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Live
Mental Jewelry

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Quella dei Live è una furia composta, meditata e dettata da un profondo senso di spiritualità, o comunque, da una costante ricerca della stessa.

Considero Mental Jewelry parte di un trittico ideale assieme a Throwing Copper e Secret Samadhi per comprendere la crescita di questo gruppo. Di fatti, i primi album trattano stesse tematiche ma sotto produzioni pesantemente diverse tra loro.

Tra i motivi spicca quello temporale. I Live si chiamano ancora Pubblic Affection quando iniziano a scrivere il disco, e sopratutto, escono fuori dagli anni ottanta.
Chi si avvicina al gruppo iniziando ad ascoltare per esempio I Alone, proseguendo per una Lakini's Juice e s'imbatte in The Beauty Of Gray, si chiederà se si tratta degli stessi musicisti, non fosse per il caratteristico cantato tremolante di Kowalczyk.

In Mental Jewelry manca l'incisività delle chitarre sferraglianti -che Chad Taylor non aveva ancora adottato- ma vi è tanto groove, davvero tanto; il mix premia il basso.
In buona sostanza questi Live hanno più in comune con Tracy Chapman che con i Pearl Jam.

Qui entra in gioco il vero asso dell'intero progetto musicale: la penna e voce.

Operation Spirit e Pain Lies On The Riverside (ma anche Waterboy per esempio) sono una dichiarazione
d'intenti. Non si può aspettare che il dolore e l'ansia vengano sconfitti da una fede alla quale aggrapparsi. Su questo concetto Kowalczyk ci mette su almeno mezzo album.

La spiritualità che sottolineo a inizio recensione è pur sempre la spiritualità da musicisti ventenni. Ma questi allora ventenni incanalarono risentimento e frustrazione in un modo di porsi e raccontare caratteristico seppur adatto ai fini commerciali della scena musicale che quella decade stava forgiando.

Leggendo le interviste trovate in giro scopro di essere d'accordo con Ed Kowalczyk quando afferma che, da cantautore, trova l'ingenuità delle prime opere un dono che purtroppo è destinato a svanire col tempo.

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Commenti (Sette)

gaston
gaston
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Letta la recensione.
Ascoltato il pezzo.
Ci siamo.


RinaldiACHTUNG: grazie
sfascia carrozze
sfascia carrozze Divèrs
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Non sapendo gnente-di-nvlla posso solo dire che scegliendo cotanto appellattivo costoro hanno risparmiato sul costo della cartellonistica in fase concertuale (e su quella degli eventuali dischi dal vivo), mozzando di fatto l'onere di scrivere il nome-del-gruppo nello stesso, esso infatti va implementato esclusivamente con la data (e il posto, volendo).


RinaldiACHTUNG: Taccagni
sfascia carrozze: Saranno mica di Zena come @[Dislocation] o quell'altro buzzurro, come si chiama, coso, lì,
@[Farnaby] ?
Farnaby: Noi avremmo fatto di meglio/peggio...ci saremmo chiamato LÌ.
Dove suonano? Lì...
lector
lector
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Solita bella segnalazione, anche se lontana dai miei gusti.


RinaldiACHTUNG: Grazie lector
JonatanCoe
JonatanCoe
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La curiosità e la voglia incessante di scoprire nuovi artisti mi perseguita. Un orecchio lo tendo di sicuro.


RinaldiACHTUNG: Nel caso ti consiglio questo e throwing copper
JonatanCoe: Sto già sondando il territorio.
fedezan76
fedezan76
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Li preferisco decisamente nei due dischi successivi, in particolare Throwing Copper che è uno dei miei dischi preferiti dei 90s. Anche in questo ci sono comunque dei pezzi molto validi, Pain lies... Brothers unaware.


RinaldiACHTUNG: Quello che preferisco è Throwing Copper anche per me. Stage, che pezzo.
fedezan76: In Throwing Copper non ce n'è una da scartare. Manca forse il capolavoro, ma il livello medio è altissimo. Selling the drama, Lightning crashes, Top, The Dam at Otter Creeke etc etc.
Caspasian
Caspasian
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Sento per la prima volta qui Pain lies on the riverside... stupenda!


RinaldiACHTUNG: Piace anche a me
dsalva
dsalva
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mai sentiti, ma l'occhiata e' d'uopo


fedezan76: Molto duopo o poco duopo?
RinaldiACHTUNG: Questo e sopratutto il successivo Throwing Copper meritano

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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