Negli ultimi tempi, la razza dei cantautori sfigati sembrava finalmente in via d’estinzione, ma con questo nuovo cd Luca Carboni rientra a pieno diritto nel gruppo.
In passato, il bolognese si era dimostrato anche un buon compositore di musica, attento ai suoni del nostro tempo, ma ormai Carboni ha scelto di rinunciare definitivamente alle scelte elettroniche adottate in precedenza, riducendo al minimo i ricorsi a suoni non acustici. Testi e spartiti minimalisti, pieni di diminutivi e sdolcinerie che pure in questi momenti difficili non sono affatto consolatori, bensì irritanti.
Undici nuove ballate piene di melensaggini che strizzano clamorosamente l’occhio ad un pubblico femminile da telenovelas, abbandonando del tutto quella ricerca di nuove sonorità che sembrava trasparire nei precedenti lavori più ambiziosi, peraltro non premiati da un gratificante successo di vendite.
Credevo che l’aspirazione di Carboni non fosse quella di diventare un divo da hit parade senza badare alla qualità dei suoi prodotti e dopo la compilation dei successi lo attendevo alla verifica con il disco di canzoni nuove. Più che la voglia di piangere che pare avere lui, a me è venuta voglia di togliere immediatamente il disco dal lettore cd e metterlo via per il regalo di Natale ad un’amica particolarmente antipatica. Detto e fatto. Auguri.
"Silvia Lo Sai" è una poesia musicata sulla droga, donna ammaliante e perfida che può distruggere anche l’amore e l’amicizia.
La solitudine e la felicità hanno un volto, lo stesso volto. Quello di una farfallina, che talvolta vola così alto ch’è impossibile anche solo sfiorarla.
Luca Carboni ha saputo carpire gli umori e le speranze (spesso vane) della propria generazione.
Vieni a vivere con me/sai quante cose potremmo fare/tu potresti suonare il piano/mentre io spalmo la maionese.