Qualcosa di malsano era già stato annunciato dai vari demo-tape fatti circolare ad inizio anni '90 da questa band di giovani scalmanati che andava sotto il nome di Marilyn Manson and the Spooky Kids, ma nessuno si aspettava un debut così prorompente da parte di una band emergente, soprattutto in un'America che lentamente assisteva agli ultimi respiri di un genere morente come il grunge.
Addio alla depressione, ciò che i Marilyn Manson hanno da offrirci è un lungo trip emozionale attraverso le nostre più recondite paure, le paure di una società che pian piano è uscita dall'incubo della Guerra Fredda e vede ora negli Stati Uniti i padroni incontrastati del mondo. Una società fortemente influenzata dai media, dove l'unica via di fuga sembra venire dall'assunzione di droghe: questo è il mondo narrato da Brian Warner in "Portrait of an American Family", un vomitevole quadretto familiare dove la Tv sembra prendere il sopravvento sulla mente di noi poveri esseri pensanti.
Musicalmente parlando si tratta di un'ottima commistione di garage, hard-rock e vaghi riferimenti al doom, il tutto sapientemente legato dal carisma e dalla teatralità di Marilyn Manson, il leader indiscusso di questa nuova creatura infernale. Riminiscenze di Alice Cooper, Ozzy Osbourne e Iggy Pop aleggiano nei comportamenti provocatori di Mr. Manson, ma niente in passato è stato tanto virulento e diretto come un pugno nello stomaco quanto il rock di questo "Portrait of an American Family".
Dopo un intro angosciante quale "The Family Trip" veniamo scossi da "Cake and Sodomy", un inno di protesta nei confronti dell'America perbenista e doppiogiochista ("Cash in hand and dick on screen / Who said God was ever clear?"). Il bullismo delle scuole americane viene denunciato da Manson in "Lunchbox", un inno generazionale che ancora dopo 12 anni dalla sua registrazione fomenta alla ribellione contro le ingiustizie i fan del Reverendo.
L'album tra alti e bassi ci regala gemme di rara bellezza come la drogata "Dope Hat", nella quale le tastiere di Madonna Wayne Gacy disegnano tappeti carichi di LSD e anfetamine per giovani ragazzi in fuga da una realtà opprimente. Degno punto di rottura tra le due "componenti" dell'album è la successiva "Get Your Gunn", che con un riff semplice e un giro di basso martellante ci porta verso la parte più rock dell'album, una parte zeppa di brani piacevoli come "Dogma" e "Wrapped in Plastic" (dal vago sapore grunge). Chiudono l'album "My Monkey" (un omaggio al famosissimo serial killer
Charles Manson) e la sciapa "Misery Machine".
Siamo nel 1994 e ancora sono lontani i tempi dell'Anticristo, del Manson conosciuto e temuto nel mondo quale portatore di principi immorali e di ideali corrosivi per le giovani generazioni. Nonostante tutto, la carica violenta di Marilyn Manson è ben racchiusa in questi sessantuno minuti di ottima musica. Questo è stato l'inizio di tutto, l'inizio di una leggenda, di un capitolo importante per la storia musicale degli anni '90, non si può far finta di niente e snobbare la proposta dei Marilyn Manson, sarebbe un peccato mortale !