Un album di culto che non è per nulla invecchiato: per la nostra Marianne questo BROKEN ENGLISH del 1979 fu davvero l’occasione per riprendersi la vita e rilanciare una propria dimensione artistica uscendo sia dalle secche del folk-revival giovanile che dagli stereotipi di una ormai screpolata icona della swinging-London.
Sono solo otto pezzi, ma tutti buoni e per me al vertice della sua produzione; citerei almeno la title track per quel suo aggressivo ritornello – “What are you fighting for?” – che è una sferzante reprimenda contro il terrorismo politico di quegli anni (qui il riferimento è la banda Bader-Meinhof, ma avrebbero potuto essere le nostrane BR); e poi la tirata anti religiosa di «Guilt» (“Anche se non ho fatto niente di male / Mi sento in colpa”); la disillusione e il deterioramento mentale di una casalinga di periferia per la dolente cover di «The Ballad Of Lucy Jordan” – che fu poi ripresa nella colonna sonora di “Thelma e Louise» - e la spettrale, quasi apocalittica cover della lennoniana «Working Class Hero». Davvero feroce la chiusura con «Why’d Ya Do It», canzone scabrosa e sessualmente esplicita (ben prima che arrivassero le provocazioni di Veronica Ciccone) quasi a segnare una cesura definitiva con la sua immagine patinata degli anni sessanta. Così come assolutamente nuova e diversa era ormai la sua voce, valore aggiunto e identitario per un’artista trentenne (letteralmente risorta dal buco nero dell’eroina) che cantava senza filtri le proprie angosce e una ritrovata femminilità.
Un album emozionante: musicalmente una “new wave-post punk” assai lontana dal pop di scuola Talking Heads o Blondie; un cielo oscuro, ma ricco di bagliori luminosi, attraversato da una musica tagliente, secca e all’apparenza quasi glaciale; arricchito dalla presenza di un session-man di lusso come Steve Winwood alle tastiere e dalla chitarra di Barry Reynolds, anche coautore e produttore di alcuni pezzi e per Marianne un collaboratore di lungo corso. Eccellente la grafica di copertina (autore, Dennis Morris): lo sguardo di lei rintanato dietro il braccio, un blu elettrico a schiarire il profilo del volto e a catturare la nostra attenzione il puntino rosso di una sigaretta. Consigliatissimo.
"La nuova voce di Marianne Faithfull è quella dell’esperienza, dell’innocenza che fugge via inseguita da strisce da cocaina e mozziconi di sigarette."
"Farebbe una splendida figura!" riferito al cantare a memoria e sputare in faccia al traditore le strofe di 'Why’d Ya Do It'.
La sofferenza l'ha forgiata e ora è affilata come una spada, aspra come una sentenza e roca come un colpo di tosse.
"Il pericolo è una grande gioia e l'oscurità è luminosa come il fuoco" solo una come Marianne poteva cantarla.