Copertina di Living Dead Lights Black Letters
Sheep

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Per appassionati di punk-rock e rock alternativo, fan di nuove band emergenti, ascoltatori di musica indipendente alla ricerca di sonorità autentiche e testi intensi
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LA RECENSIONE

Suona strano coi tempi che corrono vedere una label italiana capace di accaparrarsi una delle migliori nuove realtà della scena alternative statunitense, i Living Dead Lights. E stupisce ancor più notare con quanta cura maniacale li stiano facendo crescere, mettendogli a disposizione un team di nomi internazionali capaci di portarli ben presto da un EP acerbo a qualcosa di dannatamente perfetto e commerciale al tempo stesso come “Black Letters”. Un disco che si mostra accattivante sin dalle prime battute, con una “I’ll Be Your Frankenstein” che ti si stampa velocemente in testa e una serie di brani/tormentoni come “This Is Our Evolution”, “Johnny” e “Amerikan Eyes” che poco hanno da spartire col passato dei Living Dead Lights.

Ma chi sono questi ceffi americani? Un mix di personalità assai differenti che col tempo hanno saputo trovare il giusto assetto, unendo una passione smisurata per il punk-rock vecchia scuola e il rock di scuola statunitense, quello che pur non disdegnando divagazioni heavy riesce sempre a colpire dritto al cuore di chi ascolta. Quando si ha a che fare con questa tipologia di band la sola cosa che si desidera è affrontarla in sede live, l’habitat naturale di chiunque cerchi attraverso sudore e passione di trasmettere qualcosa di sé stesso all’ascoltatore. E Taka e soci sembrano volerlo fare, spogliando l’anima e lasciando a testi decisamente personali il compito di rendere ancor più intimo l’approccio con i fan.

A dar manforte all’interno del disco troviamo gente del calibro di Fred Archambault, David Spreng e Tom Baker, gente che ha collaborato con artisti di caratura mondiale e che hanno trovato in questo progetto quegli stimoli necessari a partorire qualcosa di interessante. Decisamente in target con la proposta il concept grafico dell’artwork, che ricalca i due volti di questa band, goliardica nel non prendersi mai troppo sul serio e velatamente dark nel modo di porsi. In America si sta facendo un gran parlare di loro e seppur ultra nazionalisti in fatto di musica questa volta bisogna dar loro ragione, i Living Dead Lights sono ciò che non t’aspetti, una band ormai pronta al grande salto di notorietà. Ascoltare per credere.

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Riassunto del Bot

Living Dead Lights con Black Letters mostrano una crescita notevole, passando da un EP iniziale a un lavoro intenso e commerciale al tempo stesso. La band unisce punk-rock classico e rock americano con testi profondi e una produzione internazionale di alto livello. L'album si distingue per il suo sound accattivante e la capacità di catturare l'ascoltatore sia in studio che dal vivo. Un progetto destinato a emergere sulla scena internazionale.

Tracce

01   I'll Be Your Frankenstein (00:00)

02   Hey Stranger (00:00)

03   Falling Down (00:00)

04   Ghosts & Saints (00:00)

05   It's Drowning In My Veins (00:00)

06   This Is Our Evolution (00:00)

07   Everybody (00:00)

08   Vacant (00:00)

09   Follow (00:00)

10   I'm Dead To Myself (00:00)

11   American Eyes (00:00)

12   Johnny (00:00)

Living Dead Lights

Band multiculturale statunitense di quattro elementi: Taka Tamada (voce e chitarra), Alan Damien (chitarra), Martin Kelly (basso) e Nick Battani (batteria). Esordio con un EP omonimo (release originale 2008) e successivo album Black Letters.
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