Siamo nel 1986, e il periodo di stasi creativa di Lou Reed prosegue, e come nel disco precedente “New Sensations”, il vecchio Lou si “arrangia” come può con composizioni semplici e orecchiabili, che cerca di vestire con suoni brillanti e chitarre (tutte sue, stavolta) grintose e limpide allo stesso tempo, anche se l’assenza di Robert Quine, il chitarrista che aveva impreziosito notevolmente i tre dischi precedenti, si fa sentire in modo piuttosto pesante.
Le canzoni ci sono, forse anche più che in “New Sensations”, anche se bisogna segnalare la presenza di un paio di cose veramente brutte, la terribile “The Original Wrapper”, con drum-machines e suoni quasi da flipper (riuscite a immaginare qualcosa di più lontano dalla sensibilità musicale di Lou Reed?), e “No Money Down”, che veniva accompagnata da un video-parodia in cui il manichino di Lou Reed veniva fatto a brandelli da non ricordo bene cosa, anche qui una assurda batteria elettronica e chitarre plastificate, aarrgh!
Ma per il resto si può tranquillamente andare, anche se in alcuni punti, Lou Reed veste le canzoni di un suono anni ’80 che non gli appartiene (è sicuramente il caso dei due pezzi sopra citati), trovandosi un po’ fuori posto.
Pezzi buoni, dicevo, comunque ce ne sono, a cominciare da alcuni semplici rock tipicamente da Lou Reed, ad esempio “Mama’s Got A Lover” e “I Remember You”, due canzoni circolari, con un riff di chitarra ripetuto dall’inizio alla fine, insomma le tipiche canzoni da uno-due accordi al massimo, fatte comunque in maniera secondo me molto intelligente.
Tra le altre cose da rimarcare anche un paio di languide e dolci ballate come “Don’t Hurt A Woman” e “Tell It To Your Heart”, sicuramente dedicate all’allora moglie Sylvia Morales, con un’interpretazione molto romantica e appassionata.
Comincia poi a farsi strada anche l’invettiva e la critica pesante della società attuale che sarà una delle principali protagoniste del fantastico “New York” di tre anni dopo. Qui è presente un pezzo, “Video Violence”, che è una violenta sassata verso l’immondezzaio televisivo che già a quei tempi imperava (anche da noi in Italia, come no!) e che, comunque, volenti o nolenti, condizionava le nostre vite. Brano che si rivelerà anticipatore di quello che per Lou Reed verrà pochi anni dopo.
In conclusione un altro disco che, lungi dall’essere un capolavoro, non offuscava comunque le enormi capacità e potenzialità di un Lou Reed forse un po’ “rocker in pantofole” (come qualcuno lo definiva a quei tempi), ma ben lontano comunque dall’essere ormai pensionato anche qui cito la critica di allora).
Che volete farci se i critici degli anni ’80 preferivano incensare i Duran Duran e i Sigue Sigue Sputnik?