticando "Contrappunti", che non sò se rendo...


beenees
beenees
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E' il mio album preferito delle Orme (e "La Fabbricante d'Angeli" penso che sia la loro canzone che preferisco), ma l'hanno già recensito...


Lord
Lord
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Anche io ho un debole per Contrappunti. Propone un progressive originalissimo, con dei suoni ai sintetizzatori che mi ricordano i Genesis di qualche anno dopo(il che vuol dire che Le Orme c' havevano certi coglioni...)


BeatBoy
BeatBoy
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Beh... Io quando si parla di Orme sono sempre di parte! :-) Li ho visti 10 giorni fà dal vivo a Stazione Birra a Roma, e vi garantisco che suonano magistralmente, nonostante abbiano tutti e tre (si perchè sono tornati in tre, il Pianista/Violinista Andrea Bassato se ne è andato)quasi 60 anni! Grandiosi! Un Gruppo che rende rende, e io personalmente me ne fotto che la rai non se li caga, dopotutto la rai è quella che fino a 10 giorni fà ha trasmesso quella boiata di sanremo! Riguardo a "Florian", anche se ho sempre detto (e lo dirò sempre) che per me non c'è un "miglior Album" de Le Orme, per me sono tutti Universi a parte. A "Florian" ed al successivo "Piccola Rapsodia Dell'Ape", sono molto attacato emotivamente perchè sono due Album che ascoltavo fequentemente da bambino. "Florian" è si ingenuo, ma allo stesso tempo dà l'impressione anche di un progetto che poteva essere piu' ampio, non sò se rendo l'idea. Ma per me è un Disco che và bene così com'è! In quanto alla rec, ottima! Praticamente caro beenees quando parli di "Calipso" dici quasi le stesse cose che provo anch'io durante l'ascolto di tale bellezza Musicale.

Un saluto speciale a Germano Serafin, che ci ha lasciati nel 1992 per una brutta malattia, ovunque egli ora sia. Germano ha contribuito molto a "Florian", l'ottima riuscita dell'Album la si deve anche a lui. Ciao Germano, R.I.P.


steo
steo
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Ottima recensione. Mi resta da trovare il disco...


Anonimo
Anonimo
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Prog87
Prog87
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Bellissima recensione, bravo davvero, e condivido ciò che dici sulle Orme, troppo sottovalutati in Italia. Questo è un disco di grande qualità e cambiamento, ad averne dischi del genere


pippocalippo
pippocalippo
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Da troppe parti, su riviste specializzate e su Internet, leggo '...l'involuzione artistica delle Orme che sfociò
con i due LP acustici e classicheggianti 'Florian' e 'Piccola rapsodia dell'ape'...
Come se essere classicheggianti ed acustici fosse una disdetta od un disonore...


nightwalker10
nightwalker10
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Che dire da orme fan (doppia raccolta completa degli lp per intenderci), il disco in questione ci sorprese tanto, ma dopo una delusione iniziale per ragioni di sound lasciò il suo segno estetico e compositivo e ribadì la sostanziale differenza dei quattro rispetto alla scena prog: le Orme non sono mai stati un clichè di un genere pur avendoli attraversati cogliendone gli stimoli più originali, PFm e Banco sono rimasti, nel bene e nel male, legati ad un suono.
Quindi involuzione o evoluzione le Orme hanno continuato a ricercare qualcosa fino a sfiorare anche il fondo, con "venerdi" e il disco con lavezzi, ma non rinunciando mai al coraggio di cambiare.Concludo con: Le Orme sono grandi e fanno scuola, anche a 60 anni.
Avallo le lodi a Germano Serafin, il musicista più innovativo del gruppo del dopo '75.


pi-airot
pi-airot
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Un album incantevole, magari con una strizzatina d'occhio alla Penguin Cafe Orchestra. Il che, nell'Italia di fine anni settanta, non era roba da poco.


gnaghilo
gnaghilo
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Ricordiamo che DI TERRA del BANCO è del 1977, anche se l'importante di un'opera non è chi l'ha fatta prima, ma come l'hai fatta


progknight94
progknight94
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Bello. Bello. Bello.


pippo 70
pippo 70
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Le Orme, troppo spesso, sono stati, ingiustamente, sottovalutati, molto probabilmente perché considerati, "colpevoli" di proporre un pop progressivo raffinatissimo e di pregevole qualità, ma, a detta di molta critica musicale, con troppe aperture melodiche e "leggere"; inoltre il grande successo commerciale del brano "Gioco di bimba" fu considerato dai puristi del progressive come un pericoloso allontanamento dal genere, se non addirittura un tradimento. Spesso criticati anche per le liriche non particolarmente impegnate; anche in questo caso ingiustamente, infatti, cito, per esempio, proprio la tanto vituperata "gioco di bimba" che tratta il problema della violenza sulle donne, o "figure di cartone" che tratta dei problemi psichici di una donna, "la fabbricante di angeli" parla dell'allora scottante e controversa tematica dell'aborto, "India" polemizza sulla "corsa agli armamenti", non si parla espressamente di bomba atomica, ma il messaggio, sia pure "allegorico" è molto forte. Insomma concordo con il fatto che Le Orme avrebbero meritato una maggiore attenzione. Riguardo al disco in questione, ritengo che Florian sia un disco riuscitissimo e particolarmente innovativo per il periodo, interessante anche il successivo "Piccola rapsodia dell'ape", dove il gruppo riproporrà, almeno in parte, le sonorità acustiche del precedente disco, anche se con un risultato leggermente inferiore. Ottima recensione.


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