Copertina di Megadeth The World Needs a Hero
gemini

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Per fan del metal e thrash metal, appassionati di critica musicale, seguaci di megadeth, ascoltatori di metal anni 2000
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LA RECENSIONE

In occasione dell'uscita del nuovo "United Abominations", mi trovo a recensire questo "The World Needs a Hero", 9° album degli statunitensi Megadeth, uscito nel 2001.
L'album in questione è giunto sul mercato dopo anni non proprio felici per la band: da una parte gli scarsissimi risultati di vendita del precedente "Risk", (primo vero flop dopo 15 anni di carriera dovuto alla sua totale estranietà al sound Megadeth, un pop-rock mescolato con inserti elettronici), dall'altra la defezione, non senza pesanti polemiche, di Marty Friedman, ormai in perenne contrasto con MegaDave...

Poco importa, reclutato Al Pitrelli (ex Savatage ed Alice Cooper band) alla chitarra, con il fido David Ellefson al basso e il confermato Jimmy DeGrasso dietro le pelli, Mustaine decide di lanciarsi in questa nuova opera, sbandierata ai quattro venti come un ritorno al metal più duro e puro, un netto taglio con il recente, poco convincente (ma soprattutto poco redditizio...) passato!

Già...peccato che se già i due precedenti mediocri "Cryptic Writings" e "Risk" non hanno fornito una bella immagine dello stato di salute della band, questo "TWNAH" non fa molto per risollevarne le quotazioni, anzi... si tratta infatti di un cd scialbo, senza idee, a volte persino troppo raffazzonato.

Il problema è: non si può etichettarlo come un "ritorno alla durezza del metal degli esordi" se poi è ancora forte la ricerca di melodie e soluzioni che favoriscano un facile ascolto e un' assimilazione da parte di un'ampia fetta di pubblico; melodie che inevitabilmente finiscono per non sposarsi con la durezza e la cattiveria del thrash tanto inseguite.
Così, non basta recuperare la vecchia, angolosa scritta o riesumare la vecchia (ormai anche un po' impolverata...) mascotte Vic Rattlehead per "un ritorno agli esordi": semmai si tratta di una patetica operazione per attirare nuovamente i vecchi fan, illudendoli di essere davvero tornati alla "casa madre" del thrash.

Non basta neanche auto-celebrarsi (o auto-plagiarsi, che è un po' lo stesso in questo caso...) con una canzone ("Return to Hangar", squallida rivisitazione del classico "Hangar 18", tratto da "Rust in Peace", di un periodo in cui i 'Deth avevano davvero idee e tecnica di cui fare sfoggio), così come non basta nemmeno plagiare spudoratamente un classico del metal anni '80 (la conclusiva "When" che, a parte presentare il riff di apertura identico a quello di "The Call of Ktulu" dei "cugini" Metallica, dal minuto 2:30 in poi si rivela una perfetta copia di "Am I Evil?" dei Diamond Head, pur non presentatno una briciola della potenza e del fascino dell'originale...) per far credere di essere tornati alla grande sulla scena metal del tempo: metal che si presentava in pessima condizione, soffocato dalle nuove correnti nu.

Un altro fattore negativo è però la preoccupante assenza di vena creativa da parte di MegaDave: troppe canzoni banali, che dovrebbero fungere da riempitivo, ma che risultano purtroppo costituire la maggioranza dell'album! L'opener "Disconnect" è un perfetto esempio d questo: parte con un bel riff, solido e pesante, ma poi si perde in un mid-tempo noioso e poco ispirato; anche le varie "1000 Times Goodbye", "Burning Bridges", pur cercando di proporre nuove sonorità, scadono presto nel banale finendo presto per essere dimenticate.
Alla fine dei conti, i brani migliori si rivelano essere la dolce ballad semi-acustica "Promises", davvero ispirata e d'atmosfera, ma soprattutto l'adrenalinica "Dread and the Fugitive Mind" (tra l'altro già comparsa nella raccolta "Capitol Punishment" dell'anno precedente), con le sue strofe che ricordano da vicino quelle di "Sweating Bullets": buon ritmo, refrain trascinante e ottimo assolo finale.

Per il resto, il nulla o quasi: il singolo apripista "Moto Psycho" si rivela troppo commerciale e troppo orientato verso un pubblico MTV-dipendente che vuole mostrarsi "grande" ascoltando metal, ma è il brano più "sostenuto" del lotto e nel complesso è godibile: certo che se il ritorno a suoni più duri e grezzi si concretizza in questo, c'è da preoccuparsi davvero su quello che potrà essere il futuro dei 'Deth.

Futuro che da lì a poco avrebbe portato la notizia dello scioglimento della band, avvenuto nel 2002, anche a causa dei noti problemi al polso di Dave...fortunatamente poi, dal 2004 si è avuto il ritorno sulle scene (questa volta molto più convincente) del combo statunitense: nuova formazione, nuove idee che hanno portato ad un buon "The System Has Failed" e all'ultima, ottima release, quello "United Abominations" di cui si diceva all'inizio.

Qui invece c'è poco da fare: ci troviamo ancora nel periodo più buio della storia della band, periodo iniziato dopo il 1994 e che continuerà proprio fino allo scioglimento; poche idee, svogliatezza, tentativi di mescolare il proprio sound con contaminazioni esterne poco adatte allo spirito e al genere proposto, altrettanti tentativi di rialzare faticosamente la testa e tornare sui propri passi, finendo però per incappare nell'ennesimo passo falso e proponendo un prodotto poco valido come questo album; dispiace dare un voto negativo ad un'opera del buon vecchio Dave, però c'è poco da fare, inutile negare l'evidenza!

Se con "Risk" il gruppo aveva dichiarato di voler produrre un album con nuove sonorità, in grado di stupire critica e pubblico (e c'è riuscito, purtroppo per Dave e soci), con questo "TWNAH", il tanto atteso ritorno al thrash o comunque almeno all' heavy metal più in generale non c'è affatto stato, e il fatto di proporsi al pubblico con intenti vergognosi e spudoratamente di facciata come il campeggiare di Vic in copertina e una "Return to Hangar" davvero scandalosa anche solo per essere stata pensata (nonostante potesse paradossalmente rivelarsi un successo, essendo basata su una delle loro migliori composizioni), sa tanto di mera operazione commerciale e troppo, davvero troppo, di presa per i fondelli...

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Riassunto del Bot

The World Needs a Hero è un album deludente che segue un periodo difficile per Megadeth, segnato da problemi interni e scarsi risultati di vendita. Il tentativo di un ritorno al thrash metal risulta inconsistenti, con brani spesso banali e poco ispirati. Solo alcune tracce si salvano, ma l'album nel complesso appare come una forzata operazione commerciale. Segnala un momento di calo creativo prima della successiva rinascita della band.

Tracce testi

01   Dread and the Fugitive Mind ()

Leggi il testo

02   Kill the King ()

04   The World Needs a Hero ()

06   Return to Hangar ()

07   1000 Times Goodbye ()

11   Capitol Punishment ()

Megadeth

Megadeth è una band statunitense di thrash metal fondata a Los Angeles nel 1983 da Dave Mustaine. Considerati tra i Big Four del genere, hanno pubblicato album fondamentali come Rust in Peace e Countdown to Extinction, alternando fasi più tecniche e veloci a periodi maggiormente melodici.
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