Marillion
Misplaced Childhood

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Voto:

Nella prima metà degli anni '80 i Marillion, grazie agli album "Script For A Jester's Tear" e "Fugazi", ebbero il merito di riproporre uno stile, il progressive, che sembrava ormai essere dimenticato, che sembrava aver fatto il suo periodo e che suscitava ormai l'interesse soltanto di pochi appassionati, soffocato dalle sonorità commerciali del periodo, periodo che basava tutto sulla semplicità e sul successo di vendite. Una bella botta, sicuramente, ma ora serviva il definitivo colpo di grazia.

I Marillion lo piazzano nel 1985 con "Misplaced Childhood", un concept album basato su storie d'amore infrante e infanzie perdute. Per la band di Fish è la consacrazione commerciale. Probabilmente il merito va al suo sound meno articolato e più orecchiabile dei precedenti due album ma anche al suo forte impatto a livello melodico.

L'album rappresenta a mio avviso (e probabilmente non solo mio) un vero colpo di genio per il particolare modo in cui è strutturato, sebbene non sembri in realtà così particolare! L'album infatti sembrerebbe risultare come un perfetto punto di incontro fra le melodie ben disposte del neo-progressive e strutture più "easy" dall'impronta pop-rock. Infatti se entriamo nello specifico ci rendiamo conto di come gran parte dei brani sembrino ricercati nelle melodie ma allo stesso tempo immediati all'ascolto. Essi hanno una struttura prevalentemente strofa ritornello o comunque non molto elaborata rispetto ai due precedenti album ma includono elementi tipicamente prog come parti di tastiera ben in evidenza, passaggi moderatamente articolati e soluzioni ritmiche ben studiate... ed in più sono legate fra di loro da un unico flusso musicale tipico del concept album.

E l'album sembrerebbe davvero essere in grado di attrarre gli amanti delle atmosfere prog e i devoti a un sound di facile ascolto. Una conciliazione fra due tipologie di fan che potrebbe sembrare alquanto scomoda e improbabile ma che effettivamente qui è realtà.

L'album è come detto il più grande successo commerciale dei Marillion e probabilmente tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il suo sound relativamente immediato. Brani come "Kayleigh" e "Lavender" (con la sua intro piano e chitarra molto in stile Genesis), melodiche ed efficaci, si potrebbero rivelare chiavi del successo; la prima ha raggiunto addirittura il 2° posto in classifica in Inghilterra e non è certo poco per una band della scena prog. Ma nel disco vi sono altri momenti che riescono a rivelarsi efficaci ma pieni di spunti interessanti: un esempio può essere "Heart Of Lothian" con il suo bell'intro piano-chitarra, il suo incipit ritmato che sfocia in un ripetitivo ma armonioso solo di chitarra accompagnato dalle possenti tastiere prima dell'atmosferico finale; altra chicca è "Childhood's End?" con la sua struttura radio-friendly che alterna il delicato passaggio di chitarra accompagnato dalle tastiere nelle strofe alle schitarrate più energiche del ritornello; e che dire della splendida accoppiata che apre la seconda parte del disco, formata dalle brevi "Waterhole (Expresso Bongo)" e "Lords Of The Backstage": bellissimo il gioco percussionistico della prima, ben corredato dai suoni delle tastiere e da chitarre vivaci e quasi funkeggianti, splendida anche la seconda, ritmicamente ottima e caratterizzata dal bellissimo duetto fra i tocchi di chitarra e quelli di tastiera. Ottime risultano anche l'intro e l'outro del disco; quella "Pseudo Silk Kimono" con quella sua tastiera fredda e vibrante che risulta perfetta per introdurci nel vivo del disco e quella "White Feather" molto guitar-oriented che rappresenta la scarica finale del tutto. E per gli amanti delle atmosfere più distese e meno immediate ci sono anche due brani più lunghi: "Bitter Suite" e "Blind Curve", che danno più spazio al sottofondo melodico e sempre vibrante delle tastiera e agli arpeggi di chitarra di più marcata ispirazione progressive.

Ma probabilmente non era ciò che Fish e compagni realmente volessero; con ogni probabilità non vi era l'intenzione di suonare così immediati. L'album infatti doveva originariamente essere composto da due suite di 20 minuti ciascuna... ma in un periodo in cui le case discografiche diventavano sempre più potenti e "tiranne" nei confronti dei propri artisti dipendenti l'etichetta dice no! Perché la gente moderna non vuole ascoltare due lunghe suite, ma vuole i singoli ad alto potenziale commerciale. E così la scelta di spezzare l'album in 10 tracce. Una scelta non voluta ma che si è rivelata fondamentale a rendere la struttura del disco estremamente geniale ed efficace.

In ogni caso questo disco è fondamentale per la rinascita del genere progressive. È un punto di riferimento per le generazioni di proggers future e un esempio di come si possano creare melodie ricercate senza diventare prolissi e noiosi, senza mai eccedere con i virtuosismi (spesso osteggiati), senza allungare brani artificialmente quando magari non è necessario. Un disco che fa della sua semplicità un punto di forza, che attraverso di essa si distingue da qualsiasi album prog rispondente ai ben noti stereotipi; un disco ricco di personalità!

Personalmente preferisco i precedenti due album, perché meglio strutturati e più complessi, ma il livello compositivo di quest'album si mantiene comunque molto alto, e si è praticamente costretti a riconoscerne l'importanza. Io per la verità sono estimatore più dei Marillion della fase successiva e quindi dei Marillion guidati da Steve Hogarth, poiché più sperimentali e fuggitivi dai canoni del neo-prog, ma merito ai Marillion di Fish perché hanno saputo reinventare il prog dando origine ad una nuova generazione di proggers.

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