Cinque domande impossibili al Generale George Armstrong Custer

Bentrovati. Siamo di nuovo collegati dalla nostra postazione radiofonica per il consueto appuntamento settimanale con le nostre interviste impossibili.

Come ogni settimana abbiamo un ospite impossibile e che grazie alla nostra strumentazione e ai nostri tecnici, siamo riusciti a intercettare per una intervista nella quale oltrepassiamo quel confine suscettibile di alterazioni spazio-temporali tra la vita e la morte.

Questa volta ospitiamo un personaggio internazionale e ascrivibile di merito a quella che potremmo definire come la 'categoria degli infami'.

Questa è una specifica che gli abbiamo fatto quando gli abbiamo richiesto di concederci questa intervista. Del resto non abbiamo motivo di essere ipocriti e non siamo quelli che si possono definire dei mistificatori della verità.

Cionondimeno gli abbiamo garantito un trattamento pari agli altri ospiti che sono finora intervenuti e che questa sarebbe stata una chiacchierata amichevole. Del resto non avrebbe senso invitare un ospite e poi impedirgli di parlare.

Tanto vale a questo punto svelare l’ospite di oggi. Una personalità incredibilmente popolare e la cui popolarità è rimasta invariata negli anni anche grazie al cinema e alla letteratura.

Sto parlando del Generale George Armstrong Custer (1839-1876).

Formatosi all'Accademia Militare degli Stati Uniti d'America di West Point, testardo, ribelle, orgoglioso, permaloso e scarso amante dello studio, eccelleva invece nella schermo, nel tiro con la pistola e l'equitazione. Caratteristiche che gli permisero di fare carriera nelle forze armate in cui raggiunse il grado di tenente colonnello e quello di generale 'brevet' in via provvisoria tra il 1865 e il 1866.

Ufficiale dell'esercito degli Stati Uniti d'America, fu comandante di reparti di cavalleria durante la guerra di secessione americana e le guerre indiane. Morì durante la famigerata 'Custer's Last Stand', il 25 giugno 1876 durante la battaglia di Little Bighorn contro gli indiani Lakota Sioux, Cheyenne e Araphao.

Fatta questa breve presentazione, è il momento di introdurre il nostro ospite.

Buonasera Generale e bentrovato.

C. Buonasera a lei, ragazzo, e buonasera a tutti gli altri convenuti a questa chiacchierata che spero si rivelerà in qualche maniera proficua e non una inutile perdita di tempo.

Farò del mio meglio per non annoiarla Generale. Del resto abbiamo molti argomenti di cui parlare.

C. Molto bene. Cominciamo pure.

1. Generale, se non le dispiace, pensavo di cominciare dalla fine. Dalla sua fine. Cioè dalla battaglia di Little Bighorn, dove il suo 7º cavalleria fu sconfitto ma soprattutto dove lei trovò la morte sul campo di battaglia. Che cosa ricorda di quella giornata e di quella battaglia? La storia la addita come il principale responsabile della sconfitta. Pensa di avere sbagliato qualche cosa in quella occasione particolare?

C. Prima di risponderle, ragazzo, mi dica: lei è mai stato su un campo di battaglia?

Mai nella mia vita. Per fortuna. In verità sono un pacifista e ripudio ogni forma di violenza e l’utilizzo delle armi.

C. Ha! Un vile dunque. Un codardo. Una donnicciola... Ora capisco ogni cosa. Ma procediamo pure con questa intervista. Vediamo dove vuole andare a parare.

Come preferisce. Ma mi creda, non ho nessuna intenzione di denigrarla. Vorrei semplicemente portare avanti questa intervista. Allora, come andarono le cose quella volta?

C. Avevo preparato tutto alla perfezione. Come mio solito. Non avrei del resto ottenuto la carica di generale e non sarei diventato così famoso senza la mia bravura e il mio ingegno. Oltre che il mio coraggio. Ma, vede, in quel caso specifico fummo ingannati da degli informatori che sbagliarono ogni valutazione oppure che, chi lo sa, facevano il doppio gioco. Avevamo informazioni sbagliate per quanto riguarda lo schieramento nemico e il loro numero. La verità è che c'erano molti interessi economici in ballo in quella regione e sarebbero dipesi dall’esito di quello scontro. Senza considerare gli interessi politici, che mi riguardavano personalmente dopo una vita intera passata a servire il mio paese sul campo di battaglia e durante la quale mi ero fatto molti nemici.

A Little Bighorn io ho perso, ma i miei veri nemici erano a Washington nelle stanze del potere, non sulle Black Hills!

Si riferisce al presidente Grant?

C. Ha! Proprio lui. Tra gli altri. Non fu il primo di quei maledetti politicanti corrotti a mettermi i bastoni tra le ruote, ma sicuramente fu l’ultimo!

Si riguardi la storia com’è andata veramente: il generale George Armstrong Custer non avrebbe mai perso a Little Big Horn!

Ho perso perché hanno voluto che le cose andassero così, fu un complotto ai miei danni e io e i miei ragazzi abbiamo pagato con la vita quello che è stato il mio coraggio contro tutto e tutti. Parlo di veri patrioti americani, mandati a morire sul campo di battaglia dai massimi rappresentanti della classe politica degli Stati Uniti d'America!

Ma è vero che lei fu ucciso quasi subito durante la battaglia?

C. Questa è una domanda impertinente. Quello che le posso dire è che ho sempre combattuto in prima linea e senza nascondermi dal nemico e questo lo ha sempre riconosciuto anche ogni mio avversario.

2. Il 27 novembre del 1868 a capo del suo 7º cavalleria, attaccò un villaggio sul fiume Washita in Oklahoma. Era un accampamento di sole 250 persone disarmate. Molte di queste persone erano donne o bambini. Quelli superstiti vennero fatti prigionieri. Fu un attacco sferrato di sorpresa alle prime luci dell’alba e che le valse il soprannome di ‘Figlio della Stella del Mattino’. Ma lei odiava gli indiani? Voglio dire, a quei tempi era consapevole di stare prendendo parte a quello che sarebbe poi stato un vero e proprio genocidio? Perché compiere azioni militari di questo tipo?

C. Come ha riconosciuto precedentemente, lei non è mai stato su di un campo di battaglia quindi forse alcune questioni non le sono chiare.

Vede, la guerra non è qualche cosa che ammette compromessi. Questi al contrario possono comportare solo ulteriori problemi e incrementare il numero delle vittime da tutte e due le parti. Un inutile spargimento di sangue e senza che si arrivi a nessuna soluzione del conflitto. Tra parentesi: questo fu alla base dello scontro ideologico tra me e i miei superiori. Senza considerare i soliti politicanti.

Quando sei un ufficiale hai delle responsabilità e devi adempiere al tuo compito anche se questo possa apparire brutale. In quel momento devi agire in maniera ferma e irreprensibile, non sono ammessi tentennamenti e nessuna esitazione. Ci vuole decisione e il coraggio di andare fino in fondo anche se questo comporta azioni che possono spaventare e che non possiamo raccontare a casa alle nostre mogli e ai nostri bambini.

Va bene. Ma in questo caso infatti parliamo proprio di donne e bambini...

C. E lei cosa ne sa? C’era forse? Questo è quello che hanno raccontato, ma chi le può confermare che questo costituisca una verità? Anche quando attaccammo a Little Bighorn dissero che sarebbero stati in pochi e invece...

La storia viene raccontata sempre in maniera diversa a seconda delle situazioni.

Per chiarire la questione definitivamente: io non ho mai odiato gli indiani. Ma eravamo in guerra e la guerra è guerra. Eravamo avversari e ci dovevamo combattere. Io da una parte, gli indiani dall’altra. Ma c’erano anche alcuni indiani che del resto combattevano dalla nostra parte e che avevano capito che la scelta giusta fosse abbandonare il loro sistema di vita primitivo e passare allo stato di società più avanzata del nostro sistema.

Parlare di genocidio è ridicolo: semplicemente gli indiani, senza considerare quelli che sono gli incroci tra appartenenti a razze diverse, hanno scelto di vivere all'interno della nostra società e abbandonato le loro stupide abitudini e credenze primitive. Questo a parte uno sparuto numero di fannulloni, che vive nelle riserve pretendendo di ignorare lo scorrere del tempo e di ricevere comunque sussidi e assistenza dalle organizzazioni governative. Ma queste persone non fanno del bene a se stesse né a chi li circonda. Non fanno del bene ai loro figli!

Mi sembra un punto di vista sicuramente - diciamo - quantomeno discutibile, ma immagino che lei, Generale, sia irreprensibile su ogni sua affermazione. Posso chiederle comunque se è vero che sposò una donna indiana?

C. Non è così.

Io mi sposai una sola volta: con Elizabeth Cliff Bacon. Questo succedeva nel 1864. Ma non ho nessun problema a parlarle di Mo-nah-se-tah oppure ‘Erba di Primavera’ (Ndr. Era la figlia del capo Cheyenne Ho-han-i-no-o aka 'Piccola Roccia'), una donna bellissima e che mi diede anche un figlio e quello era figlio mio, non era un indiano. Così come Erba di Primavera era la mia donna. Mia e di nessun altro.

Ripeto: non ho mai avuto nulla contro gli indiani, ma questi erano il mio nemico e io dovevo combatterli e mi creda, non lo avrei fatto se loro avessero capito che noi eravamo portatori del vero progresso. Quando parla di genocidio sbaglia: oggi i discendenti di quegli indiani vivono assieme al resto della popolazione americana, sono integrati all'interno della nostra società e questo è merito degli uomini come me e dei nostri sacrifici.

Ha visto cosa succede in North Dakota? Mi riferisco alla protesta dei nativi americani e degli ambientalisti contro la costruzione della Dakota Access Pipeline. Cosa ne pensa?

C. Penso tutto il male possibile. La storia si ripete. Ci sono determinate persone che non vogliono accettare il progresso, ma le pretese di pochi non possono arrestare il progresso, lo sviluppo sociale e quello scientifico e tecnologico e la vita di una intera comunità. Queste persone sono dei criminali e vanno trattate come tali.

Penso che se si fa una scelta poi bisogna portarla a termine con decisione. Questa è una responsabilità di chi ci governa. Non sono ammessi tentennamenti, questi non fanno che aumentare i disordini e la possibilità di scontri. Ci vuole decisione e bisogna agire rapidamente e con la massima decisione.

3. Visto che abbiamo accennato a tematiche di attualità... Sicuramente conoscerà il Presidente Donald Trump. È una figura sicuramente controversa e molto discussa. Che sembrerebbe ricevere critiche dai suoi avversari e quindi dagli esponenti del partito democratico, ma anche da una componente del partito repubblicano. Da storico conservatore e uomo d’armi, sente una affinità con questo personaggio? Che giudizio ha di lui?

C. È un argomento per quanto mi riguarda molto doloroso. Lei dice bene: sono sempre stato un conservatore e ho combattuto per questo paese sia nella guerra civile che contro gli indiani. Sono morto per questo paese e i suoi ideali libertari e per la salvaguardia della nostra supremazia culturale. La tutela dei valori e dei principi repubblicani su cui si fonda la società americana.

Come dice, ho principalmente una formazione militare e penso che le forze armate siano uno dei cuori pulsanti di questo grande paese.

Ma non mi rivedo in questo presidente e penso con nostalgia ad altre grandi figure del partito repubblicano degli ultimi anni che hanno onorato la nostra bandiera: Bush padre e figlio, Ronald Reagan, Richard Nixon... Gente che ha fatto grande questo paese e onorato chi ha combattuto per esso e quelli che come me che sono morti per questa causa.

Tutte cose che un ricco industriale come Donald Trump non potrà mai capire. È solo un fantoccio e prima l’establishment del partito se ne accorgerà e lo priverà di ogni potere, tanto meglio sarà per l’America. Restituiamo l’America agli americani: quest’uomo ci ha venduto ai russi e ci ha coperti di ridicolo. Non è ammissibile.

4. Anche lei tuttavia aveva una fama, se posso permettermi, sicuramente controversa. È stato una persona ambiziosa ma con un carattere diciamo molto acceso e le sue 'fiammate' unitamente al suo carattere testardo e orgoglioso probabilmente hanno costituito un punto di forza ma anche il suo limite più grande. Che cosa mi può dire al riguardo? Pensa che alcune sue scelte siano state sbagliate e le abbiano impedito ad esempio di riuscire a raggiungere il traguardo di essere eletto presidente degli Stati Uniti d’America? Quello che molti ritengono sarebbe stato il suo vero obiettivo dopo avere vinto la guerra contro gli indiani.

C. Da questo punto di vista, come le dicevo, gran parte delle responsabilità venivano dalla ambiguità dei rappresentanti del mondo della politica che mi hanno storicamente sempre messo i bastoni tra le ruote e alla fine mi hanno usato senza dare nulla in cambio.

Fu anche arrestato...

C. Quella vicenda fu ridicola. Applicai lo stesso sistema che avevamo usato a Gettysburg: chi disertava, pagava con la vita e veniva giustiziato. Questo sistema mi permetteva un maggiore controllo sulle truppe e una maggiore forza di persuasione nei loro confronti. Il mio 7° Cavalleria era una armata compatta e perfettamente disciplinata e che rispettava i miei ordini fedelmente.

Comunque fui assolto e prosciolto anche da quest’altra infamante accusa. Immagino si possano ancora trovare degli atti che lo certificano.

Non so se avrei potuto diventare presidente, ma so che avevo il carattere adatto per guidare questa nazione che amo così tanto quanto lei amava me. Purtroppo la storia ha voluto che questo non si verificasse, ma non ho rimpianti, sono ricordato come e più di qualsiasi altro presidente o rappresentante politico dei miei tempi.

5. Ho solo un'altra domanda Generale. Come pensa di essere ricordato oggi nel mondo, ma in particolare negli Stati Uniti d’America. Sicuramente molti la considerano un grande patriota e un eroe senza macchia e senza paura. Uno degli eroi del selvaggio West. Esistono statue erette in suo onore e intere contee denominate come 'Contea di Custer'. Eppure una certa cultura che poi ha rivisto la storia americana da altre prospettive, la considera in maniera negativa e quasi la irride per la sua sconfitta a Little Bighorn...

C. Penso che una certa cultura hippie e pacifista diffusasi negli anni sessanta dello scorso secolo abbia scientificamente lavorato per oscurare la mia immagine e lo stesso è successo per quanto riguarda altri appartenenti alla storia delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Hanno girato le spalle ha chi ha donato la vita per questo paese e salvaguardarne i principi libertari. Io ho sempre combattuto per questo paese per nessun altro: nella guerra civile ero dalla parte giusta e abbiamo vinto. Nella campagna contro gli indiani è stato lo stesso. Io sono morto ma noi abbiamo vinto. Abbiamo vinto le guerre mondiali salvaguardando i principi democratici in tutto il mondo, mentre questi erano messi in serio pericolo dai nazisti. Senza considerare la guerra fredda.

Un vero americano sa che io sono un simbolo importante di questa nazione e mi riconosce sicuramente come un vero eroe. Pensi che dopo la guerra civile mi fu offerto di andare in Messico e guidare l’esercito di Massimiliano d’Austria. Mi offrirono un sacco di soldi. Ma rifiutai. Non mi interessavano. Non sono mai stato interessato ai soldi. Io amavo e amo l’America e le ho dedicato tutta la mia vita. Sono un eroe nazionale tanto quando George Washington oppure Thomas Jefferson, Abraham Lincoln. Magari questo a qualche sciocco pacifista non piacerà ma per fortuna da questo punto di vista ce ne sono pochi come lei.

Che fortuna.

C. Ha! Esattamente.

Bene Generale, direi che adesso la nostra simpatica chiacchierata si può dire conclusa. È stato un piacere averla con noi. Io la ringrazio e la saluto così come saluto anche tutti i nostri ascoltatori a cui auguro anche un felice nuovo anno 2018!

C. Un saluto a tutti e un augurio per il nuovo anno. Dio benedica gli Stati Uniti d’America!

'Le vite nei film sono perfette. Belle o brutte, ma perfette. Nei film non ci sono tempi morti. La vita è piena di tempi morti. Nei film sai sempre come va a finire. Nella vita non lo saprai mai.'

sotomayor , VentUno giorni fa — DeRango: 10.15

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ALFAMA
A quando 5 domante dirette a Pasolini , compresa la sua fine ?
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sotomayor: Sarebbe sicuramente un soggetto interessante. Ho due-tre perplessità nel merito. La prima è che sicuramente Pasolini non sarebbe facile da 'interpretrare' (anche se sarebbe una bella sfida), la seconda è che - potrà sembrare una grande colpa -non lo conosco benissimo perché non mi ha mai attirato più di tanto, potrei addirittura dire che non mi piace o che comunque non mi trasmette nulla di particolare. Ma mi succede anche con altri artisti che generalmente sono celebrati: De André, Kubrick. A un certo punto, quando si va troppo su un certo livello intellettuale, preferisco rientrare sul 'popolare'. Il terzo motivo è che Pasolini è oggetto di fanatismo, qualsiasi cosa scriverei e anche sulla sua fine, sarebbe criticato ferocemente. Vedremo. Magari mi preparerò.
ALFAMA
Era un predatore forse idealista e militare. Metti insieme queste cose e nasce il politico medio Americano. Credo siano fasi della Natura umana
BËL (01)
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sotomayor: Sicuramente incarna alla perfezione una grande fetta del pensiero del cittadino americano medio (anche democratico). Del resto per gran parte degli americani è e resta una specie di eroe. Hanno alla fine almeno ufficialmente rinnegato i confederati, ma per quanto riguarda la guerra agli indiani e il conseguente genocidio penso che ci siano ancora un bel po' di passi da fare...
sotomayor: Per il resto può essere comunque considerato un personaggio 'affascinante' in qualche modo, come dici considerandolo proprio una specie di predare, una figura di militare idealista e coraggioso e che combatteva in prima fila. Ma voglio dire, di base chiaramente resta un figlio di puttana assassino e poi io chiaramente sono anti-militarista, quindi...
sotomayor: Però è un personaggio molto interessante. Penso che valga la pena 'ricordarlo' in ogni caso.
lector
Custer! Ma come ti vengono in mente.....
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sotomayor: Non so ancora infatti chi potrà essere il prossimo, aspetto l'ispirazione.
iside
iside Divèrs
Giovanni Marini risponde al Generale. "caro generale, dei miei stivali, ti dipingono come un'eroe, ma anche tu te la sei fatta sotto. nonostante tutto ho chiamato mio figlio col tuo nome." Giovanni Martini (militare) - Wikipedia . « Quando un esercito dei bianchi combatte i nativi americani e vince, questa è considerata una grande vittoria, ma se sono i bianchi ad essere sconfitti, allora è chiamato massacro. »
(Chiksika)
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IlConte
Ahahahahah, Custer sei fenomenale ragazzo, poi la leggo in notturna magari.
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dsalva
Custer, quello che ha subito la più grande sconfitta dell'esercito americano sul suo territorio, quello a cui hanno dedicato una piccola città di appena 1000 abitanti sulle Black Hills, contestata dai Lakota che si rifiutano di riconoscere una città dedicata ad un perdente, quello che come un coglione di è lasciato massacrare con oltre 200 dei suoi per miopia militare e scopi assolutamente privati. Divise la sua forza in 3 blocchi, ignorò palesemente le indicazioni delle guide Pawnee e Crow sulle insidie del territorio e sul numero delle tende sul Little Big Horn, sfiancò i suoi uomini che senza riposo si trovarono di fronte a 3000 guerieri incazzati come non mai. E vigliacco com'era, la storia narra che la sera prima della battaglia, pensando all'eventualità di lasciarci le penne, si fece rasare la chioma per non dare manco la soddisfazione di farsi fare lo scalpo. Per fortuna sulla Custer's Last Stand oltre alle lapidi dei soldati del 7 cavalleria, un monumento ricorda la battaglia e i valorosi Sioux, Cheyenne, Arapaho che combatterono l'ultima epica grande caccia sul sentiero di guerra in difesa di tutto ciò che avevano e che Custer voleva loro portare via....la terra e quindi la libertà!
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sotomayor: Dici tutte cose verissime e che naturalmente non racconto nel dettaglio perché (per quanto la cosa possa sembrare stupida, ma è un gioco ovviamente) cerco di riprodurre fedelmente interviste impossibili (so che non significa molto) provando a immaginare effettivamente come e cosa risponderebbero i soggetti intervistati alle domande poste.
dsalva: e lo hai scritto benissimo, Custer avrebbe potuto solo rispondere così, sinonimo del fatto che hai inquadrato e ben studiato il personaggio. Per quanto mi riguarda, mi ritengo un appassionato delle vicende dei nativi americani, ho conosciuto bene quei luoghi, le riserve indiane (aihme) e tutta la storia di un popolo fiero e valoroso sterminato dai civili e cristiani americani. Un magone pensare che Custer sia stato un mito della frontiera, un eroe ucciso dai selvaggi, e l'alibi per intensificare la lotta contro gli indiani delle pianure, lo sterminio dei bisonti e la fine di una epopea e di un'ennesimo popolo indigeno cancellato dalle proprie radici.
sotomayor: Sei stato sul posto? Anche in una delle riserve? Deve essere stata un'esperienza molto particolare e interessante. Custer è chiaramente un personaggio negativo, però in qualche maniera come dicevo con Buzz anche interessante... Spavaldo, arrogante e alla fine invece chiaramente vigliacco. Non era nemmeno veramente generale e non era nemmeno popolare tra i suoi uomini... Un personaggio negativo sotto ogni aspetto e che è diventato inevitabilmente "cinematografico".
dsalva: interessante e particolare sicuramente si, ma anche devastante. Sono stato a Pine Ridge in SD e nella riserva dei Nothern Cheyenne in Montana (a pochi km da Little Big Horn). Beh, diciamo che la contraddizione tra la tradizione e il forzato tentativo di vivere "all'americana" procura danni immensi. Desolazione, povertà, vita in uno dei territori più aridi e poveri del South Dakota. Se consideri che a 2 passi c'è il loro paradiso (le Black Hills) dove ogni tipo di attrattiva naturale e turistica è sfruttata, capisci come hanno ben scelto dove imporre la vita ai valorosi Sioux. Non a caso la riserva confina anche con il parco delle Badlands (meraviglioso peraltro). In Montana non va tanto meglio anche se I Cheyenne sembrano passarsela meglio in un territorio sicuramente più ospitale. Da Lame Deer la cittadina della Cheyenne reservation in poco più di mezz'ora arrivi al sito della Battaglia di Little big horn, in territorio Crow, decisamente un'altro mondo per una tribù da sempre molto leccaculo e generosamente gratificata dagli eredi di Custer.
sotomayor: Ti suggerisco questo film: Once Were Warriors: una volta erano guerrieri | 1994 | Film Completo | Italiano

Non siamo negli USA ma in Nuova Zelanda, ma alcune tematiche sociali sono probabilmente le stesse.
dsalva: me lo guarderò senz'altro, grazie per la segnalazione. Con gli aborigeni non è andata tanto meglio!
sotomayor: No, al contrario, forse lì è stato anche peggio... basti pensare agli aborigeni della nuova caledonia esposti in gabbia negli zoo... Storia raccontata direttamente dal calciatore francese Karembeu (era praticamente successo mi sembra proprio a uno dei suoi nonni) e che per questa ragione giustamente si è sempre rifiutato di cantare l'inno francese. Come fai a non pensare a una cosa del genere del resto...
ygmarchi2
ygmarchi2 Divèrs
Quando ne avrai fatte un po' dovresti raccoglierle in un libricino.
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sotomayor: Già mi ci vedo chiedere il mio compenso allo spietato editore @[G]... Ne uscirebbe una commedia nello stile di Billy Wilder.
G: Sarà fantastico... #nessunoeperfetto

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