Copertina di MGMT Time To Pretend
scummyman

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Per appassionati di musica indie, fan del synth-pop anni 80, giovani adulti, amanti di testi riflessivi e atmosfere surreali
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LA RECENSIONE

L'inno indie per eccellenza. Questa è la definizione più appropriata per questo brano. Quando gli MGMT scrissero e composero questo brano ai tempi del college di certo non si immaginarono di poter raggiungere tali livelli di successo e di diventare la più grande synth-pop band degli anni duemila. Probabilmente, se avrete superato la quarantina, difficilmente questa canzone avrà su di voi lo stesso effetto che ha sugli adolescenti. Non sono i Depeche Mode. Non sono i Pulp. Non sono in grado di creare concept album in stile Kid A. Ma questo non è il loro obiettivo.

''Time To Pretend'' rappresenta un desiderio di evasione della realtà, il tempo di fingere e di crearsi una nuova vita attraverso viaggi mentali. Sposare modelle famose, abusare di sostanze stupefacenti, viaggi a Parigi, guidare auto lussuose, soffrire la mancanza della famiglia, divorziare e addirittura morire nel proprio vomito. Tutti questi ingredienti, che costituiscono il testo, sono accompagnti da una base in stile 80s la quale lascia terreno fertile per un riff spietato e meravigliosamente fastidioso di optigan, in grado di creare un ambiente surreale e magico. L'attaco con questo strumento è improvviso e potente, ma dopo pochi secondi il suo suono rindondante e aggraziato allo stesso tempo è già entrato nella nostra testa, così come la ripetitiva ma mai banale melodia, accompagnata come già detto da liriche geniali e di grande impatto, senza la necessità di citazioni particolari o cantate ultra-veloci alla maniera degli Arctic Monkeys. Quando nell'ultima strofa si tratta di un'atroce fine della propria esistenza, ecco che subentrano dei cori quasi esultanti (yeah, yeah, yeah),accompagnati dal solito sintetizzatore, come ad indicare di non essersi pentiti di aver incontrato il proprio destino vivendo la vita al massimo.

Primo ascolto: interessamento. Secondo: apprezzamento. Terzo: dipendenza. La canzone perfetta che l'indie-pop non aveva ancora trovato. La voglia di strafare nel fiore dei propri anni (I'm in the prime of my life) è tutta racchiusa in questi quattro minuti. Complimenti MGMT.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Time To Pretend' dei MGMT come l’inno indie per eccellenza degli anni 2000, sottolineando il mix unico di synth-pop anni '80 e testi coinvolgenti. Il brano racconta desideri di evasione e vita al massimo, con un sound che resta impresso fin dal primo ascolto. La canzone è lodata per la sua melodia avvincente e il suo impatto culturale significativo. Un capolavoro che ha creato dipendenza tra gli appassionati d'indie pop.

Tracce testi

01   Time to Pretend (04:22)

I'm Feelin rough I'm Feelin raw I'm in the prime of my life.
Let's make some music make some money find some models for wives.
I'll move to Paris, shoot some heroin and fuck with the stars.
You man the island and the cocaine and the elegant cars.

This is our decision to live fast and die young.
We've got the vision, now let's have some fun.
Yeah it's overwhelming, but what else can we do?
Get jobs in offices and wake up for the morning commute?

Forget about our mothers and our friends.
We were fated to pretend.

I'll miss the playgrounds and the animals and digging up worms.
I'll miss the comfort of my mother and the weight of the world.
I'll miss my sister, miss my father, miss my dog and my home.
Yeah I'll miss the boredom and the freedom and the time spent alone.

But there is really nothing, nothing we can do.
Love must be forgotten. Life can always start up anew.
The models will have children, we'll get a divorce,
we'll find some more models, Everything must run its course.

We'll choke on our vomit and that will be the end.
We were fated to pretend.

yeah yeah yeah

02   Time to Pretend (clean version) (04:22)

MGMT

MGMT è un duo statunitense formato da Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser, nato alla Wesleyan University nel 2002. Dopo il successo globale di Oracular Spectacular con i singoli Time to Pretend, Kids ed Electric Feel, hanno virato verso territori più psichedelici con Congratulations e sperimentato con l’omonimo del 2013. Con Little Dark Age (2018) sono tornati a un pop dal gusto 80s, mentre Loss of Life (2024) ne mostra la maturità autoriale.
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