Copertina di Madmans Esprit Dandelion
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Per appassionati di metal, ascoltatori curiosi di musica asiatica, fan del visual kei e chi cerca nuove contaminazioni sonore.
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LA RECENSIONE

Chi ha detto che il metal è una cosa puramente occidentale? Sicuramente è una frase che molti metallari duri e puri possono pensare, ma oggi analizzeremo un’opera che viene dal continente asiatico e che farà smentire certe voci: il nuovo album dei Madmans Esprit. Coreani, formati nel 2010, sono fortemente influenzati da un filone chiamato Visual Kei, una corrente di musicisti giapponesi (prevalentemente rock e metal) che mettono in primo piano costumi stravaganti e una presenza scenica molto teatrale. Questo ultimo lavoro Dandelion, come anche i dischi precedenti, ha sonorità che rappresentano un connubio equilibrato di alternative e black metal, e, come nei loro album precedenti, è quasi interamente cantato in coreano. La traccia di apertura “인생은 아름다워” ci porta dritti in territori malinconici ma che allo stesso tempo che coinvolgono l’ascoltatore quasi in maniera ipnotica, grazie appunto all’alternarsi di parti lente, scream, breakdown in stile metalcore ed assoli di chitarra melodici. L’influenza di artisti come i Dir En Grey è evidente, così come anche nella traccia successiva “이제 그만 죽자” che, anche se più vicina al black metal tradizionale, non è esente dalle stesse sonorità della precedente; questo stile infatti verrà proposto a volte in maniera predominante e a volte in secondo piano per tutti i 51 minuti di album. Seppur molti associano certi loro brani al depressive black metal, credo che questa sia un’affermazione che trova il tempo che trova, dal momento in cui le loro influenze musicali sono molte e diverse tra di loro. La terza traccia esordisce con un suono ancora più familiare agli ascoltatori di metal estremo; Dimmu Borgir e Behemoth possono essere visti come ispirazione, anche se non mancano le parti più groovy. Arriviamo quindi a “Please Stop Loving Me”, brano già pubblicato in precedenza e ri-registrato con un mix differente e più coerente con la linea dell’album; ci sono diversi brani in questo album che provengono da pubblicazioni passate, così come brani che risultano nuove versioni di brani già suonati dal vivo. Questa scelta è il fattore che più dividerà gli ascoltatori: chi lo vedrà come prova di maturità artistica, e chi può (giustamente, oserei dire) pensare all’assenza di nuove idee per un album in studio. In “Mismatch” arriviamo ad una svolta nel suono generale dell’opera, metalcore e deathcore sono in primo piano come nei loro primi album in studio, questo perché appunto anche essa è una traccia ripresa dalla discografia passata. I brani successivi proseguono questo cambiamento sonoro, come a dividere in due il disco; altra influenza che possiamo notare è il gothic metal, soprattutto nella traccia “진눈깨비”. Nel brano “자해 직전의 광기와 가득 불안”, invece, ci troviamo davanti uno schiaffo deathcore degno dei nuovi lavori dei Lorna Shore, sicuramente un tributo a quella scena ma che nel complesso è anche abbastanza coerente con il resto dei brani in questa seconda parte dell’opera. La chiusura dell’album è affidata alla titletrack “Dandelion”, dove l’ascoltatore viene proiettato in un’atmosfera cupa, che nei suoi oltre 10 minuti di durata, spazia all’interno dei generi a tal punto che può essere considerata un brano a sé stante; ottimi i riff così come le linee vocali e i cambi tempo, ben studiati e funzionali all’atmosfera generale. Cosa possiamo dire per concludere? L’album è prodotto molto bene, con strumenti ben mixati e che non tolgono spazio l’uno all’altro, così come anche le parti ritmiche sono da annoverare come lavoro magistrale. Da questo punto di vista, tornando alla domanda iniziale, possiamo rispondere con certezza che pure nei paesi orientali troviamo una scena metal compatta, e anche di buon livello; tuttavia nell’ultimo lavoro di questa band coreana, la poca omogeneità generale e la presenza di brani rivisitati è un elemento che inevitabilmente porta a farsi alcune domande: era davvero necessario per l’integrità dell’opera o è un modo per “allungare” un Ep trasformandolo in un album in studio completo? Lascio a voi il giudizio finale.

Brani migliori: “Dandelion”, “이제 그만 죽자

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Riassunto del Bot

Dandelion dei Madmans Esprit, band coreana ispirata al Visual Kei, mescola alternative e black metal con influenze da varie scene asiatiche e occidentali. L’album impressiona per la produzione e la varietà stilistica, ma la scelta di includere numerosi brani rivisitati divide: rappresentano maturità artistica o scarsa originalità? Il lavoro resta un esempio di metal asiatico di livello, pur lasciando qualche dubbio sull’identità della band.

Madmans Esprit

Madmans Esprit è una band sudcoreana formata nel 2010. Propone un mix di alternative e black metal con forte estetica e influenza Visual Kei; i brani sono spesso cantati in coreano. Nella recensione di Dandelion emergono accostamenti a Dir En Grey e richiami al metal estremo con incursioni metalcore/deathcore.
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