Lou Reed
Live @ Anfiteatro Romano di Cagliari, 14.07.07

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Voto:

La magistrale e suggestiva cornice dell’Anfiteatro romano di Cagliari è stata lo scenario ideale per l’ultima tappa del Tour Europeo di Lou Reed. L’evento è risaputo: il rock and roll animal ha portato in scena un mastodontico allestimento per il suo album più ambizioso, malato, e probabilmente migliore: “Berlin”.

Inutile entrare nella polemichetta se tale tour sia per zio Lou uno spontaneo e meritato tributo a uno dei suoi lavori più controversi e ignorati dal grande pubblico, o una fastidiosa e auto-indulgente celebrazione, incapace di cristallizzare l’energia pura di lavoro nato in tempi e circostanze irripetibili: recensendo un concerto non c’è spazio per concettose riflessioni, ma è l’analisi dell’alchimia tra spettatori e palco a dover recitare il ruolo di primo piano. E tale alchimia ha funzionato alla grande sotto il cielo stellato e limpido di Cagliari, grazie anche a un pubblico cronicamente a secco di eventi di tale portata.
Accompagnato da una trentina di valorosi elementi (tra cui il New Children Choir e gli elementi della Metropolitan Orchestra di Londra), Lou ha sapientemente rappresentato la sua opera, con l’ausilio di calzanti filmati su uno schermo nello sfondo e con un efficace gioco di luci: squarci terminali di decadenza mitteleuropea, rinforzati quando, col suo vocione asciutto, il buon Lou ha fatto gocciolare il celebre incipit.

Lady day” e “Men of good fortune” hanno portato subito lo spettacolo nel suo cuore espressionista, mediante un suono massiccio e compatto, eccitato e cangiante nel sezionare la narrazione lenta e funerea dell’opera originale, insistendo forse un po’ troppo del dilatare i refrain, ma con una brillantezza di fondo comunque tagliente. Anche la prima parte di “Caroline Says” si è arrampicata in un finale vertiginoso, ancorata all’uso estensivo dei fiati, con un sapore rythim and blues notevole. Lo stesso trattamento ha giovato certamente al classico “How do you think it feels?” (in particolare il celebre intro), tirata fino allo spasimo mentre nella resa di “Oh Jim” vi è stata forse qualche crepa, in particolare nella parentesi alla “Metal machine music” con cui Lou ha fatto vibrare tra le suggestive rovine romane il feedback della sua sei corde per un minuto abbondante: ma sono sfumature ininfluenti.
Ci hanno pensato la seconda parte di “Caroline says” e “The Kids” a sterzare la storia verso il suo tragico epilogo, tra immagini poetiche di improvvisa brutalità e squarci lirici maestosi, mentre le chitarre acustiche e i violini si guadagnavanoo il meritato spazio, Straziante come sempre “The Bed”, nonostante un Lou zoppicante nell’esecuzione, per quanto coadiuvato dal coro di voci bianche: ma rimane pur sempre uno di quei pezzi capaci di raggiungere vette invalicabili per migliaia di artisti, e inversi come “This is the place where she cut her wrist /that odd and fateful night” un brivido ti correva lungo la schiena. Il finale corale di “Sad song” ha poi sintetizzato la grandiosità del lavoro, regalando una vibrante eco di tutte le sfuggenti voci dell’esistenza umana.

Questo è Lou Reed oggi, un adorabile babbione capace di mettersi in discussione nei bis, gigioneggiando anche un po’ troppo (si vedano gli infausti gorgheggi affidati a Fernando Saunders in “Satellite of love”), ma a cui sono bastati i tre accordi di “Sweet Jane” (impreziosita dal canto della corista Sharon Jones) o il narrare per l’ennesima volta le sue storia di ordinaria depravazione metropolitana sul giro di basso più famoso della storia del rock – vivacizzata oltretutto dagli insistiti assoli di Steve Hunter, protagonista come sempre - a lasciare il segno e a farci sognare di essere, in fondo, in un’altra epoca.

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Commenti (VentiQuattro)

WaldoJeffers
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finalmente una rece che rende giustizia a Lou!
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Night87
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Grande concerto, 2 ore molto intense con qualche battuta a vuoto(vedi una Man of good fortune fin troppo tirata e come detto Satellite of Love)e qualche numeraccio alla chitarra del vecchio Lou(Oh Jim).Sicuramente un toccasana per il pubblico cagliaritano(da segnalare le letture preconcerto delle recensioni di ondarock,a indicare la poca conoscenza di un'opera fondamentale come berlin) e per il sottoscritto, a secco di grandi concerti. Certamente sentire dal vivo frammenti quali " I just don't care at all" e "In Berlin by the Wall" per fare due esempi è una esperienza difficile da dimenticare. Altro piccolo appunto la assenza di canzoni tratte da dischi successivi quali quelle della trilogia del dolore, ma tant'è dato che si voleva ricreare una atmosfera vicina a quello che sarebbe stato il tour di Berlin a suo tempo, con tutti i suoi pro e tutti i suoi contro.Speriamo mettano a disposizione anche un bootleg:).Rece impeccabile come al solito
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lariana56
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Uno dei miei miti, chitarrista eccelso per inventiva e longevità.
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fenni
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mi avevano detto che sai scrivere bene e che hai spesso voti alti nelle tue recensioni...ma solo ora capisco il motivo...sai scrivere davvero bene...bravo!
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lariana56
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Donjunio, scrive bene come al solito.
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Anonimo
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@metallaro: ma lo sai che il nostro sempre amato e stimato caso umano no.1 KORN ha tentato di sfondare con la sua innata bravura nell'esprimersi anche altrove? leggi i commenti qui: 404 - File or directory not found.
mattia pianta=KORN
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Anonimo
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Non capisco perchè nessuno parla più di Max Pezzali e Vasco Rossi, quella è musica!
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Vivis
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Già, che adorabile babbions ;D
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donjunio
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grazie a tutti per i commenti , e grazie agli editors per aver ovviato ai miei problemi tecinici ( grazie in particolare all'adorabile eremita sulcitano!"
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Bodhisattva
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Il concerto, devo ammettere, è stato coinvolgente. Forse non mi sono sentito coinvolto al punto di ballare e saltare sugli spalti come diverse persone, ma è stato affascinante e coinvolgente. Angosciante la storia di Caroline, angoscianti, a mio parere, i filmati proiettati sullo sfondo. Angoscianti e affascinanti ad un tempo.
Reed è sicuramente un grande nel suo genere, ma credo sia palese che è in declino. Alcune sue performances non sono state magistrali come ci si poteva aspettare da un par suo.
Assolutamente perfetta Sharon Jones che mostra rare capacità vocali e grandioso anche il coro di voci bianche.
Pienamente d'accordo con Donjunio anche riguardo al fatto che alcuni refrain sono stati trascinati per troppo tempo, ma ci poteva stare: tutto faceva parte del grande spettacolo messo su dal "babbione" che io più che altro definirei "vecchio leone", dato anche il suo timbro vocale.
Concerto affascinante. Non nel mio immaginario di "divertimento", ma davvero affascinante. I soldi del biglietto sono stati spesi proprio bene.
Nota di colore: è stato divertente notare come l'uomo seduto davanti a me s'informava riguardo a "Berlin" leggendo una recensione tratta da un sito a noi concorrente.
Beh per il prossimo concerto ci penseremo in anticipo.
Bella recensione, complimenti a Donjunio e bel concerto.
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sfascia carrozze
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Grazie à Lei Caro; eggià il mio bucolico de-eremitismo stà raggiungendo livelli addirpoco parossistici.. oltretutto sarei addirpoco rabbuiato dall'aver appreso, in codesti giuorni, ché l'unica mea oqqasionem d'origliare aggradevole Live-Muziqa (negli sfasciapressi, I mean) è pressoché andata affarsifriggere (la interessantissima rassegna annuale Sant'Anna Arresi Jazz pare ché codest'anno non s'abbia à farsi). Sigh! P.S. Aggradevole de-paginam (ca va sans dire).
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sfascia carrozze
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Anche sè (ad inegrationem) nel sito in quaestionem Ai Confini tra Sardegna e Jazz qualcosa parrebbe (comunque) muoversi... chè i miei farnetici deconoscenti m'avran giuocato un infido/disdicevole skerzetto ? Esperiamo propriamente ché sì.
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Music Man
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C’ero anch’io, e posso dire che è stato un bel avvenimento. Lou Reed è vero che è apparso un po’ provato, d'altronde, però, dopo un’esistenza vissuta da “vicious” , stracolma di eccessi e di follia, all’età di 65 anni non gli si può pretendere più di tanto. Il concerto è stato emozionante per tutta la durata, con un’atmosfera sempre calda e commovente, inoltre anche la prova dei musicisti è stata estremamente valida, soprattutto quella di Steve Hunter e Sharon Jones, seguiti a ruota dagli altri componenti della band e dall’orchestra che ha dato un tocco raffinato al tutto. In conclusione vorrei dire solo questo: lunga vita a Lou, ai Velvet e a tutta la musica degli anni ’70!
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Anonimo
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ArnoldLayne
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Ah, le ottime rece di don! ( Il Reed non mi ha mai entusiasmato cmq :) )
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MisterGigi
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Buona recensione, Reed è tra i più grandi di sempre.
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Bubi
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Ho già espresso molte volte il mio parere su Reed, (Grande) l'ho anche visto dal vivo tanti anni fa, mi sarebbe piaciuto ascoltarlo oggi.
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bastogne
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"somebody else would have broken both her arms"...la frase più simpatica e veritiera di "berlin"....purtroppo me lo son perso.
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Ghemison
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clap clap clap!!!
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Ghemison
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molto bella anche la foto.
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oceansize
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"nella parentesi alla “Metal machine music” con cui Lou ha fatto vibrare tra le suggestive rovine romane il feedback della sua sei corde per un minuto abbondante"...solo questo accostamento vale il 5 !
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Hal
Hal
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E' stata una bella serata, grandi professionisti niente da dire, forse il concerto difettava solo di un po' di spontaneità, pecca questa ormai così diffusa da essere perdonabile. La prossima volta spero di avere più tempo per bere almeno una birra tutti insieme auspicando che sfasciacarrozze possa essere presente. Ciao :)
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Hal
Hal
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ah i voti
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polkatulk88
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c'ero anch'io due anni fa e ho un ottimo ricordo di quel concerto,particolare per la suggestiva ambientazione ma soprattutto per il fatto di essere un concept concert,poi con qualche bis ha gasato la platea,dandole dopo il retrogusto amaro di berlin la possibilita di tornare a casa sorridente grazie a sweet jane/satellite of love...
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