Copertina di Medeski Martin and Wood Shack-Man
ziltoid

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Per appassionati di jazz-funk, fan di sperimentazioni musicali, amanti della musica anni '90 e degli album con improvvisazioni ricche e ritmi tribali
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LA RECENSIONE

A giudicare da questa paginella, medeschio, martino e bosco li ho ascoltati per la prima volta un anno fa, casualmente e verso lo speculare cambio di stagione; a parte qualche pioggia, l’aria sa essere ancora abbastanza torrida per sudare sulla musica di questa super benevola banda, perché con loro un po' caldo deve essere.

Anno millenovecentonovantasei, per la felicità della produzione e perché quando il funk si piazza nella suddetta decade metaforicamente qualcosa sale in impennata come il cassa-rullante-charleston di bubblehouse; si parla di jazz dove gli effetti sono pieni di svarioni psichedelici, ma tutto suona estremamente tattile, il contrabbasso sembra sfilacciarsi da un momento ad un altro momento chissà dove e nelle simil-improvvisazioni ci pensa sempre il brodo di jujube dei pedali a rimescolare le carte; comunque, similmente a friday afternoon in the universe c’è un martin percussore d’ombre, medeski al tastierame misto-assortito, wood asso di bastoni e (questa volta) chitarra.

Forse di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno, nel caso queste perle mi suonano come innocue stripellate coi contromarons; le melodie sono pulite ma sporche, scolastiche ma sgraziate, girano su delle jams agili con passo zoppicante (think), piene di ritmi che si accavallano (strance of the spirit regator), di parentesi notturne (dracula) e di chitarre lasciate a marinare in lunghi e lenti assoli (spy kiss)

Se proiettasse una danza ci vedrei un ballo che scorre in moto browniano sopra un telo e che, come la musica, vaga ingannevole sugli imprevisti che un quattro quarti può avere; a dirlo e poi a pensarci, ci trovo punti di contatto con le non meno valorose strimpellate sia di casa heliocentrics che di spelonca whitefield brothers, per quel che posso immaginare questi ultimi si sono spremuti un po’ di medeski&co come un’arancia su di una piramide, dando ad un jazz-funk relativamente classico talvolta deviazioni ancor più sperimentali.

Anche se non poco allucinato, shack-man è un disco di brani terra a terra, tribale e variopinto come in copertina, dal basso pronunciato e dove con misto assortito intendevo anche clavinetto, sintetizzatore, percussioni, tastiere, tastiere giocattolo.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora l'album 'Shack-Man' del 1996 di Medeski Martin & Wood, evidenziando il suo stile jazz-funk arricchito da influenze psichedeliche e ritmi tribali. Il suono è tattile e avvolgente, con improvvisazioni agili e una strumentazione variegata, che include tastiere e chitarra. Pur non essendo perfetto, l'album riesce a creare atmosfere originali e coinvolgenti, paragonabili ad altri pionieri del genere.

Tracce

01   Dracula (04:17)

02   Strance of the Spirit Red Gator (05:55)

03   Lifeblood (07:06)

04   Henduck (04:39)

05   Think (05:20)

06   Night Marchers (04:34)

07   Jelly Belly (04:41)

08   Kenny (04:43)

09   Is There Anybody Here That Love My Jesus (04:27)

10   Bubblehouse (04:30)

11   Spy Kiss (04:27)

Medeski Martin and Wood

Medeski Martin & Wood sono un trio statunitense formato a New York nel 1991: John Medeski (tastiere), Billy Martin (batteria) e Chris Wood (basso/contrabbasso). Sono noti per un jazz-funk dall’approccio improvvisativo che mescola acid jazz, hip hop ed elettronica. Dal 1998 hanno pubblicato per Blue Note e hanno collaborato, tra gli altri, con John Scofield.
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