Ritengo che la lunga pausa di riflessione intercorsa tra la pubblicazione dell'ultimo vero e proprio lavoro in studio, "Psycho Magnet" (escludendo quindi la raccolta di materiale vario "Oddities"), e il nuovo disco sia stata salutare al fine di consentire a Sean Brennan, da sempre il leader maximo della formazione statunitense, di trovare una via espressiva più carica di significati musicali e stimoli sonori per l'ascoltatore.
Non che London After Midnight siano da sminuire per quanto prodotto nei due album precedenti (per altro forieri di consensi e successi, di critica e pubblico) e neppure che abbiano ripudiato la propensione per un suono gotico di derivazione rock e post wave, ma si sono dati una bella scrollata, portando tra l'altro a galla una serie di similitudini (da Nine Inch Nails a Marylin Manson passando per Alien Sex Fiend), che non necessariamente declassano la scrittura della formazione di Los Angeles, anzi la elevano dal punto di vista qualitativo, la arricchiscono di nuovi e invitanti particolari e sfumature e le consentono di comporre canzoni varie e accattivanti, che transitano attraverso corroboranti iniezioni elettroniche.
D'altronde l'obiettivo di London After Midnight è sempre stato quello di mutare obiettivi e questa interpretazione contaminata e pop (di stirpe glam, da sempre presente nel loro DNA, e persino con alcune sfumature psichedeliche) rende le canzoni piacevolmente orecchiabili, oltre a ribadire il concept del gruppo, ovvero quello della mutazione razionale e della pubblicazione di materiale solo quando questo venga ritenuto degno di vedere la luce e sia mai meno che abbondantemente buono. Il che è segno di coerenza per quanto divulgato da Sean Brennan nel corso degli anni, considerando le sue battaglie a favore dei diritti degli animali e in difesa dell'ambiente, per una politica realmente progressista e per la vera libertà degli esseri umani.
Robuste scosse di gotiche emozioni.