MEGADETH "PEACE SELLS… BUT WHO’ S BUYING ?" (1986 - CAPITOL)
Nel 1986 i Megadeth giungono al loro secondo full-lenght, un'opera di livello assoluto, autentica pietra miliare del thrash metal, destinata a divenire un classico immortale anche per le generazioni a venire.
"Peace Sells... But Who's Buying ?" rappresenta ancora oggi un fulgido esempio del talento e della capacità di esecuzione di questo eccezionale quartetto (un ensemble destinato, in questa sua seconda incarnazione, ad una convivenza artistica turbolenta e poco duratura), perfettamente a suo agio nel coniugare elementi power e progressive con un sound di marcata derivazione speed. Se a diffondere il verbo fra i fans del tempo erano giunti acts fondamentali come Metallica, Exodus ed Anthrax, è con questo LP che emerge in maniera indiscutibile ciò che di lì a poco verrà battezzato come techno-thrash, vale a dire quella branca del genere che farà assurgere lo speed metal ad un livello assoluto dai punti di vista artistico e formale.
L'immagine apocalittica stampata sulla cover del disco, raffigurante uno scenario urbano devastato da un conflitto bellico (atomico ?) su cui campeggiano, in maniera decisamente provocatoria, le bandiere di tutti gli stati del mondo, fotografa in maniera nitida lo spirito corrosivo ed ironico del gruppo, oltre ad incarnare una delle fobie più diffuse negli States durante la seconda presidenza Reagan, quella di un possibile degenerare della Guerra Fredda. Dopo aver dato alla luce un buon album d’ esordio come “Killing Is My Business… And Business Is Good!”, ancora profondamente legato alle coordinate sonore dei già citati Metallica, la band di Mustaine riesce, con questo episodio, ad elevare la propria proposta in maniera netta, soprattutto in virtù di una formazione dal livello tecnico decisamente superiore rispetto a quella dei "Four Horsemen". La prestazione maiuscola di Chris Poland alla sei corde si dimostra fondamentale nel rendere questo album un'opera imprescindibile: la sua attitudine jazz e la capacità di creare un valido supporto ai riff taglienti del fenomenale Dave Mustaine colpiscono nel segno, lasciando tracce indelebili nella mente dell'ascoltatore.
Ascoltando questo disco, certificato platino negli USA, dove in poco tempo ha abbattuto la barriera del milione di copie vendute, sentiamo emergere prepotentemente gli eleganti fraseggi del duo Mustaine-Ellefson, reso sempre più affiatato dalle numerose esperienze on stage. Il validissimo complemento ritmico Gar Samuelson, pur offrendo una prova non sempre impeccabile, riesce, col suo drumming ragionato, a fornire una solida base d'appoggio per gli affreschi disegnati dalle due chitarre. Mostrandoci il thrash elaborato e complesso di tracce come la meravigliosa “Devils Island” , la grandiosa e sinistra “Good Mourning/Black Friday”, una delle migliori song dell’intera discografia dei Megadeth e l’iniziale “Wake up dead”, Mustaine e compagni ci fanno comprendere le loro intenzioni: lo scopo della band è quello di creare un lavoro che, conservando immutata la violenza del loro primo album, riesca a trasportare l’ ascoltatore ancora più in profondità. Le stesse vocals del singer, espressive e pungenti, ed i suoi inconfondibili ed agghiaccianti guitar-solo, si dimostrano adatti nell’ introdurre in quest’incubo anche lo spettatore meno incline a farsi coinvolgere.
Risulta impossibile rimanere indifferenti di fronte all'incedere maestoso della title-track, caratterizzata da un giro di basso iniziale entrato a pieno diritto nella storia dell' heavy metal. Questa song è un autentico capolavoro, capace di coniugare al meglio potenza e melodia, esplodendo in un coro granitico che suggella magnificamente un terrificante assalto sonoro. Il livello dell'album rimane altissimo, in virtù di una fonte inesauribile di tracce memorabili, come l'incredibile "The Conjuring" o la pirotecnica cover di Willie Dixon "I Ain't Superstitious", che all'epoca causò il diffondersi di qualche critica da parte dei thrashers più intransigenti e, mi sia concesso, più ottusi. La sconcertante “My last words”, che chiude un'opera assolutamente immancabile in ogni collezione che si rispetti, ci regala l'ultimo sussulto di questo capolavoro, capace di sorprendere e dispensare emozioni che l'usura del tempo non è riuscita a svilire.
"Peace Sells... But Who's Buying" riesce ad inquadrare con efficacia l'attitudine dei Megadeth, cristallizzandone l'energia ed esaltando in maniera brillante le idee partorite dal geniale Dave Mustaine.
(Enrico Rosticci)
TITLETRACK:
01) WAKE UP DEAD
02) THE CONJURING
03) PEACE SELLS
04) DEVILS ISLAND
05) GOOD MOURNING/BLACK FRIDAY
06) BAD OMEN
07) I AIN’ T SUPERSTITIOUS
08) MY LAST WORDS
"La pace è in vendita, ma chi la compra?"
Il riff violenti e ritmati, i giri di basso tonanti e cupi, gli assoli febbrili ti entrano dentro fino al cuore.
Un disco talmente grezzo e privo di composizione che cancella completamente la parola originalità.
Dave Mustaine insieme a Lar$ Urlich, sono due irritanti figure nel panorama del metal...
"Il disco ha una grande importanza per la band in quanto ne consolida e matura lo stile già avviato con il debut."
"La title track è una composizione fondamentale e forse la più riuscita del disco."
Un documento storico che ci mostra appieno le possibilità del metal nel 1986.
Mustaine canta bene e forgia ritmiche e assoli quasi dionisiaci nella loro carica crepuscolare.