Il 3 luglio 1997 Lou Reed tiene un concerto semi-acustico alla Royal Albert Hall di Londra, in occasione del Meltdown Festival curato dalla compagna Laurie Anderson. Per il rocker newyorkese si tratta di un’assoluta novità perciò per l’occasione si munisce di un’apposita chitarra e sale sul palco supportato dalla rodata band composta da Fernando Saunders (basso), Tony Smith (batteria) e Mike Rathke (chitarra). Lou Reed non è mai banale e invece di mettere in fila le solite canzoni più famose del suo repertorio decide di proporre una scaletta sorprendente ripescando pezzi rimasti nell’ombra, i quali acquistano linfa vitale grazie ai nuovi arrangiamenti.
L’esempio più lampante in questo senso è "New Sensations": contenuta nell’omonimo album datato 1984, non certo uno dei migliori, viene esaltata dall’interpretazione vocale aggressiva impressa da Reed. Altre canzoni, più famose, sono stravolte a tal punto da essere irriconoscibili: "Vicious" è privata dell’attitudine glam che la caratterizzava, "The Kids" diventa più travolgente rispetto alla decadente versione originale contenuta in "Berlin", "Riptide" viene spogliata della chitarra elettrica che ne era la spina dorsale e diventa improvvisamente frenetica, "Dirty Blvd" si dilata in lunghezza e ne acquista in incisività. Il punto forte dei brani è l’interpretazione che ne dà l’autore, il quale con il carisma che lo contraddistingue aggiunge parole, ne omette delle altre, salta intere strofe, pone nuovi accenti, spiazza talvolta l’ascoltatore: solo l’inizio del concerto è come da copione, le bellissime e convenzionali "I’ll Be Your Mirror" e "Perfect Day" scorrono velocemente e lasciano il ruolo di protagonista ad altri pezzi.
La scaletta prevede anche tre inediti: la polemica "Why Do You Talk", la vivace "Into The Divine" e la delicata "Talking Book", i quali derivano da una collaborazione di Reed con Robert Wilson per lo spettacolo teatrale "Time Rocker". Certo, non reggono il confronto con gli altri brani in scaletta, ma si inseriscono alla perfezione nella performance.
La versione su cd è un’ottima testimonianza di questa esibizione, che non è un capolavoro al livello di altri live dello stesso artista (e non rimarrà nella storia del rock), ma che rasenta comunque la perfezione. Quattro stelle e mezzo, e tanti applausi.