Volare

Io da bambino sognavo spesso di volare.

Due cose sognavo più spesso delle altre: di volare e il diavolo buono ed il diavolo cattivo.

A quanto pare già da bambino avevo una mente alquanto complicata.

Volare era davvero una mia specialità.

Volavo per la casa arrivando a sfiorare con la schiena il soffitto della casa.

Non conoscevo ancora cosa fosse la forza di gravità, forse per questo mi risultava così facile farlo.

Crescendo ho conosciuto tante cose, che mi hanno tolto un po’ alla volta i miei super-poteri.

E così, un bel po' di anni fa, la conoscenza post-traumatica e scientifica della psicologia dell’approccio amoroso mi ha tolto la capacità di illudermi e volare con la fantasia solo per uno sguardo subito da una ragazza, e da una donna in seguito.

Due cose ancora mi sfuggono: la vera natura dell’Universo e quella della coscienza, come a tutti del resto, del mondo esteriore e del mondo interiore.

La prima ignoranza mi permette di essere ancora qui, in questo momento in questo posto, mentre scrivo.

La seconda ignoranza mi permette ancora di pensare, di sperare, di sognare.

E’ come quando si riesce a suonare un pezzo particolarmente difficile al pianoforte, solo se ci si dimentica definitivamente il funzionamento della partitura.

Da quando da bambino ho scoperto a scuola la gravità, ho sempre pensato che per vincerla si dovesse essere in grado di sollevarsi da terra, come fanno gli uccelli e gli aerei.

In verità l’unico modo per vincerla, lo dice la scienza, e’ abbandonarsi ad essa, lanciandosi nel vuoto.

E’ quello l’unico vero volo, libero davvero dalla gravità, ad occhi chiusi.

Una volta perso del tutto il contatto con la torre di controllo.

Pochi lo sanno, e di quei pochi, pochi ne hanno il coraggio, perché sanno che non può durare, se lo si vuole fare fino in fondo.

E forse è meglio così, anzi, sicuramente.

L’uomo è fatto di quelle cose che l’Universo non vuole conoscere di se stesso, o di cui ha paura.

zaireeka , Il 29 dicembre 2017 — DeRango: 8.72

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I commenti che questo editoriale ha voluto ricevere

zaireeka
Questo mio è anche un omaggio ad un vecchio editoriale di @lector
BËL (01)
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lector: Gran bell'omaggio! Grazie.
ALFAMA
Credo che Volare sia un concetto molto lontano dalla scienza.
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macaco
Probabilmente se fossi nato in una societá diversa, molto diversa, questo tuo dono sarebbe stato coltivato. Ci sarebbe anche una teoria pseudosientifica, e per questo non la dico, credo di conoscerti un poco.
BËL (00)
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sotomayor
sotomayor Divèrs
L'istinto è inversamente proporzionale alle capacità cognitive o comunque all'utilizzo di queste. Chiaramente esiste il giusto compromesso, che varia di soggetto in soggetto e forse anche di momento in momento, ma trovarlo può essere molto difficile. Del resto non puoi trovarlo attraverso un processo di ricerca interiore. Magari puoi anzi. In questo caso otterresti una consapevolezza superiore. Ma la maggior parte delle persone in un processo come questo si perde e invece che volare finisce schiacciato a terra... Forse volare è una cosa che sappiamo fare ma che comunque devi reimparare a fare dopo averlo dimenticato alla nascita o in qualche altro momento della tua esistenza.
BËL (00)
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lector
Volare è una metafora calzante della libertà. Noi non voliamo perché siamo prigionieri. E le sbarre della nostra gabbia sono la logica.
BËL (01)
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sotomayor: Permettete professore? Un pensiero poetico: Così parlò Bellavista - Il pappagallo
zaireeka
Volevo solo segnalare che il mio ed era sopratutto sulla presa di coscienza dei limiti di conoscenza che l’uomo ha, deve avere, della sua stessa natura e della natura dell’Universo.
BËL (00)
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zaireeka: Sempre che voglia continuare a mantenere la sua natura umana. E sopratutto rimanere vivo (il riferimento al suicidio come volo davvero libero dalla gravità forse non era abbastanza esplicito). Per capire meglio ciò che volevo esprimere consiglio la lettura anche solo dell’ultimo paragrafo de La scrittura del Dio di Borges. Grazie del passaggio e auguroni a tutti di un sereno 2018.
zaireeka
“Muoia con me il mistero che è scritto nelle tigri. Chi ha scorto l’universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell’uomo è lui. Quell’uomo è stato lui e ora non gl’importa più. Non gl’importa la sorte di quell’altro, non gl’importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno. Per questo non pronuncio la formula, per questo lascio che i giorni mi dimentichino, sdraiato nelle tenebre.”
BËL (02)
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