Odiati, amati, c'è chi li vorrebbe morti e chi li ama alla follia.
Questi sono i Linkin Park, band nata nel 1997 col nome di Xero, per poi cambiare con Hybrid Theory e infine Linkin Park. Dopo l'enorme successo del loro secondo cd omonimo, dopo lo straordinario EP di 5 anni fa e prima dell'uscita di "Meteora", loro 4° album, uscì "Reanimation", vero capolavoro nel genere remix-alternative metal.
"Reanimation" non solo vanta un'autoproduzione coi fiocchi da parte dell'mc mike shinoda, ma possiede anche decine di collaborazioni con i migliori artisti metal e non solo (Jonathan Davis, Stephan Carpenter, Aaron Lewis solo per citarne alcuni). Il tutto per un lavoro lungo, coinvolgente, forse non per tutti, ma che riesce a farsi notare nel calderone della musica alternativa come (secondo me) miglior album di remix mai pubblicato, al contrario di quello scempio di "New Old Songs" dei Limp Bizkit.
Se non siete ancora convinti, alzate il volume al massimo ascoltando i remix di "Pushing Me Away" o della sublime, incredibile, lunghissima "One Step Closer", vero capolavoro della band californiana, che sforna nonostante le critiche da parte di molti, il suo miglior lavoro mai pubblicato.
Provare per credere.
Un ciddì di remix parte sempre un po' svantaggiato perchè manca di originalità.
La colonna sonora segue i bagliori delle luci al neon, delle esplosioni e dei raggi laser. Fa tremare le cupe pareti dello spazio virtuale dove ci troviamo.
Reanimation non solo bissa tutto quello che, di positivo, era stato fatto con il fantastico album di debutto, ma è arricchito di sfumature, echi, suggestioni.
Un lavoro folle, deviato, malato, ma maledettamente intelligente. Proprio come i Linkin Park.