Padri

Mio padre amava il mare e sognava la Rivoluzione. Dalla sua stanza d’ospedale non si poteva vedere il mare, ma si vedeva – anche da lì – che la Rivoluzione era, ancora, solo un sogno.

Le stanze d’ospedale sono tutte uguali. Vuote, amorfe, inospitali. Minacciose.

Anche quando non sei lì per una “brutta” malattia, ma per una più banale, una di quelle per cui non si dovrebbe morire.

Così, mentre aspetti (questo si fa negli ospedali: si aspetta), magari ti immagini il mare e continui a sognare.

E quei sogni me li ha lasciati in eredità.

Sono il suo lascito.

Ma diventa sempre più difficile e, a parlare di queste cose, ci si sente sempre un po’ stupidi.

Si dovrebbe imparare dalle sconfitte, si dovrebbe capire che il mondo ha una scorza dura, che i sogni la semplificano la realtà, sono cose da ragazzini, che anche se ti sembra – anzi ne sei proprio convinto – di avere ragione, di essere nel giusto, ecco che poi non è proprio così.

Si dovrebbe imparare dai propri compromessi, dalle proprie meschinità, che le cose importanti sono altre, che bisogna tirare avanti, che si deve combattere la propria battaglia, che non si può vincere sempre, che bisogna perdonarsi, accettare le proprie mediocrità.

Insomma crescere.

Ed è questo quello che dovrebbe fare un padre: insegnarti a crescere.

Il padre si insinua nel rapporto madre-figlio, ne spezza la dinamica incestuosa ed impone il senso del limite, cioè stabilisce la Legge.

Almeno questo dicono i sacri testi.

Solo che non è più così. Il principio di autorità è crollato sotto i colpi delle spinte libertarie ed innovatrici, prima, ed edoniste poi. La famiglia patriarcale era già morta da tempo ed i modelli morali di riferimento hanno, ormai, perso ogni credibilità ed attrattiva. La Legge è diventata imposizione e i padri insegne da abbattere.

E così i padri sono scomparsi.

Nessuno vuole fare più il padre. Ed in effetti è dura accettare un ruolo che, se ben svolto, ha come senso finale la messa in scena simbolica della propria morte. Un ruolo che è testimonianza, farsi carico, assumersi la responsabilità di indicare un senso. Sognare un futuro.

Siamo immersi in una cultura dominata dal feticcio della madre. Dominata da parole d’ordine materne: accoglienza, comprensione, accudimento, protezione, sicurezza, soddisfazione.

Siamo tutti figli unici.

Ma lo sguardo della madre non arriva dappertutto e, negli anfratti bui, si annidano i lupi.

Ho ripensato a mio padre vedendo questi lupi mostrare le loro zanne in televisione, pronti a sbranare e sbranarsi per difendere il loro diritto di figli unici. Deridere ogni principio di Legge Morale per difendere il proprio boccone. Senza passato e senza futuro, perché il desiderio (che è il fondamento del rapporto figlio-madre) vive in un eterno presente.

Li ho visti lasciar buttare i cadaveri in mare, mettere bambini - soli – in una cella, lasciare naufraghi alla deriva e chiedere di schedare i diversi.

Senza pietà, senza memoria.

E cosa gli hanno detto altre anime belle?

Accoglienza, comprensione, accudimento, solidarietà……

Soluzioni provvisorie, pannicelli caldi, abbracci ipocriti, attesa.

Nel frattempo facciamo il possibile, gestiamo l’emergenza (ci sarà sempre un’emergenza da gestire), si deve essere realisti, non si possono cambiare le cose. Una soluzione arriverà.

Non arriverà.

La soluzione bisogna inventarla, costruirla, farsene carico, assumersi la responsabilità di deciderne il senso.

Sognarla.

E vorrei sapere cosa ne pensa mio padre di ciò che ne ho fatto della sua eredità, dell’uomo che sono. Vorrei sapere come ha fatto lui, se anche lui – come me – aveva paura.

Ma, in fondo, non è questo che mi manca, alla fine le risposte a quelle domande le conosco.

Quello che mi manca, veramente, è di non avere mai potuto offrirgli il mio braccio. Dirgli “appoggiati, riposati, ora ci penso io”. Solo a me è toccato il destino d’invecchiare.

Perché è questo che c’è di innaturale nel nostro rapporto: io diventerò il più vecchio, ma lui sarà sempre il più grande.

Qualche giorno fa, il mio pulcino ne ha fatta una delle sue. Una delle solite. Una delle tante.

L’ho punito. Ho dovuto.

Sono stato inflessibile. Sordo ai suoi pianti, alle sue recriminazioni, alle sue proteste, alla sua rabbia.

Poi ho aspettato che venisse sera, che andasse a letto, che scivolasse nel sonno.

Mi sono seduto vicino a lui.

E l’ho soffocato di baci.

lector , Il 21 giugno — DeRango: 23.85

BËL (11)
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I commenti che questo editoriale ha voluto ricevere

De...Marga...
Mi hai steso lector...per adesso non riesco a dirti altro. Sto tremando; un abbraccio sincero, amico.
BËL (01)
BRÜ (00)

De...Marga...: @[G]: potresti aggiungere la possibilità di preferire anche gli editariali? Grazie ragazzo!!!
perfect element
Condivido in pieno, eminentissimo, non esistono manuali che insegnano il ruolo di padre. Di base, io cerco di non confondere l'autorità per autorevolezza e di essere il meno retorico possibile.
BËL (01)
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Stanlio
L'inizio:
Padre, ospedale, mare... e niente hai fatto tornare a galla una brutta esperienza personale del 2006 (anno della morte di mio papà) che ancora non sono riuscito ad elaborare del tutto (dio cane) e non credo ci riuscirò mai...

La fine:
Figli non ne ho, ma sarei stato inflessibile anch'io. Sordo ai suoi pianti, alle sue recriminazioni, alle sue proteste, alla sua rabbia, altrimenti non se ne viene fuori...
BËL (02)
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dsalva: Durante una amabile conversazione, una volta mio figlio (24) considerando la bontà del ns rapporto mi disse che si poteva anche essere amici fra padre e figlio. La mia risposta un po' dura ma motivata, fu che non poteva esistere un rapporto di amicizia. A ognuno il proprio ruolo, e quello del padre deve e può solo essere nelle ultime tue righe.
Userò alcune tue frasi per un ascolto, se permetti, molto belle e che calzano con il senso di una canzone che volevo postare!
CosmicJocker
Editoriale ricco di spunti. Mi soffermo sul quel "Li ho visti lasciar buttare i cadaveri in mare, mettere bambini - soli – in una cella, lasciare naufraghi alla deriva e chiedere di schedare i diversi." e poi il "nostro" ministro dell'Interno dice "è finita la PACCHIA per i migranti". Come è noto infatti, la loro vita è senz'altro una PACCHIA.
BËL (02)
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spiritello_s: Vorrei capire... il "problema" sarebbe il "nostro" Ministro dell'Interno che dice una sacrosanta verità e che si è insediato da meno di 20 giorni..... Anche perchè Le sarà forse sfuggito che "la pacchia" era riferita a chi sfrutta il traffico di migranti e non certo ai migranti regolari in quanto tali. Poi va da sè che il Salveneeee non sia il massimo dell'ideale di ministro ma se la può giocare con Al-Fano. Vale la pena ringraziare anche coloro i quali hanno progettato e realizzato una legge elettorale che ha "costretto" forze politiche differenti ad accordarsi, seppur con metodi del tutto diversi dai nazareni, in maniera un po' forzata e innaturale. Gli stessi "coloro i quali" che trattavano i migranti come un affare, prove alla mano.
CosmicJocker: A me pare che "pacchia" fosse riferita ai migranti..la distinzione che Salvini fa (regolari o meno) oltre a essere ridicola non cambia il fatto che siano persone che scappano dai loro paesi per guerre et similarum che noi occidentali abbiamo da sempre fomentato,favorito,sfruttato e cavalcato..e come li accogliamo noi (e per noi beninteso non intendo solo lo Stato italiano)? Rinchiusi, schedati, affamati, umiliati e, quando si può , rimpatriati..chi rimane non ha altra prospettiva se non quella di delinquere a meno che non voglia raccogliere pomodori 12 ore al giorno per 10 euro..credo che le beghe interne della politichetta italiana siano un tantino sovrastrutturali rispetto alla vera natura della situazione
spiritello_s: La "vera" natura della situazione penso la conoscano molto bene la nostra marina militare e chi gestisce la sicurezza del territorio....magari anche un tantino meglio di Lei e di me. Le generalizzazioni "noi occidentali"....noi chi? Io non affamo e non sfrutto nessuno quindi rivolgi la critica a chi ha le responsabilità. Detto questo immigrati regolari o meno non fa differenza?....mah riflettici bene perchè hai scritto una colossale fesseria. Nella mia città c'è appena scappato il morto per colpa di un regolamento di conti fra una famiglia di zingari che si son messi a fare le corse per strada. Poi si scopre gli altarini di questa gente con una fedina penale lunga un km e a piede libero e soprattutto senza fissa dimora e senza una occupazione. Quindi è necessario fare un filtro come vedi. Lo fanno le "grandi democrazie" comprese quelle scandinave, dice che sbagliano? Dovresti cercare la responsabilità fra chi ci ha guadagnato finora dal "commercio di schiavi e disperati" e attribuire le colpe in modo più preciso. Gli italiani poi...ne vogliamo parlare o ha importanza aiutare solo i poveracci del resto del mondo per mettersi in pace la coscienza?
CosmicJocker: Dunque secondo Lei a un migrante irregolare bisognerebbe dire: "sai che c'è? Non hai documenti e te ne torni da dove sei venuto". Viva la civilta' viva l'accoglienza! Ripeto, è ridicolo distinguere tra migranti regolari e non: è gente che scappa da situazioni spaventose create, cavalcate e sfruttate dai governi e sistemi economici occidentali (mi fai sottolineare l'ovvio p untualizzando che il "noi" non è certo riferito ne a Lei ne a me)..sul fatto poi che "Nella mia città c'è appena scappato il morto per colpa di un regolamento di conti fra una famiglia di zingari che si son messi a fare le corse per strada.", beh è noto invece che da regolari cittadini italiani non viene altro che zucchero filato e caramelle sapor cannella..i vari pastifici 'ndrangheta, cosa nostra, sacra corona unita, mafia e camorra ne sono un esempio brillante.
spiritello_s: Vede forse non ci capiamo. Ci sono delle leggi in questo "stato italiano" tanto bistrattato...e vanno rispettate. Finora erano state aggirate con astuzie e propagande varie. Il risultato è là fuori della finestra. Dell'ordine pubblico che ne facciamo? Lasciamo decidere agli scafisti o alla malavita, che Lei cita, la politica immigratoria? Suvvia...se poi l'Italia fa così schifo (e lo fa) c'è sempre la possibilità di emigrare...così potrà provare l'accoglienza altrui e farsi una idea concreta della situazione anzichè reagire per sentimento o sentito dire. Il vero "pastificio" (termine inadatto) è la propaganda che ci circonda e ci rende incapaci di distinguere il vero dal falso, i fatti dalle opinioni.
CosmicJocker: " la propaganda che ci circonda e ci rende incapaci di distinguere il vero dal falso, i fatti dalle opinioni." Vero, ma questo vale per tutti, Lei compreso. Mi ha sopra attribuito facili generalizzazioni, ma parla di zingari e migranti facendo di tutta l'erba un fascio.."Dell'ordine pubblico che ne facciamo?", siamo proprio sicuri che il problema principale di tale ordine sia da ricercare in zingari e migranti? La propaganda, che Lei citava, tende a semplificare le situazioni, trovando comodi capri espiatori imbonendo il popolo di turno. La storia è piena di questi meccanismi, quindi mi pare inutile produrre esempi che può comodamente cercare da sé.
lector: La Giustizia è sempre necessaria ma è cieca e sorda mentre l'umanitaresimo è caro, sciupone ed affamato, quindi - potenzialmente - distruttivo. L'uno e l'altro non possiedono risposte se non nella loro dialettica. Ma il dialogo è lungo, faticoso e, raramente, appagante.
Viviamo in tempi di scontro, desideriamo la lotta. Nello scontro tra Legge ed Umanità non ci possono essere vincitori ma solo sconfitti.
La Storia è lì ad insegnarcelo.
I migranti non sono il male, sono solo il sintomo.
spiritello_s: Il male sono coloro che sfruttano i flussi migratori per lucrare sul sangue dei disperati. E se non sono stato chiaro li individuo in certa maggioritaria parte politica infiltrata dalle associazioni a delinquere che la sostengono. Arresti e indagini a 360 gradi dimostrano la completa collusione fra le parti. Se poi a qualcuno piace lavarsi la coscienza con le etichette libero di farlo. Ma, ripeto, i fatti sono evidenti. Se il fine è una società di "esentati" dal rispetto delle regole mi sa che della democrazia non si è capito nulla. Lo stato di diritto è centrale e ineludibile. Ed è sbagliato pensare che le regole siano una forma di limitazione della libertà. Anzi sono la tutela della libertà e del rispetto che ogni cittadino deve verso il suo prossimo e verso lo stato. E' un patto che si accetta con la cittadinanza. Sennò liberi di trovare altri luoghi migliori. La propaganda tende a rincoglionire chi non ha capacità di informarsi, voglia di cercare fonti alternative, pensare, dedurre e soprattutto conoscere un minimo le questioni.
pier_paolo_farina
Mi hai fatto tornare in mente "Animals" dei Pink Floyd.
Waters ha già rappresentato tutto lì, nel 1977: i cani a combattere per l'osso, i maiali a spacciare ossi, le pecore ad accontentarsi degli avanzi ed alcune a sperare di diventare maiali.
E l'amore come unico buco in cui rifugiarsi, e sopravvivere.
BËL (02)
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lector
Sono cosciente del fatto che gettando sul piatto un elemento biografico così forte, persino impùdico, questo si sarebbe fagocitato il motivo che rende(rebbe) questa paginetta un editoriale e non una pagina di diario (sia pure diario interiore).
La memoria ha preso il sopravvento.
In realtà mi sono chiesto, vedendo buttare cadaveri in mare, sentendo riproporre schedature etniche, "come è possibile che lo stiamo permettendo?"
Allora mi sono detto che il cambiamento in atto non è solo il frutto di una contingenza politica, economica, sociale ma deve essere il risultato di un cambiamento più profondo, radicale, antropologico.
Perché non sappiamo più immaginare mondi diversi? Alternative possibili?
Ed allora mi è tornato in mente mio padre che ha cercato di insegnarmi a credere nei sogni.
Grazie a tutti coloro che hanno voluto leggere e commentare (o non commentare) quello che ho scritto.
BËL (03)
BRÜ (00)

Dislocation: Sei convinto, Lec, che ci sia davvero stato un effettivo cambiamento, antropologico o d'altra natura, in atto nell'italiano? Io, che di primavere ne conto 55, comincio a pensare che il suddetto sia, come ben sappiamo, un inguaribile individualista sempre ai limiti, spesso superati, dell'egoismo puro e semplice, e che dell'individualismo in sé abbia colto e coltivato il lato più esasperato, accettando di avere come portavoce un inetto teleguidato e, peggio, forse, uno scaltro neopopulistarevanscistasituazionist a ormai da tutti osannato (come diceva Flaiano, gl'italiani sono bravissimi a salire sul carro del vincitore dopo essergli corsi in soccorso). L'italiano, Lec, quello medio, noi, voi, si è finalmente e definitivamente svelato per il fascio che è, dentro, e neanche troppo dentro. E dico fascio intendendolo, più che in un senso squisitamente politico, in senso, appunto, antropologico, colui che asserisce di combattere le mafie ma sotto sotto ammira il camorrista che asserisce che "comandare è meglio che fottere", quello che dice che i negher rubano il lavoro agli italiani passando davanti alle distese immense di pomodori da raccogliere in Campania piuttosto che in Emilia, quello che afferma che in fondo i professori che bocciano i ragazzi se le cercano, le botte che i genitori danno loro, che è finito lo strapotere degl'insegnanti di sinistra che imbevono le menti dei ragazzi di imbecillaggini, le stesse che una volta chiamavamo "Educazione Civica" anziché insegnar loro come passare davanti a una fila in posta senza che nessuno se n'accorga.... O quello che dice che è un'ingiustizia condannare due CC che hanno ammazzato di botte un geometra tossicodipendente senza nessuna ragione contingente, in fondo anche lui se l'è cercata....
lector: Ti rispondo più giù.
macaco
In alcune cose mi ritrovo, in altre é tutto il contrario.
In realtá ne aprofitto e getto alcune considerazioni, bisognose di riscontri, che vado maturando nel mio cammino di vita. I miei genitori sono nati durante la seconda guerra, hanno conosciuto la vita campestre e sentito sulla pelle i sacrifici di una vita vissuta ai ritmi della terra e della chiesa. Hanno avuto il boom economico a loro disposizione, vita semplice, economie. Stabilitá. Io sono nato nei primi settanta, infanzia felice, ho avuto tutto quello che mi bastava, forse l´infanzia che i miei non hanno mai avuto. Peccato che sono sempre stato polemico, mettendo sempre in discussione ció che trovavo pronto. Ho iniziato a sentirmi un poco piú uomo a vent´anni, dopo un´esperienza traumatica. E ancora adesso non so cosa vuol dire essere adulti, come lo immaginavo da bambino quando guardavo i trentenni. Vuol dire che i miei genitori giá son nati adulti e che la mia generazione non é mai cresciuta? E davvero un male? Gesú disse che dovremmo diventare tutti bambini, cosa vuol dire? Mio padre non giocava con me, mi portava a caccia. Quand´era bambino marinava la scuola per andare a nidi, io guardavo Goldrake e pure Heidi, mia figlia Nantsu No Taizai. Siamo piú vicini ai nostri figli di che i nostri genitori a noi, almeno cosí io percepisco, e ho sempre cercato di vivere per avere il tempo di stare con loro, e con difficoltá ci riesco e ne sono soddisfatto.
Non ci sono piú valori pronti per chi cerca i sogni, esistono solo per gli altri miseri che non sanno volare e che affondano nel fango di questi tempi incerti.


BËL (01)
BRÜ (00)

lector: Ti rispondo più giù.
Geo@Geo
Geo@Geo Divèrs
So di fare un intervento forse non gradito... Lector ha detto un po' più su che non sa bene perché ha scritto quello che ha scritto (all'incirca), la memoria di mio padre è quello che mi è rimasto di lui e non mi va di condividerla con nessuno, ecco l'ho detto...
BËL (02)
BRÜ (00)

lector: Non gradito? E perché mai non gradito? La tua attenzione è, per me, sempre un piacere. E poi la tua critica è corretta, circostanziata e condivisibile, oltre che espressa con toni delicati ed amichevoli.
I ricordi sono tutto ciò che abbiamo di chiunque ci abbia incrociato ed abbia contato qualcosa per noi, sono tutto ciò che abbiamo persino di noi stessi. Quindi sono una cosa preziosa. E capisco che c’è sempre qualcosa di impùdico, di sfrontato, nello spenderli con eccessiva leggerezza.
E’ un po’ come mettersi nudi. Ci sono almeno tre motivi per cui qualcuno si denuda: per amore, per trarne un guadagno, per presunzione e pienezza di sé. Lascio a te decidere a quale di questi gruppi ascrivermi.
Non è vero che non conosco il motivo che mi ha spinto a scrivere queste cose, vada a mia discolpa che lo ritenevo (e lo ritengo) un argomento che merita discussione, la scomparsa dei padri ed il conseguente dominio del modello materno nella nostra cultura, ma – capisco – che ho calcato la mano sul pathos della memoria a scapito di quello che intendevo comunicare.
Rileggendomi ora toglierei, non tanto il frammento di ricordo iniziale, ma tutta la parte finale che sposta il tutto troppo sul personale. Ma se lo facessi renderei incomprensibili alcuni degli interventi che altri hanno voluto lasciare a questa pagina. Lascio tutto così per rispetto a loro e per memento a me che scrivo troppo.
A te ribadisco un ringraziamento e la richiesta di avere pazienza e di venire, ogni tanto, a regalarmi un po’ di saggezza.
lector
Per @macaco e @dislocation (e per chiunque abbia voglia di leggere questo mio, ennesimo, polpettone). Prima di tutto, grazie per aver voluto commentare ed arricchire questa mia paginetta. Proverò a spiegare, se vi va, cosa ho cercato di dire.
Il rapporto figlio-madre è basato sul desiderio, è sempre incestuoso, violento e cieco. Il bambino desidera e questo desiderio non ammette ostacoli. Tocca al padre regolamentare questo rapporto, introdurre il limite, creare il linguaggio della Legge.
E’ un ruolo fondamentale non solo nello sviluppo psichico del bambino, ma nella struttura stessa della società. L’essere umano, liberato dalla sua nascita inetta, dalla necessità di badare a sé, possiede un surplus di energia psichica che verrà investito (unico tra gli esseri viventi) nella creazione della cultura.
Ora, semplificando in modo brutale, diciamo che la creazione di un linguaggio della Legge era, dunque, il ruolo del padre e da questo ruolo ne scaturiva una società regolata e moralmente chiusa.
Ma il padre doveva combattere contro la potenza del desiderio. Battaglia destinata – prima o poi (e per fortuna, aggiungerei) – alla sconfitta.
Il tema della scomparsa del padre è stato posto, in questi termini, per primo da Lacan, ma ne troviamo illuminanti elaborazioni anche in pensatori come Nietzsche o Sartre (e molti altri che ora è ridondante citare), da qualche anno Massimo Recalcati ne ha trattato con pregevole chiarezza e profondità. Lui ritiene che gli anni ’60 e ’70 abbiano portato al definitivo declino del ruolo del padre e, quindi, alla necessità di rielaborarne il senso.
Ora io, nel mio piccolo, ho creduto di ravvedere nelle mostruose aberrazioni (mica solo italiane) di questi ultimi giorni la smorfia ghignante della legge del desiderio, e nelle risposte che si è cercato di mettere in campo lo stesso linguaggio materno. Un linguaggio politico (e culturale) che scimmiotta il rapporto figlio-madre, che è e resta un rapporto afasico.
Sono convinto che per spezzare questo circolo vizioso sia necessario ripensare al ruolo del padre (maestro, guida, ispiratore). C’è bisogno di padri, c’è bisogno di costruire un linguaggio che concepisca il possibile come possibilità (ecco, ora sto proprio esagerando!).
C’è bisogno di sognatori che sognino un’alternativa.
E così ho ripensato a mio padre che mi ha insegnato a sognare, ed ho pensato ai miei figli per i quali non riesco più a sognare.

BËL (01)
BRÜ (00)

luludia
Non so, io ho un figlio tu due, quindi non siamo affatto scomparsi...
E, onestamente, non sento la nostalgia dei padri di un tempo (a parte il mio, ma quello era il mio)...
Sarà che non ho mai visto famiglie felici, o, massimo massimo, solo qualcuna...
Comunque, più che i padri , mi sa che son scomparse ideologie e credenze (il partito, la chiesa), grandi super io, grandi dover essere...
Le certezze, insomma...
Con dc e pci attorno al 70% nessuno avrebbe osato fare un discorso alla Salvini, se non le frange di estrema destra...
In quegli anni io e i miei amici sognavamo ben distanti da quelle due roccaforti, coi babbi che facevano le piadine al festival dell'unità, mentre noi, col culo ben parato, leggevamo Baudelaire e ascoltavamo i Velvet...
Poi ok, se identifichi il padre con la cultura, ecco allora si, il padre, forse, è scomparso davvero...
Ma se parliamo dei padri veri, sicuro che sian scomparsi? Non son sempre quelli ovvero, tranne pochissime eccezioni, i soliti guardiani (magari anche teneri e affettuosi) dell'esistente, solo senza ideologie o credenze forti a rassicurarli?
Ti dico sinceramente che unendo i due piani, quello personale e quello sociale/psicologico, ne è uscito fuori un testo un po' contorto, quasi che punendo le marachelle dei figli non ci sarebbero orrori alla Salvini...
Però è vero che l'educazione al senso del limite ( "su bimbo adesso smetti di rompere le palle") si è un po persa...ma che dobbiamo fare tornare al pre 68?
Oppure dieci anni di scuola repressiva per poi farne un altro di sessantotto, tipo eterno ritorno?
Dieci anni di babbi di una volta?
Direi di no...
Proviamo a dire ai nostri figli di non aver paura, proviamo a fargli vedere chi siamo veramente...
E scusami per queste considerazione un po' a vanvera...



BËL (01)
BRÜ (00)

lector: È vero: sono proprio contorto
lector: Grazie per questo arricchimento a questa pagina
Dislocation
Ciao, ragazzi. Tutto quanto avete detto è condivisibile, siamo tutti più o meno della stessa generazione e vedo che i nostri pareri e perfino i nostri vissuti, in larga parte, coincidono.

Mi prendo la libertà, a mo' di risposta, di postarvi questo brano di un Illuminato, un uomo che, dopo essere stato un divo della canzone mise in discussione la sua passata carriera, che certo sarebbe comodamente proseguita, per abbracciare una nuova forma di teatro-canzone dove l'esecutore poteva esprimersi, da solo sul palco, su ogni argomento dell'umano sapere. E, quando si trattò di parlare di paternità "subita" (dai figli, cioè), lo fece con questi 7'38" ancor oggi inarrivabili, e correva l'anno di grazia 1978.
Mi aspetto commenti da voi che avete partecipato a quest'iniziativa di @lector ma anche, spero, da altri che vorranno unirsi… e non necessariamente della nostra età.



BËL (03)
BRÜ (00)

luludia: era venuta in mente anche a me...
Dislocation: Ne ero certo, fino all'ultimo sballottavo tra questa e la "Canzone del Padre" di De André, che ho poi scartato per via della sua accezione che sconfina dal personale al politico…..
lector: Bella ed appropriata, grazie
proggen_ait94
Grande Lector, Lacan e Recalcati resi accessibili senza dimenticare spunti personali e biografici, uno dei migliori editoriali degli ultimi mesi di sicuro. Ci sono passato attraverso all'università e devo dire che penso che la psicanalisi, che altrove mi sembra riesca poco ad aderire alla realtà, nell'ambito familiare coglie davvero il punto. Solo su una cosa sono scettico: dopo l'inevitabile morte della figura paterna, forse ancora inseribile nella società di mio nonno e vostro padre ma ora sicuramente inaccettabile per Mamma Mammona, che non ammette limiti all'ingordigia dei Suoi figli, gli esperti dicono che per l'igiene psichica dell'uomo sia necessaria una "rielaborazione" del ruolo paterno. Ma com'è possibile? L'uomo può avere relazioni solo con un'altro uomo o con un'astrazione, al massimo. Se l'uomo non è più socialmente accettato, resta il Papa? Ovviamente no. Lo stato? Forse in una società eticamente più salda, ma per chi naviga nel golfo della Borsa? Non vedo altre vie se non quella da cui siamo venuti, francamente. Mio papà è un padre classico, per fortuna, altrimenti sarei un figlio peggiore ancora. Ma tra i miei amici chi ha il papà amico o il papà assente o il papà che abusa del suo potere si nota subito. Sembrerò orribile ma la legge sul divorzio, poi, i suoi danni li ha fatti e li fa. Non penserei alla nostra concezione di famiglia, così post-moderna e individualista, come alla migliore, francamente. Lo so che non lo dici nell'editoriale.
Per quel che riguarda Salvini propongo un bel Carlyle d'annata dritto dalle cantine Borges: la democrazia è la disperazione di non trovare eroi che ci guidino
BËL (01)
BRÜ (00)

lector: Io riesco a malapena a pormi delle domande, figurati avere delle risposte! Noi siamo funamboli in perenne equilibrio precario e solo non rimanendo fermi possiamo salvarci. Una nuova famiglia, una nuova genitorialità, una nuova convivenza fra diversi, una nuova idea di società.....
Ma prima bisogna immaginarlo questo futuro se non vogliamo correre verso il buio.
E Salvini non è neanche all'altezza del ruolo fatale che la Storia gli sta assegnando.
Grazie per le tue graditissimo parole di apprezzamento.
proggen_ait94: Grazie a te lector per la lettura. Speravo in un attacco, ma forse è più fraterno stare in pace
proggen_ait94: senza NESSUNA ipocrisia o accusa
Cialtronius
Eppure è proprio (anche) dal concetto di "famiglia" che si viene a creare quel concetto di "chiusura" al mondo esterno (la famiglia intesa come stato a sè)

è anche per questo che l'individualismo si consolida

quindi, individualmente, ci riempiamo di belle parole più o meno retoriche ma come disse FDA per quanto ci crediamo assolti...
BËL (02)
BRÜ (00)

lector: No, nessuno è assolto.
lector: Però non credo di poter essere indicato come un difensore della famiglia

Dì la tua! (Se proprio devi)

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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