Luigi Nono
La fabbrica illuminata

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Compagni, c'è un fatto culturale politico di grande importanza. Mi rendo conto il perché di fischi e mi rendo conto anche di una certa difficoltà.
Dobbiamo usare tutti i mezzi, non solo le chitarre. La cultura comunista è un fatto serio. Abbiamo bisogno di tutti i mezzi se vogliamo realizzare l'egemonia della classe operaia
”.

Sono alcune delle parole pronunciate da Luigi Nono nel corso di un concerto del 1975, organizzato dalla Federazione Giovanile Comunista Italiana. Tra schitarrate folk di vario genere, monologhi di Proietti, poi Pigmalione di intrattenitori del dire (Cirilli, Insinna, Brignano) che fanno le battute e ridono sulle proprie battute, arriva il turno del compositore veneziano che esegue “Non consumiamo Marx”. Pochi minuti e una bordata di fischi irrompe tra i ricercati artifizi elettronici di Nono.
Il pubblico non gradisce. Nono non gradisce i fischi e perde la partita. Interrompe il concerto e prende la parola. Spiega.
Il suo logos musicale viene mortificato dal suo logos verbale. Deve spiegare, deve difendersi.
E come difesa sceglie l'attacco, sentito e piccato.

Luigi Nono non è un John Cage che trasformava i fischi in proto catene markoviane.
Altri campionati, altri modi di intendere l'arte e il tutto che la circonda.

Non è un caso, e ne sono certo, che nel manuale istituzionale di Storia della Musica (quattro volumi), l'unico momento critico riguarda proprio il capitolo dedicato al compositore americano che riporta una severa critica di Luigi Nono.

Il senso è: “Voi qui a ridere e a scherzare, mentre nel mondo gli operai...”. Avi del “condividi se sei incazzato”.
Non saper trovare un'altra strada è stata, per l'Italia, una sconfitta culturale.
Se in una ipotetica timeline, puoi partire da John Cage e arrivare a Lou Reed, partendo da Luigi Nono, arrivi a Luigi Nono e lì ti fermi. Tributandolo, com'è giusto che si confaccia a un grande artista. Grande, ma fine a se stesso.

Ho provato, negli anni, a svestire quelle parole che il compositore dedicò al pubblico fischiante e questo è il risultato:

“'Gnurant! Dobbiamo fare l'arte comunista, dobbiamo creare i girocolli culturali ma mi rendo conto che voi, sottoproletari, non siete in grado di comprendere la mia arte e che a essa preferite di gran lunga le chitarrette e la retorica di certe poetiche trallallero. Ve lo meritate Paolo Pietrangeli. Abbiamo bisogno di tutti i mezzi per realizzare l'egemonia della classe operaia. Soprattutto io, ho bisogno di mezzi, ché qui finisce a fare quattro festival per pochi intimi e nessuno che compra i miei dischi o che viene ai miei concerti. Porca paletta! Ma cosa volete? Che vada a fare lo scemo a Lascia o Raddoppia come John Cage?”.

Presupposto: l'estetica di Nono (soprano escluso) a me piace parecchio. Quella musicale, sia chiaro. Gli intenti e i vari “ti insegno la vita”, li guardo con sospetto. Sospetto su Nono, su Pasolini, su Saviano oggi e su diosolosacchì domani.

Luigi Nono era un compositore colto comunista. Cosa che di per sé significa poco o nulla.
E tutta la sua arte, tutto il suo impegno, oggi, è archiviato in un nostalgico e polveroso passato, ripreso nel corso di concerti tributo – va detto – ben accolti come una rassegna di Nouvelle Vague al cinema.
Per vedere com'era. Di certo, non per vedere com'è.
C'è chi la vede come una grande occasione perduta. La più cocente sconfitta artistica che lasciava il passo artistico-politico a De Gregori, Venditti e altri cerchiobottisti di una certa sinistra per opportunità, mandando in soffitta non solo Luigi Nono ma anche tutta la collana de “I dischi del sole”.
Paradossale. In quella dicotomia arte colta – arte popolare, ha vinto “Pablo” (ma Pablo chi?), ha vinto la vendittiana “Paolo Rossi era un ragazzo come noi”.

  • Ma Paolo Rossi chi? Il calciatore? Ma poi che c'entra l'anno dei mondiali '86. Paolo Rossi è stato l'eroe del 1982

  • No, No. Paolo Rossi. Lo studente appartenente all'UGI, ucciso nel 1966 mentre distribuiva volantini nella facoltà di Lettere a Roma.

  • Ah.

  • Sì, all'interno dell'Unione Goliardica Italiana; c'erano anche Craxi, de Michelis, Giulietto Chiesa!!!1!!1

  • Ah :(

Ma quindi aveva ragione Nono? Era meglio auto-convincersi che quei suoni trattati e con l'aggiunta della soprana stridente fossero l'unica speranza possibile per creare una cultura musicale di sinistra? Meglio quello o la citazione a Paolo Rossi che tutti pensano sia il calciatore? O forse era il caso di non cedere al carisma pop da copertina e prestare più attenzione a Fausto Amodei, Giovanna Marini, Ivan Della Mea?

Luigi Nono era considerato un sovversivo. La Fabbrica illuminata fu boicottata dalla Rai: fu boicottata un'opera prodotta all'interno dello studio di fonologia della Rai.
Paradossi radicalmente inspiegabili.

Le liriche de La Fabbrica illuminata, infatti, furono considerate pericolose. Offensive, addirittura. Peccato che ad ascoltarle, quelle liriche, non si capisca una mazza.
Mamma Rai poteva dormirci su serenamente, anche se quest'opera fosse stata utilizzata come sigla del notiziario.
A leggerle invece sì che le parole si capiscono e sono un autentico pugno in pieno stomaco. Scritte da Giuliano Scabia, con due frammenti aggiunti tratti da un testo di Pavese, quelle parole raccontano in maniera cruda la condizione degli operai nella fabbrica di Cornigliano (e nelle fabbriche in generale).

Alienazione, sadicamente addolcita da un ipocrita convivio comunicativo, in realtà lager per uomini-macchine predisposti a esalazioni nocive: un teatro di morte in attesa della morte generata a causa della speranza di vita.

La semplice registrazione dei suoni naturali (suoni di fabbrica e voci di operai) non convinse Nono che preferì completare l'opera aggiugnendo in post-produzione, altri suoni elaborati su nastro magnetico e la classica colta-soprana atonale (ma perché? ma perché?).

Peccato. La necessità di Nono di sfuggire a qualsiasi retorica; il timore, forse, di risultare un po' più comprensibile, ci porta, oggi, a doverci privare di alcuni documenti storici importanti.
Se avesse centrato l'obiettivo, opere come queste non risulterebbero semi-sconosciute al pubblico tutto. Comunisti e non. Amanti della musica più o meno preparati. Sarebbero storia, sarebbero patrimonio del dire comune. E non lo sono. Potrà anche fare sold out nei festival per pochi intimi, ma lì si ferma e sono sicuro che i suoi propositi fossero altri.

Forse bastava poco, per trasformare i fischi del sottoproletariato in applausi, senza offendere la cricca di intellettuali, quelli del “Cantiamocela e suoniamocela da soli”. Bastava poco. Bastava pensare anche a loro, al “potere operaio”, a quei ragazzi che Nono, in un momento di tensione, tacciò di essere “incapaci di comprendere”, visto che loro erano anche l'Italsider di Genova, senza giacca di cammello.

Raccontare il disagio dal pulpito, come tanti intellettuali del secondo Novecento hanno fatto, ha portato semplicemente a un distacco di classe ancora più ingiusto e inatteso.

Non rimane altro da fare che riprendere una certa letteratura e tentare di riproporla, abbassando il sopracciglio del "guardami quanto sono colto". Provare a renderla pop, di tutti. Regalare il vinile a chi parla di rivoluzione e non conosce "Il Quarto Stato" (succede anche questo, bellezza). Scherzarci su, togliere l'abito della permalosità. Ascoltarne i fischi e il dissenso in un periodo in cui la comunicazione vince attraverso pay-off incisivi e bugiardi; convincersi che questa letteratura, anche quella di Luigi Nono, pur riconoscendone l'imperfezione di intenti, può e deve essere una opportunità per aprire una waybackmachine temporale che riporti, lentamente, a uno studio più attento della nostra contemporaneità.

Ascolta La Fabbrica Illuminata

fabbrica dei morti la chiamavano
esposizione operaia
a ustioni
a esalazioni nocive
a gran masse di acciaio fuso

esposizione operaia
a elevatissime temperature
su otto ore solo due ne intasca l'operaio

esposizione operaia
a materiali proiettati
relazioni umane per accelerare i tempi

esposizione operaia
a cadute
a luci abbaglianti
a corrente ad alta tensione
quanti MINUTI-UOMO per morire?

e non si fermano MANI di aggredire
ININTERROTTI che vuota le ore
al CORPO nuda afferrano
quadranti, visi: e non si fermano
guardano GUARDANO occhi fissi : occhi mani
sera giro del letto
tutte le mie notti ma aridi orgasmi
TUTTA la citta dai morti VIVI
noi continuamente PROTESTE
la folla cresce parla del MORTO
la cabina detta TOMBA
tagliano i tempi
fabbrica come lager
UCCISI

passeranno i mattini
passeranno le angosce
non sarà così sempre
ritroverai qualcosa

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Commenti (Venti)

Pinhead
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Per dirla con Luigi Nono, porca paletta!
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: Ahahahh. In realtà porca paletta va a sostituire un tipico intercalare qualsiasi del repertorio oratorio veneto :D
imasoulman: eheh...mi avete fatto venire entrambi la barzelletta del milanese, del napoletano e del veneto che si trovano davanti a Dio per ascoltare il Giudizio Universale....
Pinhead: Adesso però la devi raccontare!
imasoulman: oh, l'hai voluta tu...San Pietro introduce a Dio un milanese un napoletano e un veneto, tre anime appena trapassate e che devono ascoltare il giudizio Divino, : 'Padre, questo è il Giuanin Brambilla, da Milano. Uomo in vita assai operoso, efficiente anche se un po' troppo attaccato al denaro. Ma lo fece a fin di bene, per far crescere la sua azienda e la famiglia' - 'Bene, - dice Dio - qualche giorno di purgatorio, diciamo dieci, poi subito in Paradiso'. Introduce poi il napoletano: 'E questo è Salvatore Esposito, da Napoli, lui beh...si sa, qualche espediente, così, per tirare a campare, ma in fondo fu una brava persona...' - E Dio: 'Vabeh...facciamo un anno di purgatorio e poi anche lui su in Paradiso'. Infine San Pietro introduce il veneto: 'E questo, Signore, è Toni Bruseghin, veneto...' - Dio immediatamente lo interrompe: 'Via, dritto all'inferno'. E San Pietro, piuttosto sbigottito: 'Ma Signore, lascia che ti dica...' - E Dio, sempre più secco e adirato: 'Silenzio! Vada dritto all'Inferno!' - Allora interviene Toni: 'Ma perchè, porcodio?'
Pinhead: Devo imparare a tenere la bocca chiusa :-)
imasoulman: raccontata live da un veneto, ti assicuro che fa un altro effetto...;))
IlConte
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Questa me la leggerò stanotte con i demoni così mi faccio un minimo di cultura...
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: Ti suggerisco di abbinare l'ascolto, così sentirai i demoni ancora più vicini
noveccentrico
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noveccentrico
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proggen_ait94
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gli stormy six stavano per commettere lo stesso errore ma poi hanno avuto un colpo di coda. Nei prossimi giorni apro il link. Comunque ci vuole un po' tutto, ci vuole anche l'arte impegnata di fascia alta, l'imprudenza era più il farla ascoltare a chi non serviva che la capisse (ignoranti ai quali mi aggiungo anch'io)
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: Forse è la cosa che meno perdono a Luigi Nono (penso riposi in pace lo stesso): pubblicare un'opera di questo tipo per "I dischi del sole", pensando di raggiungere un segmento folk che non gli apparteneva. E soprattutto senza creare modelli di coesione (come Cage e Stratos o Pierre Henery con gli Spooky Tooth, per quanto inquietante possa essere il risultato di Ceremony). La sua risposta al pubblico racconta questo: mi sono "abbassato" a voi, ma non mi meritate. Purtroppo ha inconsapevolmente messo la parola fine alla credibilità della musica italiana, mentre in America Philip Glass si sparava in cuffia la trilogia di Bowie.
noveccentrico: P.S. Anche Battiato (come il suo amico Rocchi) stava commettendo lo stesso errore. Benedetto sia (per lui), l'incontro con Giusto Pio.
Falloppio
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Se l'hanno riempito di fischi una ragione c'era e aprendo il link l'ho capita. A prescindere dal ideologia di destra o di sinistra questo miscuglio di suoni non si può apprezzare. Uno scritto che ho letto tutto d'un fiato e che probabilmente più tardi rileggerò. Leggendo la tua recensione capisco perché sono stato tanti anni un semplice osservatore senza interagire Mi bastava leggervi. Bravo
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: Falloppio grazie. Ti lancio una sfida. Ascolta (a caso) qualcosa (a caso) di Berio, Maderna, Busotti, Cage, Xenakis, Stockhausen, Penderecki. Se non li hai mai ascoltati, ovviamente. Poi mi dici cosa ti è piaciuto e cosa meno?
Falloppio: Accettata. Ti aggiorno quando sarò pronto.
Falloppio: Maderna, musica elettronica: indefinito, non sa cosa sia un 4/quarti. Idem per musica su due dimensioni. Poi Stockhausen: rumori di sottofondo in Kurzwellen: non pervenuto. Penderecki in Credo: nulla di nuovo all'orizzonte. Niente, non fa per me, ed io ascolto tanto.
Falloppio: Non accetto più nessuna sfida con te se non ascolti a caso Hellhammer, Celtic Frost, Venom At war, primi due Slayer.....
noveccentrico: Ah ah. No, non era una sfida. Era giusto per capire se la tua critica su Nono fosse limitata alla sua estetica musicale o, in generale, a un certo tipo di musica del secondo Novecento
IlConte
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Letta. Immagino molto bella, anche se la mia ignoranza in merito e generale non mi consente di esprimermi con un commento competente.
Per me Luigi Nono poteva essere un papa per capirci ahahah.

Mo arriva Carlos e son cazzi tua ahahahahahah
BËL (00)
BRÜ (00)

Pinhead: Vabbè, Papa Luigi IX, sei impagabile Conte!
IlConte: Perché non è esistito?!
Ci ho provato oh, ahahahahahahah.
Maestro, questa è roba da gente che ha studiato... io “ studiavo” la mattina in pullman o l’ora prima per quella dopo... alle medie intendo eh....
noveccentrico: Sior Conte, non è roba da gente che ha studiato, non meno di chi può discutere di un disco dei Can o dei Pink Floyd. Semplicemente hanno messo certa musica a mo' di colta reliquia da non confodere con la "musica d'uso". Questo in Italia.
imasoulman
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mi ricordo una splendida intervista ad Abbado (rai 5 o Classic Channel...) nella quale lui raccontava commosso (credo il compositore fosse morto da poco) la sua grande amicizia con Nono. Tratteggiava una figura per nulla chiusa in una torrre d'avorio, bensì del tutto devoluta all'arte 'popolare'. Da ignorante quale sono, mi chiedo e ti chiedo: non è invece atto di coraggio straordinario portare la sua musica alle masse di un festival con le chitarrine blen-blen e il pugno chiuso che non potevi che alzarlo? PS: la rece varrebbe 5 con lode anche solo per il ricordo del Paolo Rossi del '66...e di quello che volevi dire a corollario. Poi c'è il resto
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: Nel testo "critico" del manuale (che poi altro non è che il classico Surian dei conservatori) viene riportata una frase di Nono che afferma di essere più attratto da Mina e da Rita Pavone che dalle idee di John Cage. L'idea che mi sono fatto è che Nono accettasse la musica popolare come forma d'arte "controllabile", soffrendo l'estetica (musicale e di vita) di Cage. Che non ci fosse stima reciproca, lo riportano le cronache. Il problema è che nel momento in cui vuoi portare la tua arte alle masse, se vuoi, impreparate, puoi aspettarti anche la diffidenza, i fischi e lì decidere come interpretarli. John Cage veniva fischiato e deriso nei programmi di massa televisivi (atto più che straordinario); c'è una raccolta di Cage che inizia proprio con venti secondi di fischi e pernacchie. Tra il sorriso di Cage e la risposta piccata di Nono, io ci vedo una sostanziale differenza di intenti. Lo confesso e me ne prendo le responsabilità del caso: non mi sono mai fidato dei presunti e reali intenti popolari (e proletari) di Nono e Pasolini. Grazie per la lode :D
imasoulman: beh...ci dai spunti di riflessioni mica da ridere con questa tua bordata finale ;) Su Nono non posso che promettere di leggere ed informarmi, su Pasolini penso che ci si debba intendere; ce ne sono moltidi Pasolini , e molto diversi. Per dire, quello cinematografico lo è molto meno di quello letterario (e anche in quest'utimo, possiamo scinderne alcuni ben diversi). Trovo molto più 'popolare', per dire, un aristocratica figura di latifondista piemontese come il Mario Soldati documentarista per la RAI che il Pasolini che fa recitare la gente di strada. Ma il dibattito sarebbe aperto. Su Cage non posso fare a meno di ripensare alle splendide pagine di Bertoncelli (lui sì, un mio Venerato Maestro...) sulla sua comparsata a 'Lascia o Raddoppia'.
noveccentrico: Su Nono lo diceva (lo faceva dire ad "Anna") Claudio Lolli:
Anna mi guarda faccio il buffone
"e dove sarà la cultura operaia?"
Anna che scuote la testa e dice di no.
Anna non vive, è da sola
si è già stancata di prenderci in giro
"e Luigi Nono è un coglione,
l'alternativa nella cultura
non è solo ideologia
l'alternativa è organizzazione".

Soldati era molto "John Cage".
Almotasim
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Luigi non in casapagina e' gia' 5/5.
BËL (01)
BRÜ (00)

Almotasim : *Non era Nono, il correttore ha equivocato.
ygmarchi2
ygmarchi2 Divèrs
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Bravo, chissà, non è detto, magari questa recensione innescherà una rivalutazione dell'autore! Credo che Nono sia rimasto vittima del suo idealismo. Le avanguardie italiane spesso prendono vita da quelle straniere ma appunto, non emergendo dal substrato culturale italico, spesso hanno vita breve e non sono feconde.
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: E' quello che mi piacerebbe accadesse. Che si parlasse di Nono, Berio o Maderna come lo si fa dei Pink Floyd, dei Kraftwerk o dei Can, senza timori e paure di toccare argomenti per acculturati. Su quel piedistallo impolverato ci sono rimasti anche troppo. E in solitudine.
ygmarchi2: È che forse gli italiani vanno confrontati con Cage o Stockhausen, che vengono dalla musica 'colta', mentre da noi sono mancati dei nomi come quelli che hai citato. Comunque concordo con te, meglio rischiare l'intellettualismo che temere la conoscenza.
noveccentrico
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Modifica alla recensione: «Un purosangue non fa mai a gara con un pony (cit. J Ax - Nina Moric)». Vedi la vecchia versione La fabbrica illuminata - Luigi Nono - Recensione di noveccentrico Versione 3
BËL (00)
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lector
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Ma, povera soprano!
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: sopranA :D (non so perché ma al sud, spesso, quando devi usare un dispregiativo si mette la A finale, tipo mia nonna che chiamava sua nuora francese "la francesA".
noveccentrico: Poi io lo so che a te piace la Berberian che canta i Beatles!
lector: Vero!
lector: Caro Nove, le tue pagine stimolano commenti e discussioni che concorrono - in interesse - con i tuoi eccellenti scritti.
noveccentrico: Grazie, ma dimmi la tua: proseguiamo 'sto percorso di mettere i jeans strappati a certe avanguardie radicalmente lontane e arenate o torno a occuparmi di psichedelici giapponesi?
lector: Caro mio, appena sarò di nuovo padrone dei miei neuroni cercherò di dire qualcosa (di banale, come al solito, ma almeno di compiuto) sull'argomento. In questo momento il mio secondo bebè mi sta massacrando. E' nato solo da una settimana ma siamo stanchi come se avessimo affrontato il giro d'Italia.....
noveccentrico: Ma tante felicitazioni, per te, per la mamma e per il vostro sistema nervoso centrale!!! Personalmente non riesco a immaginare niente di più esaltante del pianto di un neonato in piena notte e come sottofondo una composizione di Luigi IX. Ti faccio un dropbox? :D (ancora tanti auguri per il nuovo lectorino)
lector: Grazie :-)
noveccentrico
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Modifica alla recensione: «Ulteriori correzioni per concorrere al Pulitzer». Vedi la vecchia versione La fabbrica illuminata - Luigi Nono - Recensione di noveccentrico Versione 4
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Cialtronius
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bandiera rossa trionferà
BËL (01)
BRÜ (00)

Zimmy
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Mi sono sempre chiesto chi fosse e perché Lolli gli desse del coglione. Ora ne so qualcosa in più. Bella pagina
BËL (01)
BRÜ (00)

StrongVinz
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Interessante approfondimento, grazie!
BËL (01)
BRÜ (00)

HOPELESS
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Più o meno le stesse considerazioni e le stesse cose che mi sono sempre chiesto pure io Number 9. Comunque a me, a partire dai titoli (La Lontananza Nostalgica Utopica Futura è memorabile devo dire, solo che non me la ricordavo esattamente), le cose di Nono hanno sempre affascinato, ogni volta che percorro qualche Zona Industriale di notte mi viene in mente quest'opera. Se non sbaglio è il suocero dell'autore di "Palombella Rossa". Comunque per il premio Pulitzer occhio al Raddoppiamento Sintattico di quel "Radoppia", te lo dico perchè faccio il tifo per te 9 Fuori Dal Centro è perché sono curioso di capire quante versioni siano possibili della stessa recensione. (sorriso emoji sottinteso)
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: Sì, la figlia di Nono è stata la compagna daa Palombella. Quello che hai scritto mi piace parecchio. Luigi Nono undeground... mi incoraggi a proseguire questo ardimentoso viaggio nei meandri del "per pochi intimi". Grazie per la segnalazione. Tosto lo correggo, perché il sogno del Nobel per la letteratura e del processo di beatificazione, non può infrangersi in una cazzo di lettera D.
HOPELESS: hahhahhaa.... dimmi una cosa noveccè.... Che ne pensi di Luc Ferrari? (Presque Rien no.1 è una delle mie cose preferite nell'ambito.... quei suoni.... bellissimi)
noveccentrico: Mi piae molto. A tratti ricorda Cage, insieme a Scelsi e per aspetti a volte non cambiacianti, forse sono stati i due europei più "Cage-addicted". Purtroppo, in entrambi i casi, sono semi rimasti semi.
HOPELESS: Beh, ne potresti parlare tu in questa tua rubrica "per pochi intimi", sarei contento di leggerti.
E.... noveccè, se un giorno ti decidessi a farlo.... VOGLIO CHE SMARMELLI!
La scena più bella di Boris - Duccio e Renè
HOPELESS: hahaha, parafrasando quel libro che non ho letto.... terrei le luci interne, diegetiche, politiche, cinema poetico politico, Biascica apri tut.. Eeeeh accendi le luci diegetice.... hahhahha Genio di BORIS.
noveccentrico: :D E tutto questo per fare le luci a "Troppo Frizzante".... Il pappagallo di Alffffreeeeedoooooo
noveccentrico: ProoooOOOoooOOOOoooonto! (credo di sapere a memoria le tre stagioni e il film)
HOPELESS: Beh, ha mandato fuori di testa un sacco di gente (me compreso).
noveccentrico
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Modifica alla recensione: «D come Domodossola». Vedi la vecchia versione La fabbrica illuminata - Luigi Nono - Recensione di noveccentrico Versione 5
BËL (00)
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giovanniA
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Le circostanze sono sfavorevoli per avvicinarsi alla musica di Nono: serve tempo, pazienza, concentrazione, studio, raccoglimento. Serve buttare via le cuffiette e i link di youtube, leggere Pavese, le lettere dei condannati a morte della resistenza europea, perdersi nelle architetture di Carlo Scarpa, nei plurimi di Vedova... quanti sono disposti a farlo? Per questa musica serve tempo, maledizione, saranno in molti a fischiare, fischieranno tutti, poi forse a distanza di anni, questi suoni appuntiti come metallo torneranno a parlarci. E sarà dolce tacere.
BËL (03)
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ygmarchi2: Bel commento, anche se le architetture di Carlo Scarpa proprio mi sembrano sciatte quando non semplicemente brutte.
noveccentrico: Ciao @[giovanniA], non ti avevo mai incrociato su questi lidi e mi chiedo perché. Vero è che "a ognuno i suoi tempi e il suo tempo". Sono andato a sbirciare quali argomenti musicali tratti e non vedo l'ora di leggere qualcosa (e di ritrovarti magari tra i commenti di recensioni recenti). Ti ringrazio per essere passato da queste parti; il tuo commento è un po' in antitesi con il mio intento. Non a caso ho citato Venditti che a sua volta cita un Paolo Rossi un po' diverso dall'omonimo calciatore. Quando entri nella cultura popolare, per mezzo dell'arte (Nono dimostrò di voler fare questo, pubblicando con "I dischi del sole"), devi permettere al fruitore di accedere alla tua arte su più strati, senza per forza avere una conoscenza totale di tutti i riferimenti. Anche il mondo del rock è stracolmo di citazioni e riferimenti coltissimi, spesso nascosti da un bel ritornello cantabile che ne cela il significato. Non sarà un percorso facile. In Italia, andiamo incontro a una devastazione culturale tremenda, inutile negarcelo. Se possibile, limitatamente ai nostri impegni, cerchiamo di capire come proporre certe argomenti, senza vestirli con l'abito buono della cultura per eletti. Dici "per questa musica serve tempo" e hai ragione. Ma il tempo stringe, purtroppo. Un caro saluto.
ALFAMA
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mi sono perso diverse volte in questi suoni ma distaccandomi totalmente da qualsiasi considerazione extra musicale, probabilmente ascolto monco. La tue considerazioni in qualche maniera hanno riempito i vuoti lasciati nella musica, facendomi usare anche un'altra zona del orecchio. Pagina molto interessante, non ho ancora l'educazione per esprimere un giudizio, posso solo dire con certezza che quello che sento mi piace, cosa fondamentale al netto di ogni considerazione
BËL (01)
BRÜ (00)

noveccentrico: Il discorso è proprio questo: l'educazione all'ascolto non può essere un deterrente per non tentare di aprire anche queste finestre e viverle nella loro "normalità". Nessuno ha mai parlato dei Pink Floyd soffermandosi sul setup del Vcs3 in On the Run o perché la cantante in The great gig in the sky urla come un'ossessa o quanta denuncia sociale ci sia nelle composizioni di Steve Reich. C'è chi lo fa e chi no, vivendosi l'ascolto e - se vuole - approfondendolo utilizzando fonti credibili. Il fatto è che la cultura italiana del periodo, ha voluto creare attorno a questi artisti una nicchia culturale inutile e insopportabile. Il fatto che quello che senti ti piace è la giusta chiosa (sarebbe stato lo stesso se non ti fosse piaciuto, scevro dal pregiudizio antipatico su Luigi Nono , avallato dalla critica e - in buona parte - anche da lui)

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