NORMALE O SUPER 6,5/10
“Normale o super”, 1976, puo' considerarsi a tutti gli effetti il primo successo discografico della Bertè, dopo lo sfortunato “Streaking”, 1974, vergognosamente boicottato dalla RAI (le accuse erano quelle di “contenuti provocatori” e copertina osè) la Bertè si ritrova tra le mani il brano della vita, quello che le spalancherà le porte del successo: “Sei bellissima”. Le cose andarono così: la Bertè aveva avuto una love story con il Sinner degli anni '70, Adriano Panatta. Storia burrascosa che riempì le copertine dei giornali scandalistici dell'epoca (e Borg era ancora lontano da venire, alla Bertè, evidentemente, piacevano i tennisti) e scrisse, quasi d'impeto, il testo con l'aiuto di Malcom Pagani (musica di Gian Pietro Felisatti) ma, non essendo ancora iscritta alla S.I.A.E., dovette far firmare il brano alla coppia Daiano/Felisatti che, col senno di poi, ne ebbero un bel ritorno economico dato che la canzone, nonostante clamorosa elimazione a Un disco per l'estate edizione 1975, riscosse da subito un successo travolgente. Hit parade assicurata e centomila copie vendute, in due versioni. La prima (censurata) conteneva gli “scandalosi” versi: “A letto mi diceva sempre/non vali poco più che niente” (inciso, simpatico Panatta...) sostituiti col più candido concetto “e poi mi diceva sempre/non vali poco più che niente” uscita tre mesi dopo la prima (la prima è di aprile, la seconda di luglio). Diverse cover (Iva Zanicchi, Dolcenera, Syria, Alessandra Amoroso, Fausto Leali, persino una versione portoghese di Vanessa Barum datata 1997), ma certo il successo di quel singolo non poteva rimanere “lettera morta” e così si decise di costruirci addosso un album, appunto “Normale o super”.
Album a cui partecipa tutto il ghota della musica italiana dell'epoca (e molto di quel mondo che farà della Bertè una star di prima grandezza, almeno fino al 1984). Non tutto è all'altezza delle aspettative: delle 12 canzoni presenti almeno una dozzina (forse più) sono finite nel dimenticatoio (alcune senza motivo, dato che tutto erano meno che disprezzabili) e l'abbondanza, come sempre, incide negativamente sul risultato (l'album dura il giusto, 43', ma i brani sono quasi tutti molto corti). A spiccare è “Indocina” (Avogadro – Pace – Lavezzi): oibò, una canzone politica in un disco della Bertè, credo, a mia memoria, l'unica, pero' bellissima con la “fabbrica occupata” (l'altra “fabbrica occupata” cantata nel canzoniere italiano era di Venditti, anno 1973, brano “Le tue mani su di me”) ma “a tutto questo amore/tu non ci pensare/un po' di cielo, un po' di sole e un po' di mare” (il singolo arrivò fino al 15esimo posto in classifica). L'Indocina l'ha cantata anche Cocciante, ma questa è più bella.
Da ricordare anche la ritmatissima “Serenade” (in un disco che vira molto in zona rock) sempre del premiato terzetto suddetto, ma c'è anche Fossati, ancora (quasi) sconosciuto (aveva all'attivo 4 album di scarso, scarsissimo, successo) che “regala” alla Bertè l'ottima “Per effetto del tempo” (musica di Oscar Prudente), prima di una delle tante collaborazioni tra due (sfociata poi nel cult “Non sono una signora”, 1982). Vorrei ricordare “Meglio libera”, che chiude il lato A, a cui hanno lavorato, oltre ad Avogadro e Pace, anche Mario Tessuto ed Umberto Napolitano: il brano, femminista fino al midollo, è bellissimo e l'interpretazione della Bertè ne accentua, quasi magicamente, il risvolto tragico ed al contempo liberatorio. Dice la sua, con meno convinzione, anche Alberto Salerno (per i neofiti, quello che ha scritto, tra le altre, “Io vagabondo” e marito di Mara Maionchi): sue “L'attrice”; “Aiutami”; “Piccola io”, quest'ultima la migliore del terzetto. C'è anche (poteva mancare?) Mogol con l'interessante “Gli orologi”, mentre la conclusiva, piuttosto evanescente, “Spiagge di notte” è a firma del solo Daniele Pace. Più altri due pezzi minori (molto minori): “Adesso che è mattino” (scritta a 8 mani, troppa grazia) e “Brucerei” che vede “impegnato” anche il mitico Lorenzo Pilat.
Dato che le copertine nude venivano boicottate, Mauro Balletti, fotografo, ideò una copertina in cui la Bertè, spersa tra la folla in una stazione della metropolitana, appare copertissima (cappotto pesante, sciarpa: c'è tutto). Il disco, come molti della Bertè di quel periodo, è stato magnificamente rieditato, rimasterizzato, nel 2022 dalla NAR a 12,99 euro. Da riscoprire.