Copertina di Los Lobos How Will the Wolf Survive?
Pinhead

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Per appassionati di rock anni ’80, fan della musica americana e cultori di sonorità tex-mex e alternative rock.
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LA RECENSIONE

«Aoh rega', grazie ar cielo so' usciti a fumasse 'no spino, pensavo nun schiodassero più; approfittamone, ora o mai più. Tirate fuori bajo sexto ed accordeon e registramo li ultimi due».

È andata proprio così, con «Serenata Nortena» e «Corrida #1».

Per cui sia benedetto lo spino galeotto, altrimenti quei due pezzi non sarebbero mai usciti dal cassetto ed «How Will The Wolf Surive?» non sarebbe stato lo stesso.

Sicuramente sarebbe stato un po' meno divertente, perché l'unico motivo per cui mi è impossibile pogare al ritmo di «Serenata Nortena» e «Corrida #1» è che l'atmosfera, più del 100 Club, ricorda quella di una balera ed io, in ogni caso, mi sto scompisciando dalle risate.

Il che non mi impedisce certo di riconoscere quanto siano bravi i Lupacchiotti, perché il cambio di tempo nel ritornello di «Serenata Nortena», fino a trasformare un indemoniato liscio in un  valzer, è una delle tante ragioni per non dimenticare mai gli anni Ottanta e constatare, con amarezza, che di gruppi del genere non ne nasceranno più.

Ma il meglio è già venuto, per cui, con ordine, parto dall'inizio.

E l'inizio è «Don't Worry Baby», furioso errebì che è bello pensare sia un omaggio al grandissimo Howlin' Wolf; ma che in più, visto che siamo nel condominio Slash ed i vicini di pianerottolo si chiamano Blasters, sprizza elettricità da tutti i pori, e poi quella chitarra di sottofondo in perenne riverbero è un'altra delle ragioni per cui gli anni Ottanta blah blah blah ...

Magari «Serenata Nortena» e «Corrida #1» illudono che sia ancora tempo di ballare, ma i Lobos hanno cambiato strada e cominciato a scrivere grandi canzoni; perché quello che veramente distingue «How Will The Wolf Surive?» da «... And A Time To Dance» è la presenza di autentiche gemme; la prima, appunto, «Don't Worry Baby».

Le altre sono i rock'n'roll «I Got Loaded» ed «Evangeline», che fanno esclamare all'unisono ai fratelli Alvin, anche loro presenti alle sessions insieme a John Doe e Billy Zoom: «Questi per davvero ce fanno la capoccia come 'n dindarolo», proprio come Steve Berlin l'anno precedente, in quel famoso e fumoso locale losangelino da cui è partita tutta l'immaginifica vicenda.

E qui, a passare alla storia (non ci passano, ma lo meriterebbero), sono i battimani che segnano il ritmo in «I Got Loaded»; e, per dire di «Evangeline», beh, «Evangeline» dovrebbe passare alla storia in quanto tale, solo per essere la più bella canzone dei Los Lobos e, tout court, uno dei rock'n'roll più emozionanti dei tempi moderni, con Steve Berlin che sarà pure romano de Roma, ma il senso del ritmo lo ha ereditato da Jerry Lee Lewis e Little Richard - o magari Jovanotti, certo non da Ludwig Van.

Detto delle sontuose «Don't Worry Baby», «I Got Loaded» ed «Evangeline», il resto del programma allinea il tex-mex dolente di «A Matter Of Time», perché anche il povero cristo che giorno dopo giorno mette in gioco la propria pelle per varcare la frontiera che lo esclude dal sogno americano è una vita e una storia degne di esistere, e «The Breakdown»; il rock'n'roll mid-tempo di «Our Last Night» e quello tirato fino allo spasimo di «I Got To Let You Know»; e poi il frammento acustico «Lil' King Of Everything», che conferma ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, quanto siano appassiona(n)ti, radicali e tecnicamente validi questi lupi del Barrio.

In una parola, baciati dalla grazia, che una benigna dea del rock ha dispensato a piene mani  nelle lande della California.

Perché la grazia può rivelarsi in mille modi diversi, magari in «Sex And Dying In The High Society», o «Just Another Sunday», o ancora nei due colpi secchi di batteria ed il riff di «Will The Wolf Survive».

Ed allora capisci che quella che dapprima ti sembrava una domanda - se il lupo ce l'avrebbe fatta a sopravvivere - in verità è una certezza. Il lupo sopravvivrà ...

 

Però, una chiusa del genere è troppo pomposa, per cui vi svelerò un ultimo aneddoto; che è stata proprio la strizza di farsi suonare come 'n dindarolo a spingere i fratelli Alvin sulla strada del rock "adulto" di «Hard Line», subito prima di sciogliere le righe.

Anche se, poi, nessuno dei due ha ancora capito perché, talvolta, si trova in bocca colorite espressioni degne di un sonetto di Gioacchino Belli.

Eh sì, la storia è andata proprio così.

 

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l’album 'How Will the Wolf Survive?' dei Los Lobos come un capolavoro che fonde tex-mex e rock con grande maestria. Vengono analizzate le tracce più significative come ‘Don’t Worry Baby’, ‘Evangeline’ e ‘Serenata Nortena’, evidenziando l’unicità e l’energia del gruppo. L’autore riconosce l’importanza storica e culturale dell’album sottolineando la capacità dei Los Lobos di rinnovarsi mantenendo salda la propria identità.

Tracce testi video

01   Don't Worry Baby (02:49)

Leggi il testo

02   A Matter of Time (03:53)

04   Our Last Night (03:08)

05   The Breakdown (04:13)

07   Serenata Norteña (02:53)

09   I Got to Let You Know (02:36)

10   Lil' King of Everything (01:21)

11   Will the Wolf Survive? (03:42)

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Los Lobos

Los Lobos sono una band statunitense di East Los Angeles, formata nel 1973 da David Hidalgo, Louie Pérez, Cesar Rosas e Conrad Lozano; Steve Berlin si è unito a metà anni ’80. Mescolano rock, R&B e roots con la tradizione messicana. Dopo gli inizi chicano/folk, hanno ottenuto notorietà mondiale con La Bamba (1987) e sono autori di album acclamati come How Will the Wolf Survive? e Kiko. Hanno vinto più Grammy Awards.
06 Recensioni

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Di  Pinhead

 «... i Lobos apparecchiano la tavola con un dischetto ancora più divertente ...»

 «... hanno fatto bene a tenersi i loro strumenti tradizionali.»