Copertina di Mansun Attack Of The Grey Lantern
francis

• Voto:

Per appassionati di musica indie e alternative rock, fan del britpop anni '90, cultori di concept album e sonorità vintage
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LA RECENSIONE

Questo album d'esordio dei mai indimenticati Mansun ebbe vita strana (un pò come la carriera stessa della band): pubblicato nel marzo 1997 quando il quartetto di Chester era pratiamente sconosciuto, questo disco balzò al n.1 della classifica UK detronizzando niente meno che i Blur.
In un tour giapponese di quello stesso anno, i Mansun furono accolti come superstar internazionali al livello di una vera e propria "beatlemania"! Capita spesso alle band inglesi una accoglienza simile nel Sol Levante, ma per un gruppo che fino a qualche mese prima suonava nei più modesti club della Gran Bretagna si trattava comunque di un fatto straordinario. Il prezzo dimezzato dell'album portò un piccolo successo di culto per i Mansun anche in Italia, tant'è che i loro successivi lavori sono stati molto meno seguiti: ciò non toglie il fatto che "Attack Of The Grey Lantern" sia per sè un capolavoro, o quasi.
Si tratta di una sorta di concept album piuttosto anomalo per gli standard del pop anni '90, con testi che riportano a situazioni e personaggi che sembrano usciti dalle opere di Oscar Wilde. Infatti esteticamente i Mansun si proposero come una band a metà tra atteggiamenti tipicamente dandy (ricordando sia il primo Bowie che i primi Duran Duran) e un sound in ogni caso strettamente legato alla scena indipendente, e concettualmente i testi del singer Paul Draper (un perverso incrocio tra Brett Anderson e Damon Albarn) trattano di una oscura vicenda di religione, sesso e amore, lasciando trasparire una vena polemica contro le borghesi ipocrisie della società moderna.

I brani sono incastrati tra di loro anche se quasi sempre attraverso rumori improvvisi, salvaguardando la personalità di ciascuna canzone... per cui non si può parlare di un vero e proprio stile prog. L'acustica "The Chad Who Loved Me" apre il disco come se dovesse aprire un musical apocalittico, con archi imperiosi che sembrano cadere a cascate, per sfociare in un motivo molto acido e molto indie (per il 1997). "The Only Mansun's Love Song", sbeffeggiante fin dal titolo, è una ballata soffice e sottilmente viziosa… ma il meglio deve ancora arrivare.
"Taxloss", polemico singolo (accompagnato da un discusso video dove i componenti della band lanciavano banconote vere alla metropolitana di Londra), parte come garage punk elettronico un pò à la Devo per poi bloccarsi con un potente intermezzo dance irresponsabilmente irrobustito dalle chitarre elettriche… in realtà l'andamento della canzone e il suo finale dissolto e "liquido" sembra vogliano suggerire l'idea di un orgasmo. "You. Why Do You Hate Me?" è una breve ballad per voce e chitarra acustica spezzata anch'essa dall'intervento, quasi grunge, delle chitarre, ma finisce per risultare solo un gustoso aperitivo per l'apice del disco: la stupenda ed eterea "Wide Open Space", decadente e oltraggiosa, subito seguita dall'altrettanto pungente "Stripped Vicar", storia di un sacerdote dedito allo strip-tease, irresistibile nel ritornello (che pesca liberamente da "Changes", il classico di David Bowie) coadiuvato dall'ingegnoso minestrone indie/dance/pop/punk/new wave.
In tutto l'album i Mansun sembrano centrare tutti i colpi: il soft jazz psichedelico di "Disgusting", il pop a metà tra Primal Scream, Suede e XTC di "She Makes My Nose Bleed", la delicata e armoniosa "Naked Twister", il guitar rock con venature glam di "Egg Shaped Fred (fa il suo sfoggio anche una tastiera ispirata a "Hush" dei Deep Purple), e il finale pirotecnico affidato all'epica ballata ashcroftiana "Dark Mavis", che oltre a rappresentare la conclusione dell'intricata storia narrata tra un brano e l'altro, presenta anche una band capace di tendere più volte al sublime e che, alla fine, ci arriva davvero, con l'interminabile sezione d'archi che riprende il motivo iniziale, uno strepitio di malinconia e, come dire, "romanticità" destinato a imprimersi nella memoria per molto tempo.

Se vedrete mai questo disco da qualche parte (bellissima la copertina), ascoltate questa perla sperduta dello scorso decennio: costa anche poco e male di certo non vi farà.

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Riassunto del Bot

L'album d'esordio dei Mansun, pubblicato nel 1997, si conferma un capolavoro indie e un concept album innovativo con testi provocatori e influenze britanniche anni '90. Raggiunse il successo commerciale scalando le classifiche UK e ricevette un'accoglienza di culto in Giappone e Italia. La varietà musicale spazia dal rock glam al soft jazz psichedelico, distinguendosi per originalità e intensità emotiva. "Attack Of The Grey Lantern" è una gemma rara che merita di essere riscoperta.

Tracce testi video

01   The Chad Who Loved Me (05:02)

02   Mansun's Only Love Song (05:55)

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04   You, Who Do You Hate? (03:06)

08   She Makes My Nose Bleed (03:55)

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09   Naked Twister (04:39)

11   Dark Mavis / An Open Letter to the Lyrical Trainspotter (14:40)

Mansun

Mansun è un gruppo rock inglese originario di Chester, attivo principalmente negli anni '90 e primi anni 2000. Ha ottenuto grande attenzione con l'esordio 'Attack Of The Grey Lantern' e con l'ambizioso 'Six', guidato dal singer e songwriter Paul Draper.
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