Arrivano i titani

Ci sta questo locale a Kreuzberg, Berlino Est, che si chiama ‘Madame Claude’. Il posto è carino. Voglio dire, niente di particolare, semplicemente un classico sotto-scala con quattro-cinque locali a disposizione. Ma è accogliente. Ce lo avevo proprio dietro casa. Cinque minuti a piedi. Dieci se avevo i piedi troppo gonfi per il freddo.

Chiara amava quel posto e ci andavamo ogni settimana. Specialmente il lunedì. Perché il lunedì al Madame Claude era la serata dedicata agli artisti di musica elettronica sperimentale e lei ci teneva tantissimo a assistere a ogni performance. Ammetto che sono sempre stato una persona di poche pretese. Non me ne importava niente di queste performance, ma mi bastava semplicemente uscire e stare assieme. Dunque perché no. Ci tengo a dire che non ho mai lasciato trapelare poco entusiasmo, anzi a volte le proponevo proprio io direttamente di andarci. Meglio che restare sempre chiusi in casa.

Questi happening avvenivano all’interno di una delle sale del locale che veniva attrezzata con delle sedie. In fondo alla sala venivano generalmente proiettate delle immagini. Si trattava del resto per lo più di opere concettuali e cui anche queste avevano o avrebbero dovuto avere evidentemente un ruolo centrale.

Naturalmente, mi sembra inutile specificarlo, la maggior parte dei progetti proposti era assolutamente inascoltabile. Ma Chiara amava quelle performance che ogni volta seguiva ad occhi chiusi per tutto il tempo e io per dire la verità sopportavo in maniera molto religiosa anche questo suo atteggiamento. Sono sempre stato abituato a stare da solo, di conseguenza quando sono in compagnia di qualcuno da qualche parte, da qualsiasi parte, voglio parlare. Non sto dicendo di chiacchierare ad alta voce ogni volta, ma, cazzo, io se non voglio parlare con nessuno, me ne sto a casa mia da solo, non posso concepire di stare tutto il tempo accanto a una persona immobile in silenzio in una specie di stato di trance. Questo mentre dei ragazzetti molto alternative giocano con i loro ‘canta tu’ da milioni di euro e urlano delle grida al microfono che ricordavano quelle di Fantozzi nei momenti più tragici. Però la rispettavo molto e allora immaginavo che questa cosa per lei avesse un qualche significato particolare.: come se questa esperienza in ogni caso la facesse entrare tipo in una specie di trance meditativa. Come praticare lo yoga. Non lo so.

Le immagini proiettate erano comunque tratte da film sperimentali giapponesi oppure coreani o in ogni caso da qualche pellicola che a un povero ‘peones’ come me non diceva assolutamente nulla. Molto spesso non credo queste avessero un contenuto direttamente collegato con il concept (eventuale) che si voleva sviluppare e che fossero chiaramente invece una specie di esibizione alternative anch'esse. Ma una sera in via del tutto imprevista ecco che sullo schermo cominciarono a scorrere delle immagini familiari e che riconosco immediatamente. Il film è ‘Arrivano i titani’ del 1962, un ‘peplum’ diretto da Duccio Tessari e con il suo feticcio Giuliano Gemma nel ruolo di protagonista.

Nella sala eravamo gli unici italiani quindi immagino che nessun altro oltre me abbia capito esattamente di cosa si trattasse. Mi sentii fiero e orgoglioso di avere riconosciuto quel film. Che finalmente avevo trovato qualche cosa in un luogo 'ostile' che mi apparteneva e di cui potevo rivendicare il pieno possesso. Allora cominciai a dare dei colpetti a Chiara: ‘Chiara... Oh, Chiara, guarda lì, c’è Giuliano Gemma...’ Ma lei, dopo aver fatto un po' di resistenza, si limitò a emettere un grugnito, quindi fece una mossa come se fosse stata colpita da una tarantola e io allora rinunciai e continuai a ‘guardare il film’.

La performance si concluse dopo poco e lei volle subito andare via. Fuori faceva un freddo cane e per qualche ragione lei aveva voluto uscire vestita solo con i leggings e un giubbotto di pelle. Le stavano bene ma faceva oggettivamente un freddo cane e io glielo avevo detto, ‘Guarda Chiara che fa un freddo cane.’ Ma ogni volta che glielo dicevo, lei diceva che io avevo sempre freddo. Non ci stava una cosa che le dicessi che per lei andasse bene. Tremava, io come sempre mi avvicinai a lei con una certa premura, ma venni nettamente respinto. Poi passa la metropolitana finalmente. La U2. Facciamo due fermate e poi dieci-quindici minuti a piedi e siamo a casa sua. Percorriamo tutto il tragitto in totale silenzio interrotto di tanto in tanto da alcuni miei velleitari approcci e tentativi di capire.

Ci spogliamo in silenzio (cioè io mi tengo comunque addosso almeno i calzettoni di lana se non la calzamaglia) e ci infiliamo direttamente a letto. Lei assume da subito la sua tipica posizione difensiva dandomi le spalle. Io mi sento male e penso semplicemente che non ho capito un cazzo e mi metto a fissare il soffitto. Dopo un po’ mi fa, ‘Che fai?’ E io le dico, ‘No, niente, cioè guardavo il lampadario. È sferico, mi fa pensare a una volta che dovevo andare al planetario, ma non mi hanno fatto entrare.’ Lei mi dice, ‘Buonanotte.’ E io sono sicuro ancora a distanza di tanti anni di non avere capito un cazzo. Sono sicuro peraltro che non mi risponderebbe neppure oggi. Così mi domando ancora adesso fino a che punto puoi dare per scontato che uno debba sempre riuscire a interpretarti e se uno non ci riesce, è veramente per forza uno stronzo?

Penso che Chiara fosse come una gatta. Forse considerava quello spazio come un suo territorio e dove nessuno, me compreso, avrebbe dovuto entrare. Ma nel momento in cui avevo identificato la pellicola, il regista e Giuliano Gemma, avevo evidentemente commesso una violazione a questo suo spazio sacrale. Con il tempo scoprii che i suoi spazi inviolabili erano così tanti che scontrandosi tra di loro riuscivano a creare il vuoto. Lo stesso che mi porto ancora dentro a distanza di tutti questi anni.

sotomayor , Il 9 dicembre 2017 — DeRango: 23,58

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I commenti che questo editoriale ha voluto ricevere

sotomayor
sotomayor Divèrs
Impossibile non ricordarvi la bellissima canzone eponima e dedicata di un cantautore secondo me geniale come pochi come Gianni Meccia:

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zaireeka
L’excipit è davvero bello. Bravo
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Bartleboom
Bartleboom Divèrs
Mi piaciuto anche per come è scritto. Te lo dico con un mondo di affetto, ma confesso di non apprezzare moltissimo quando affronti temi più "universali" e ti dilunghi in mille ellissi: dici tutto e finisci per dire troppo e qualche volta neppure benissimo. Ti preferisco più semplice, più personale e più sintetico. Cercavo da tempo l'occasione per dirtelo senza risultare troppo antipatico e alla fine ho pensato che una pagina che, invece, ho apprezzato fosse l'occasione ideale. Ciò detto: le mie prime relazioni sono fallite soprattutto perchè più o meno inconsciamente pretendevo che la mia compagna fosse in grado di intuire e interpretare ogni mio stato d'animo, anche di fronte alle mie "posizioni difensive dandole le spalle". C'ho messo un po' di anni, qualche delusione e parecchie incazzature per capire che le cose non necessariamente funzionano così e oggi posso finalmente e con un certo orgoglio dire di avere raggiunto il livello di "sarà incazzata?!? Boh! Tanto poi le passa" con eleganza e non scialanza.
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MikiNigagi
Cimmino è indietro.
Mi è capitata una situazione abbastanza simile alla tua. Quando dici «i suoi spazi inviolabili erano così tanti che scontrandosi tra di loro riuscivano a creare il vuoto», in particolare, rendi molto bene l'idea. I know dat feel bro.
A questi profondissimi e invalicabili silenzi, quest'incomunicabilità stile malore di Andreotti da Paola Perego, ho spesso reagito con violenza. Non su di lei, perché per fortuna non ne sarei capace (ho avuto pure il dubbio che forse sì, a un certo punto, ma ora posso dire con certezza che no); ma su quello che mi circondava sì, e di conseguenza su me stesso. Ho fatto fuori un salotto intero e un pezzo di cucina, le mie nocche e il mio già disastrato ginocchio destro.
Poi ho avuto il momento di lucidità, che spero possa tornare utile anche a te: la loro è una cazzo di posa. Gli asperger esistono, e sono asperger h24, 7 su 7. Per quanto abbiano un disturbo della sfera affettiva, mi è capitato di conoscerne di piacevoli e tutto. Se tu decidessi di avere una relazione con una affetta da SA, sapresti precisamente a cosa vai incontro: come se scegliessi di avere una relazione con una che è senza piedi, sapendolo fin dall'inizio; mica potresti iniziare, a un certo punto, a lamentarti che non è in grado di soddisfare le tue fantasie feticiste. Ecco: una forma di autismo di quel tipo tende a notarsi anche più di due protesi al posto dei piedi. È sempre lì, e non ci si diventa a un certo punto.
Cazzo mi sono allungato. Il discorso insomma è che è una posa del cazzo, perché se porca di quella puttana ti sto parlando, e tu mi dici che stai pensando alla sfericità del lampadario o alle nervature del teak, stai facendo una cosa odiosa quanto sarebbe odioso mettersi a fare l'imitazione di una che ha la sindrome di Down. L'hai visto fare a qualche attrice fighetta su un film, e ti è sembrata una cosa molto affascinante da imitare.
Raggiunta questa consapevolezza, ho potuto mandarla in pace. Ora sta con un tipo molto brutto, e probabilmente con un dito di cazzo.
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sotomayor
sotomayor Divèrs
Due questioni.

La prima sui contenuti dell’editoriale. Una storia vera che risale oramai a più di cinque anni fa. Solo che alcune cose ti restano impresse. Non riesco comunque ad avercela con lei nonostante questo fare muro. Questi silenzi e altre cose che forse sono state anche peggio. A volte mi domando se mi manca. Probabilmente sì. Nel senso che mi manca una certa intimità. Mi manca qualcosa che ho continuato a cercare fino a farmi molto del male. Ma penso di non essere stato l’unico a provare cose di questo tipo. Ora sono nei casini ma non posso dire che sia colpa di questa storia ma di avere con insistenza cercato di riempire un buco dentro che alla fine non può essere colmato ma devi imparare a conviverci andando oltre ogni cosa. Senza cinismo ma tenendo sempre al centro la tua incolumità... Ma ecco non voglio parlare oltre dei miei problemi qui pubblicamente. Dico solo che probabilmente aveva anche lei dei problemi e che forse io credevo di potere risolvere le cose assieme. Lei no. Non lo so chi aveva ragione. Alla fine nessuno. Se non siete d’accordo avete tutti torto. Non c’è amore credo.

La seconda cosa sugli apprezzamenti e le osservazioni di Bartle. Intanto grazie. Poi ho riflettuto su quello che hai detto. Io non lo so se sia una questione di attitudini. Sicuramente io sono uno che scrive molto e allora mi metto anche alla prova con cose che però per essere argomentate bene richiedono tempo. Ma io non sono esattamente uno scrittore. Faccio un altro lavoro che peraltro mi richiede tempo e grande dispendio di energia mentale, quindi scrivo sempre tutto di gretto. Penso sia inevitabile ‘bucare’ oppure perdersi. Paradossalmente più scrivo, più significa che mi sono deconcentrato. Poi a volte posto lo stesso... magari ne esce comunque un confronto. Qualcosa. Ma voglio credere che sia una questione di esercizio e consapevolezza dei propri mezzi. Poi probabilmente ci vuole anche tecnica ma quella immagino che o ce l’hai oppure bisogna studiare. E io non ce l’ho e odio studiare. :) Comunque per esempio con le recensioni sono diventato molto più conciso, vado subito al punto, questo secondo me è bene. Prima cercavo sempre di essere in qualche maniera artificioso.
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MikiNigagi: Beh ci sta. Se non fosse una posa, come per il mio caso, ma ci fossero davvero dei problemi, e quei problemi non fossero risolvibili, allora si tratterebbe della volontà di assecondarli. Cioè di fare compromessi, e fare compromessi implica il compromettersi (guarda che bella quella sfumatura semantica). Per dire che è una roba che genera sempre traumi, distorsioni e mancanze, perdite di pezzi.
Quel che importa, credo, è continuare a far rotolare il katamari.
Il cinismo è assoluto, richiede una coerenza estrema, e troppo spesso la lucidità è confusa col cinismo; quando, invece, la prima ti libera, e il secondo ti condanna.
Oh poi non è che voglio fingere di essere più saggio di te, né entrare nel merito della tua questione. Ti dico solo buona fortuna frate', e grazie per il racconto molto potente.
MikiNigagi: Fino a "pezzi", credo sia la roba più da Dinosauri Onesti che io abbia mai scritto : (
sotomayor: Non credo fosse una posa nel suo caso, quanto invece chiaramente una manifestazione di 'sofferenza' in qualche modo. Evidentemente legata a dei suoi disagi che però non ha mai voluto condividere (almeno non con me). Di conseguenza non poteva esserci una relazione e io stesso diventavo in questo contesto qualche cosa che era di troppo. Lo ho capito chiaramente nel tempo e non ho potuto fare altro a quel punto che prenderne atto perché penso di avere fatto tutto il possibile. Anche se qui non si sa mai che cosa significhi 'tutto il possibile'. Non ho rimpianti a distanza di anni. Anche se la penso ancora spesso. Ma questo probabilmente succede anche perché non ho avuto altre relazioni.

Ti ringrazio per l'augurio comunque Miki. Sei uno di quelli con cui ho avuto qualche interazione anche al di fuori del Debasio (anche se purtroppo non ci siamo mai incontrati) quindi mi conosci sicuramnete meglio di altri. Inutile dilungarmi qui sui miei problemi personali e in questo momento particolare che sono abbastanza complessi e che esulano da questa piccola storia di tanti anni fa. Mi fa piacere sia piaciuta, personalmente pensavo fosse pessima. :)
ALFAMA
Ma i I Titani si servivano da una solita sartoria molto "Dolce E Gabbana" ?
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sotomayor: Un abbigliamento molto minimal...
proggen_ait94
Non voglio essere antipatico ma da come l'hai descritta t'è andata pure bene
Bello lo scritto comunque!
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sotomayor: Ero così innamorato che in quel momento pensavo comunque mi stesse andando benissimo.
lector
Certo che la Chiara ci aveva pure il suo bel caratterino! Ma chissà: magari lei la racconta diversa....
Lo scritto è bello, però.
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sotomayor: Probabilmente la racconterebbe in maniera diversa, sì, comunque sicuramente più distaccata.
sotomayor: Ma non volevo parlare di lei in ogni caso.
RinaldiACHTUNG
Mi rivedo un po' in entrambi, penso sia una trincea che abbiamo tutti dentro. Mi incazzo per il fatto che quei "gesti" non riusciamo nella stragrande maggioranza delle volte a convertirli in frasi, soprattutto non sul momento.
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sotomayor: Abbiamo tutti dei condizionamenti che ci portano a una certa chiusura sia all'atto pratico che emozionale. Mi rendo conto che paradossalmente, per quanto all'epoca io in qualche maniera mi adoperassi in ogni modo per stare con lei (lei no, ma non è una critica, solo un dato di fatto), alla fine non è che io avessi meno barriere di lei. Barriere che anzi con il tempo poi mi sono crollate addosso. Lei non so. Non l'ho più sentita, le ho scritto due righe tre-quattro mesi fa, mi ha anche risposto... ma non potevamo avere un dialogo sereno. Non so che vita faccia, spero che stia bene e alla fine sono anche sincero.
RinaldiACHTUNG: Mi rivedo molto in questa situazione, e dopo aver metabolizzato è proprio vero che auguri il meglio senza rancore, anche se quello spiraglio vuoi o non vuoi resta aperto. Tra l'altro mi è venuto in mente un tuo editoriale in cui analizzavi la duplicità del "sentimento" e per certi versi li trovo attinenti l'un l'altro
sotomayor: Sicuramente il fatto che lei sia molto lontana 'aiuta', anche se non è solo questo: come dici a un certo punto ti rendi conto che se non c'è corrispondenza reciproca, qualcosa non funziona e allora devi metterti in discussione per forza perché la cosa in quel caso (tristemente, perché è una cosa molto molto triste) la cosa riguarda solo te. Spero che questa situazione per te riguardi il passato... o magari il presente con un futuro però migliore. Forse lacosa migliore da fare è a un certo punto essere diretti. In altre occasioni ho provato a fare così in effetti, dopo, ma non si è praticamente mai andati avanti, ma non sono per niente bravo con le ragazze. Manco con i ragazzi per dire la verità... :)
RinaldiACHTUNG: Spero anche io per il tuo futuro soto! In ogni caso ho apprezzato dell'editoriale e delle tue parole in generale l'assenza di qualunque forma di "ramanzina" o morale, non tutti ne sarebbero stati capaci
sotomayor: Diciamo che con Chiara è stata una storia molto particolare e che in qualche modo mi ha alla fine fatto andare oltre quello che potrebbe essere rancore, ramanzine, morale. Non posso avercela con lei, cioè non ce l'ho con lei. Forse a volte quando ci penso, me la prendo con me stesso, ma faccio così con tutte le cose. Come se uno dovesse per forza trovare un colpevole. Un meccanismo molto ingenuo da cui evidentemente non riesco a uscire, anche se è già un passo avanti non cercare colpevoli all'infuori di se stessi... ma devi fare poi quell'altro passaggio e non prendertela nemmeno con te stesso in maniera distruttiva.
RinaldiACHTUNG: esattamente, un passo dopo l'altro e soprattutto con i giusti tempi
zaireeka
Lo ho riletto. Davvero molto ma molto bello. Correggi solo quell’”andavano” all’inizio con “andavamo”, che stona..
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sotomayor: Grazie ancora. Ora faccio questa modifica.
sotomayor
sotomayor Divèrs
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nes
nes
bella, veramente pagina. forse lo scritto di carlo mayor che ho preferito. pure i commenti fanno la loro porca figura, qualcuno è pure riuscito ad infilarci i katamari, in un'altra epoca, su qualche altro sito, per fare il bello vi avrei potuto dire "siete dei cazzo di geni". Però, dopo tutto questo sentimento e questa nebbia di ricordi, un po' di allegria e spensieratezza. Dai, ci vuole.

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nes: bella, veramente BELLA pagina... prima di compiere dieci DeAnni giuro che riuscirò ad inserire un post corretto.
sotomayor: Grazie nes. :) Le cose migliori sono sempre quelle che scrivi di getto e più rapidamente possibile! Almeno nel mio caso. Dato che scrivo in ogni caso di getto, ma alcune cose devo scriverle a puntare e chiaramente mi perdo un po' per forza. Ottima colonna sonora comunque!

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