Mercury Rev
Bobbie Gentry's The Delta Sweetie Revisited

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Onestamente avevo perso fiducia nei Mercury Rev dopo le loro ultime prove discografiche: non mi avevano convinto i goffi tentativi elettronici di "Snowflake/Midnight"(2008), ne' tantomeno la deriva soft-prog-pomp-rock di "The Light On You" (2015),dopo il quale avevo deciso di non cagarli piu'per troppa,davvero troppa noia. Del resto la loro carriera discografica ha sempre risentinto del passaggio cruciale da band "di culto" (fino alla dipartita di quel pazzo del loro ex-vocalist David Baker, pare realmente scomparso nel nulla) a gruppo alt-rock "istituzionalizzato", che ha aperto loro il successo al grande pubblico negli anni '90 tranciando di netto le derive psycho-noise a favore di un songwriting classico maggiormente radio-friendly, un po' come in altri ambiti e' capitato ai loro tempi a gente ben piu' famosa come Fleetwood Mac o Genesis, ma che come gli artisti citati ha finito per prosciugare lentamente ma irrimendiabilmente la loro vena creativa.

Mi ha percio' incuriosito questo nuovo capitolo della loro discografia (uscito effettivamente diversi mesi fa ma ascoltato solo questa estate,causa la mia bradipica diffidenza), in cui inaspettatamente il duo Jonathan Donahue/Grasshopper,qui affiancato da Jesse Chandler dei Midlake,rinucia in primis a pubblicare composizioni originali a favore di una rilettura completa di un misconosciuto LP pubblicato nel lontano 1968 dalla cantante folk del Mississipi Bobbie Gentry, famosa all'epoca per la hit "Ode To Billie Joe" uscita in 45 giri l'anno precedente e finita n.1 nelle classifiche Billboard USA (qui in ogni caso inclusa come bonus-track). Incredibilmente la Gentry finira' anche in gara a Sanremo 1968 con il brano "La Siepe" in coppia con il nostro Al Bano! Quando si dice che le vie del Signore sono infinite...

In ogni caso c'e da premettere che non stiamo parlando di un capolavoro che avrebbe cambiato il corso della musica, difatti "The Delta Sweetie" venne praticamente ignorato all'uscita e Bobbie, invece di diventare la nuova Joan Baez si ritiro' mestamente a vita privata. A riascoltare gli originaIi con orecchio smaliziato di oggi si deve ammettere che al di la' di una vena folk-blues intimista molto personale (i testi risentono inevitabilmente del clima di protesta che si respirava nei tardi '60) i suoni non sono invecchiati proprio benissimo.I Rev invece,ne sono sempre rimasti grandi ammiratori e volendo restituire l'opera allle orecchie delle generazioni odierne, la rivisitano totalmente affibbiando l'onere del canto ad una serie di vocalist femminili provenienti dagli ambìti musicali piu' disparati.

Sfilano quindi vecchie glorie del folk (l'eterea ottuagenaria folk-singer Vashti Bunyan,Lucinda Williams nella bonus-track ), inaspettati ritorni di muse conosciute (Hope Sandoval dei Mazzy Star che interpreta "Big Boss Man" con la consueta indolenza,Laetitia Sadier ex-Stereolab alle prese con una "Morning Glory" moolto Nico-style,Rachel Goswell degli Slowdive che cantilena una"Reunion" arrangiata quasi come potrebbe un Bo Diddley sotto Valium), nuove carneadi dell'alt-rock (Margo Price con l'oscuro blues "Sermon",Phoebe Bridgers con la soffice "Jesse Lisabeth"). Gli apici del disco secondo me sono pero' da rintracciarsi nel delta-stomp di "Tobaco Road" dove la voce della nordica Susanne Sundfor si sdoppia fra oscuri echi blues e luminose aperture orchestrali, e l'apertura-killer "Okolona River Bottom Band"con una felpata Nora Jones pronta a risucchiarti in gorgheggi neri come il Grande Fiume mentre tocchi di piano scandiscono una ballata di rara bellezza.Tra l'altro gli arrangiamenti di tutti i brani sono curatissimi, da opera importante e "classica"qual vuole essere questo rispettoso omaggio musicale.Tra i difetti dell'operazione secondo me spicca una certa prolissita',soprattutto nelle ultime quattro tracks del disco.Se il tutto fosse stato al livello delle due citate sopra,probabilmente si sfiorava il capolavoro.In ogni caso,questo e' certo, possiamo considerare complessivamente "Delta Sweetie Revisited"il miglior disco dei Mercury Rev da un lustro a questa parte,almeno per chi scrive.

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Commenti (Due)

ALFAMA
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senza offendere nessuno, perché qui c'è gente che la prende se si parla male di in disco come se fosse opera sua.
ho sentito mezzo disco e posso affermare con sicurezza che ascolterei l'altra metà solo se chiuso con sicura in una macchina che corre a 180.
La sicurezza mi è passata con il successore di Desert Song
BËL (00)
BRÜ (00)

Leosfi99
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Si,per me sono i mielosi belati del Bardo che mi instigano dissenteria.Essendo appunto assente al microfono in questa occasione,la situazione migliora appunto almeno per meta' (e nn e' poco..)

BËL (00)
BRÜ (00)

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