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Max Navarro
No Belonging After Dark

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Voto:

"No Belonging After Dark" rappresenta la svolta rock di Max Navarro. Dopo il fortunato (anche se per i puristi un po' troppo patinato) esordio di tre anni fa con "Branded On My Skin", l'artista italo-canadese torna sulla scena con questo nuovo album a cavallo tra l'ep e il full album. Sei tracce più un intro da ascoltare tutte d'un fiato che convincono fin da subito per la loro solidità e compattezza rock. Forse è ancora un po' presto per parlare di una piena maturità artistica, ma certamente questo nuovo capitolo della storia musicale di Navarro rappresenta un grande passo in avanti rispetto ai precedenti lavori.

In particolare, l'album denota un'ottima vena creativa in fase di songwriting, abbinata a scelte molto azzeccate e curate in sede di arrangiamento. Il bello di questa svolta di Max Navarro sta nella scelta delle sonorità date alle canzoni, piuttosto lontane dal pop/rock di "Branded On My Skin", fortemente impregnate di un ruvido tappeto di chitarra. E' proprio la chitarra lo strumento principe di questo album con un John Paul Bellucci in assoluto stato di grazia, capace di sfornare assoli di grande presa su quasi tutte le canzoni dell'album (vedi soprattutto in Get Away, Stardust e nell'acustica e conclusiva Out In The Midnight).

Il disco parte con il surrealistico intro "Wakeland In The Dark" che sembra uscito dritto dritto da una pellicola di Hitchcock: su un tappeto di basso si installa l'inquitante violino di Andrè Morin che per quasi un minuto imperversa ponendo più di un dubbio sulle reali intenzioni del rocker italo-canadese. Poi, all'improvviso, ecco roboante il riff di "Get Away", secondo estratto dall'album, un martellante urlo di libertà che ha il suo culmine nell'assolo di Bellucci. A Get Away segue "Wish", vero e proprio cavallo di battaglia  di Navarro, riproposto qui in una versione diversa da quella pubblicata nel 2005 nell'ep "Parallel Lines". Se possibile, la nuova versione convince ancor più della prima grazie ad un riff di chiara matrice Dire Straits.

Successivamente si passa a "Torquemada", una ballata rock in pieno stile anni '70 che racconta di quanto sia dura per un musicista la vita al cospetto delle più sordide trame commerciali. Poi è la volta di "Stardust", interamente scritta dal braccio destro di Navarro, nonchè produttore, Nick Mayer, che contribuisce alla vitalità del disco con un pezzo in bilico tra rock e shuffle.

Echi del vecchio Navarro si ritrovano invece in "Turn Back Time", ballata leggera e di facile presa che comunque non stona con il resto e che anzi agevola l'approdo a quella che, a mio avviso, è la vera perla dell'album: "Out In The Midnight". La canzone è tratta in versione acustica direttamente dal Live in Dublin della scorsa estate, e presenta un Navarro molto diverso da quello che siamo soliti ascoltare. Perfettamente arrangiata, "Out In The Midnight", è un intreccio avvincente di tre chitarre degno dei migliori Crosby, Stills, Nash & Young, che ci catapulta immediatamente in anni in cui il vero rock ancora contava e di cui Max Navarro rappresenta ora uno dei più interessanti eredi.

Commenti (Due)

santalessio
santalessio Divèrs
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Recensione:
bella pagina, quasi quasi un orecchio ce lo presto.


cappio al pollo
cappio al pollo Divèrs
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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