Copertina di Meat Puppets Live @ Bloom, Mezzago 05.04.12
pretazzo

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Per appassionati di rock alternativo e indie, fan dei meat puppets e della scena punk anni '80, amanti dei concerti dal vivo di qualità
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LA RECENSIONE

"Not to much more, too much more".

E' con un infame fischio all'orecchio sinistro che mi accingo a parlarvi di uno dei più bei live a cui abbia mai assistito. Not too much more, decisamente. Non è mai troppa la grande musica. Non è mai troppo alto il rischio di spaccarsi un timpano, quando sul palco c'è gente come Curt Kirkwood e il suo fratellone invasato. Stiamo parlando del resto di una delle cose più belle che siano mai state fatte in decenni di rock, la sintesi perfetta di tutto ciò che di esaltante ed ammaliante c'è in questo favoloso genere musicale: il rumore e il languore, melodie intramontabili affosate sotto i decibel, passione ed empatia, corde che si attorcigliano oltre la soglia del dolore, fuoco sangue lacrime... i Meat Puppets insomma, direttamente dall'Arizona. A questi tre stagionati cow-punkers, alle loro visionarie intuizioni, alle loro ballate devastanti, a quella dolce spigolosa stravagante convivenza di euforia e catalessi, tormento e contemplazione si devono praticamente 3 decenni di indie-rock e affini.

Giunto al Bloom, ritrovo con piacere Spaccamascella, veterano del DeB, e compagna: si chiacchiera di musica, differenze fra Stati Uniti d'America e Canada, pregi e difetti della città di Louisville, periferie cittadine, Uccelli di Hitchcock etc... Ci si carica con un paio di birre, si va a pisciare (mica che la natura chiami proprio durante lo show dei Puppets), si ascolta volentieri il gruppo spalla, Love In Elevator, quanto di più distante si possa immaginare dal sound degli headliners: la band veneta infatti attacca con un riffone scivoloso alla Melvins, per proporre poi una sorta di post-sludge molto emotivo, con tanti bei cambi di tempo, brani strutturati e una cantante brava brava.

Poi entrano Loro, in un discreto boato. C'è poca gente a seguirli, e per questo motivo riusciamo a piazzarci fra le prime file, a 2 passi dalla cassa (purtroppo). Parte "Split Myself In Two" ed è subito il delirio. I fratelli sono in gran forma, Cris in particolare è scatenato, il batterista picchia come una madonna... ma la cosa più piacevole è constatare che Curt non ha perso il suo tipico espressivo fragile falsetto, nè il suo personalissimo eretico cacofonico finger-picking. Come da copione fanno tutto il loro secondo disco (MP II - 1983) dall'inizio alla fine, aumentando le dose di elettricità, picchiando più duro e trasformando in stupefacenti inferni persino ballate crepuscolari come "Plateau", strumentali impressionisti come "Aurora Borealis", scenari da bivacco western come "Climbing", e proponendo pure una "Lost" a doppia velocità. Per almeno tre quarti di concerto, ho avuto un sorriso tanto ebete quanto soddisfatto stampato sul volto.

Finito l'album, di abbandonare il palco non se ne parla proprio. I fans cominciano a chiedere pezzi di altri loro dischi. "Up On The Suuuuuuun" chiedo urlando. Curt mi sente, si gira verso la mia parte e dice "Ok. Up On The Sun". E parte una versione devastante di quella splenida canzone. Al settimo cielo, mi giro verso Spaccamascella che mi dice: "Oh! Visto che ti ha sentito?!". Poi scatta una lunga coda di bis all'insegna del loro inimitabile psycho-country-core, dove c'è spazio per tutto: duetti vocali a ritmo di quadriglia irrefrenabile, omaggi ai classici ("Sloop John B"), lentoni vecchio stile... insomma questi ex-kids della hardcore nation di inizio anni 80 non hanno certo perso lo smalto, ma chiaramente a 50 anni suonati credo sia naturale farsi un po' cogliere dalla nostaglia, ed ecco che il country (genere nostalgico per eccellenza) finisce per prendere il sopravvento in questa seconda parte del concerto. Ma non crediate che i fratelli Kirkwood possano essere bollati come "dinosauri", visto che proprio alla fine piazzano una versione ultra-dissonante di "Two Rivers", in cui allontanano ogni minaccia di patetico revival.

E adesso, dopo questa generosissima dose di bellezza e fantasia mimetizzate da sfoglie di feedback, speriamo mi passi questo rumore bianco all'orecchio (praticamente è MMM di Lou Reed, in loop): nel caso rimanga, pazienza... mi toccherà coprirlo con della musica. Dei Meat Puppets, ovviamente, probabili ospiti fissi del mio lettore CD nei prossimi torridi mesi.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra il concerto dei Meat Puppets al Bloom di Mezzago come uno dei live più belli mai visti. Il gruppo ha mostrato grande energia e maestria, suonando l'intero disco MP II con intensità, passando da momenti euforici a ballate profonde. L'autore sottolinea la continuità della qualità e della freschezza dei fratelli Kirkwood, capaci di coinvolgere anche con riferimenti nostalgici senza cadere nella banalità. L'evento viene descritto come un'esperienza sonora e emotiva intensa, destinata a restare memorabile.

Meat Puppets

Gruppo statunitense di Phoenix (Arizona), noto per mescolare hardcore/punk con country, blues e psichedelia. Nelle recensioni viene spesso citato come influente per l’indie rock e come riferimento per la scena che porterà al grunge; alcuni loro brani (“Plateau”, “Oh Me”, “Lake Of Fire”) furono eseguiti anche dai Nirvana in ambito live acustico.
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