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Lina Wertmüller
Io speriamo che me la cavo

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Voto:

La rabbia e la malinconia, la violenza e la disperazione negli occhi di un bambino delle elementari. Un bambino che sogna di diventare camorrista, che crede non ci sia alternativa. Riguardandolo oggi, questo film mi apre le porte della memoria, riaccende emozioni quasi sepolte, di quando lo avevo visto (e rivisto) - a mia volta bambino - e quelle scene di degrado e menefreghismo, quella vita sgarrupata e quella lingua tagliente dei bambini di Corzano mi colpivano ogni volta nel profondo, lasciandomi un senso di ribrezzo, una pietà che iniziavo a comprendere, quasi una fascinazione esotica per quei luoghi dove non esistevano regole, dove la sopraffazione e l'insulto erano buona norma.

Ci sarebbero davvero tante cose da dire su un cinema di questo tipo. Il rischio dello stereotipo è dietro l'angolo, qualche accenno retorico non manca di certo, ma è presto dimenticato di fronte a un'umanità che si lascia guardare dentro in questo modo, in trasparenza, senza infingimenti. I piccoli attori che parlano dialetto sono un colpo al cuore, oggi che il cinema si sta sempre più allontanando dalla vita vera, dai racconti delle piccole miserie quotidiane di tante parti d'Italia. Viene da ridiscutere anche la stessa paranza dei bambini di Saviano, perché qui non c'è nulla di epico, nulla di ammaliante, ma solo il realismo a volte tragico e a volte comico di bambini che ancora non si sono rovinati la vita, ma sono irrimediabilmente indirizzati sulla strada del dolore. Sono però provvidenzialmente privi di maschere eroiche, sono solo bambini, la cui trasparenza d'animo consente sguardi lucidissimi e puri sulle tante meschinità circostanti.

Le amputazioni familiari, le tendenze criminali, l'immaturità degli adulti o le loro condizioni di vita disastrose si riverberano senza pietismo o enfasi nei temi di scuola che vengono sottoposti al protagonista (Paolo Villaggio). Ciò che emerge è una grande dignità, una compostezza inspiegabile in mezzo alle degenerazioni, un'accortezza per le cose umane che contraddice certe cicatrici inferte al tessuto sociale. Dietro ogni conflitto a fuoco c'è una madre dolente che prega, che spera nell'aiuto di un professore per riportare suo figlio nell'alveo della civiltà. C'è una sorellina che deve diventare donna anzitempo, c'è un fratello che si macera nel rancore.

Alla fine, quello che resta è un piccolo vocabolario sul significato del fare l'insegnante. Che non è necessariamente quello di stare nei quartieri popolari a farsi martire per la scuola, ma più semplicemente quello di andare a prendere i ragazzi uno a uno, ovunque essi si trovino, metaforicamente. Capire le pennichelle del bimbo che si alza all'alba per aiutare il padre a raccogliere cartoni, scherzare su un babà con lo scolaro paffuto, ridere quando ti danno del "ricchione", dare anche un ceffone al piccolo criminale quando non c'è altra strada. Diventare cafone se è il caso. Persino tentare di rubare. Ovviamente un mondo che sembrerà lontanissimo a molti, ma che non è così lontano, anche senza andare in provincia di Napoli.

Uno svolgimento del tema "come si fa il professore" che dovrebbe essere paradigma, perché ogni classe ha i suoi Raffaele e i suoi Totò. E forse anch'io, quando entro in aula, quando leggo i temi dei miei ragazzi, in qualche modo lascio risuonare in me il ricordo antico di questo film, di quel professore cicciotto che, gettate le armi inutili della disciplina inflessibile, si scopre capace di ascoltare e di perdonare. Scopre che è necessario lasciare un pezzo di cuore ai propri alunni, e non è detto che serva. Quel professore vede Raffaele dal treno, allontanarsi in motorino all'orizzonte, e non sa che ne sarà di lui. Se il seme darà frutto o morirà poco dopo.

Commenti (Quattordici)

Stanlio
Stanlio
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fu prodotto pure da S.Berlusconi (n.b. la esse non sta per San) il quale dubito molto abbia letto anche solo una pagina della sceneggiatura o del libro omonomo da cui fu tratto questo bel film e niente...


Stanlio: *omonimo
joe strummer: Ho letto che avevano pensato a Celentano per il ruolo del prof. Te lo immagini il trash?
Stanlio: altrochè, però alla fine ci è andata bene...
joe strummer: È bellissimo che diverse volte non capisci quello che dicono i bambini (si vedano le recenti assurde polemiche) e lo stesso professore dice: "Non ho capito niente"
IlConte
IlConte
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L’ho visto ma non lo ricordo bene. Quando ci metti qualcosa di TUO ancora meglio.


JpLowRow2: Signor Conte si trattengo.
JpLowRow2: Trattenga
sfascia carrozze
sfascia carrozze Divèrs
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Non ricordavo la regista fosse Lina.
In ogni caso mi sa che mi aveva fatto ridere molto di più il libro: era un coacervo di spontanee perle meravigliose.


JpLowRow2
JpLowRow2
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Signor Strummer la finisce di recensire facezie di nullo valore? Grazie.


hjhhjij
hjhhjij
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Eh si, film proprio bellino, che dovrei rivedere anche io.


'gnurant
'gnurant
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Molto meglio il libro che mi era piaciuto. 4 su 5 mi pare una valutazione estremamente generosa.


Eneathedevil
Eneathedevil Divèrs
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A me non dispiacque per nulla al cospetto delle ottime prove attoriali di Villaggio, Bonacelli e l'allegra cordata dei bambini della "De Amicìs". La recensione di Joe è puntuale e interessante come di consueto: aggiungo solo che Mario Bianco, il paffuto Nicola del film, lo potete trovare al Quadrilatero a Torino nel suo "Cornetti Night" dove vende pasterelle e brioche espresse per gli avventori dell'imperdibile movida sabauda.


joe strummer: Non lo sapevo, mitico!
federock
federock
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L'hanno dato ieri sera su rete4, l'ho rivisto volentieri


dsalva
dsalva
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Un bel vedere e un bel leggerti.


Annette
Annette
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Non so se la scelta di recensire questo film in questo momento sia o meno casuale. Ma quel che è certo che una riflessione sul ruolo dell'insegnante e quindi della scuola, oggi che, per il terzo anno di seguito, in Campania, si torna a chiudere le scuole, mi colpisce particolarmente e fa un gran male. Perché la leggerezza con cui si sacrifica la scuola è sempre grave ma è criminale in realtà, in cui la scuola rappresenta, se non il mezzo, almeno la speranza per "riportare" i figli di una società ai margini "nell'alveo della civiltà".


joe strummer: Ciao, non c'è un motivo preciso, lo davano in tv. Però è un tema sul quale sono particolarmente sensibile, facendo il professore. Vedo una scuola davvero in difficoltà, svuotata, in primo luogo per una carenza dal punto di vista umano da parte di molti insegnanti.
Annette: Ciao Joe, scusa il commento poco ortodosso ma la recensione mi ha colto in un momento emotivo particolare. Dalla tua pagina, è evidente la vicinanza al tema, e la passione che metti nel tuo lavoro ti fa onore. Per quanto mi riguarda, conosco poco il mondo della scuola. Penso che, in anni recenti, sia uno di quei temi a cui non ho dedicato molta attenzione, finché non è arrivata la pandemia. Allora, mi è sembrato che la domanda fosse "a cosa si può rinunciare?" e la risposta, soprattutto qui in Campania, "la scuola". Il tutto con il plauso di molti genitori (ahimè anche tra amici) e di parte del corpo insegnante. Insomma, colpevolmente, mi sono accorta della scuola solo quando l'ho vista in pericolo, benché, forse, in pericolo, lo è da anni. Non so se la causa sia, come dici tu, una carenza dal punto di vista umano da parte di molti insegnanti. Io credo che molto dipenda anche dall'indifferenza e dall'incuria della società (vedi me) da cui, a cascata, discendono quelle della politica e di chi ci lavora.Quindi, riflettendoci, forse ho motivi per scusarmi non solo con il recensore ma anche con il professore.
JackBeauregard: "Insomma, colpevolmente, mi sono accorta della scuola solo quando l'ho vista in pericolo, benché, forse, in pericolo, lo è da anni."
Riporto questa tua frase solo per farti i complimenti Annette, perchè credo che sintetizzi meglio di qualunque altro discorso la realtà della scuola, non solo odierna, ma almeno degli ultimi vent'anni. Io non sono un insegnante, ma sono sposato con una professoressa di matematica che insegna da 37 anni alle superiori e ho vissuto e vivo di riflesso tutto l'evolversi in negativo dell'istituzione scolastica. Il discorso sulle cause sarebbe lungo (e poi sarebbe più giusto che dessi spazio a mia moglie per questo). Posso solo dirti che se la scuola non è ancora affondata del tutto è solo per merito di insegnanti coscienziosi, che si sono fatti carico di tutte le inefficienze (anche, purtroppo come ha detto Joe, di alcuni loro colleghi che non meriterebbero il titolo di insegnante).
Ho visto mia moglie abbattersi sempre di più, di anno in anno, ma senza mai arrendersi, anche se con la pandemia, per la prima volta forse l'ho vista dare qualche segno di cedimento. Ma bastava che arrivasse una delle tante mail di qualche suo ex alunno degli anni precedenti che la ringraziava, magari dopo aver preso 30 e lode in Analisi 1 al primo anno di Ingegneria, per riprendersi e continuare, perchè non esiste nessun riconscimento economico che possa eguagliare la consapevolezza di aver svolto al meglio il proprio lavoro.
GrammarNazi
GrammarNazi
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L'insegnamento...!
Che tormento, se uno lo prende sul serio.
In fin de' conti, non v'è che testimonianza, diceva Illich.
Il resto, son bagatelle.
Quanto a Joe Strummer propriamente detto, io ho col cinema la dimestichezza che ha Loris Batacchi colla costumatezza. Ma, cazzo, leggere una sua DeRecensione ti rappacifica colla celluloide.
Come una serata a Burger King ti rappacifica colla cellulite.

P.S. "C'è una sorellina che deve diventare donna anzitempo, c'è un fratello che si macera nel rancore."
Sciapò.


ZiOn
ZiOn
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"'A vita è comm 'a scalett d'o pollaio: corta e chin 'e merda".


Stanlio: o' ricett' pur' Arturo Scoppienaria (nasciett' a Danzica il 22 febbraio 1788 e pul troppo muort' a Francoforte sul Meno il 21 settembre 1860) fu un filosofo tedesco, cittadino espatriato dal Regno di Prussia, ed anco uno dei maggiori pensatori del XIX secolo e dell'epoca moderna, mic' pizz'e fic'...
vibration
vibration
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non ho un valido motivo ma non mi è piaciuto, credo che sia per la presenza di Villaggio attore che decisamente non sopporto


joe strummer: In questo film "se la cava" decisamente
federock
federock
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Oh, nessuno però che abbia ricordato il remake dei Vanzina: "io speriamo che me la chiavo", glandissimo film.
Vergogna!


Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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