IL GIORNO DOPO (1973) 7/10
Secondo album di Mia Martini (dopo “Nel mondo, una cosa”, 1972) e secondo grande successo. A mio giudizio il lavoro precedente ero una spanna sopra (lo trovavo più spontaneo e meno costruito), ma anche qui chapeau. Come al solito a scriverle i pezzi fanno la fila tutte le migliori firme del settore: Franca Evangelisti; Maurizio Piccoli; Franco Califano; Antonello Venditti; Dario Baldan Bembo; Luigi Albertelli; Bruno Lauzi; Paolo Limiti; Maurizio Fabrizio; i La Bionda. Tutto il gotha al gran completo.
Nonostante ciò, l'album, formato come al solito da 12 canzoni, possiede dei momenti meravigliosi (soprattutto nel lato A), altri episodi meno riusciti e un po' troppe canzone tendenti ad assomigliarsi l'un altra. In questo clima altalenante, a spiccare fu “Minuetto”, uno dei maggiori successi della Martini, nonché una delle canzoni più celebri del canzoniere italiano. La travagliata realizzazione del brano a cui non si riusciva a “fornire” un testo convincente sulla musica di Baldan Bembo, si risolse grazie all'intervento di Franco Califano (contattato dalla casa discografica, la Ricordi) che sulle vicende sentimentali della giovane Mia scrive un testo che pare davvero calzarle a pennello (alla realizzazione parteciperà, tra gli altri, in sala d'incisione anche la sorella Loredana Bertè). Il brano è magnifico, parte piano, sottile e s'arrampica fino alle cime più innevate(con evidenti richiami alla musica classica) permettendo all'artista calabrese di dare ampio sfoggio delle proprie potenzialità vocali, nonostante un passaggio in cui la mano di Califano non va proprio giù leggera (“...Le tue mani, strumenti su di me/che dirigi da maestro esperto quale sei...”). Piccolo ricordo personale: quando sentii per la prima volta questa canzone ero abbastanza piccolo, ed il brano aveva già più di vent'anni sulle spalle, non capii ovviamente nulla del testo, pero' mi incantava la melodia, l'andamento musicale. Non fu, credo, un caso che all'epoca “commissionai” a mio padre l'acquisto di una musicassetta con alcune incisioni delle sinfonie più celebri di Beethoven (non so perchè verso i 12-13 anni, prima della sbandata rap, fossi andato in fissa con la musica classica): ecco, evidentemente la musicalità sinfonica di questo brano non dico che sia simile a Beethoven (con tutto il rispetto per il bravo Baldan Bembo) ma viene da lì, e da lì ti riporta. “Minuetto” fu Disco D'Oro, vinse il Festivalbar e scalò velocemente la hit parade, come nemmeno l'anno prima fece (nonostante un successo anche in quel caso travolgente) “Piccolo uomo”. Il 1973 segnò l'apogeo di Mia Martini, poi sappiamo come andarono le cose.
Nell'album ci sono naturalmente anche altre canzoni degne di rispetto, e trattanti tematiche non così scontate nel 1973. Venditti firma le musiche dell'iniziale “Ma quale amore”, vero e proprio manifesto femminista con una donna che, finalmente, si ribella all'uomo che pensa di poterla gestire a proprio piacimento (“...Una donna è stanca di sentirsi dire/tu fai la tua parte ed io la mia...”); Califano scrive anche “Il guerriero”, bellissima (un amore divenuto freddo, in cui lui non vuole nemmeno più toccare lei, mentre gli altri vanno a ballare), tristissima ma più realista del re (come si dice dalle mie parti); “Bolero” (altro ragguardevole successo) destinata in prima battuta alla Bertè divenne in breve tempo un classico; “Mi piace” la scrivo con ottimo senso del ritmo l'ineffabile Lauzi (lui se ne approffitta perchè sa che lei è cotta marcia anche se lui non è ciò che, in fondo in fondo, lei desidererebbe); “La malattia” fu una delle prime canzoni a toccare il tema della tossicodipendenza, ed a cantarla ci volle un coraggio enorme; “Dove il cielo va a finire” nei suoi 5' meravigliosi minuti chiude l'album ed è una dedica ad un amico scomparso.
Alcune cose funzionano meno bene, ma ci sta. “Dimmelo tu”; “La discoteca”, e due cover. Una passabile, a firma Limiti, “Signora” (l'originale è “Señora” di Serrat) ed è una divertente (anche se, stringi stringi, un po' sciocchina) invettiva contro una suocera insopportabile; ma sarebbe meglio tacere per quanto riguarda “Picnic” che tra querce invecchiate e comete sarebbe il rifacimento italiano di “Your song” di Elton John, facciamo finta che non sia mai stata incisa, meglio. La voce di Mia Martini, pulita e giovane, rende comunque il tutto più che credibile, e sarebbe da spendere due parole anche sulla bella copertina di Roberto Rocchi. Introvabile in CD, solo in vinile a cifre folli.
Una voce pulita e particolare, che esprime il sentimento mai banale di una donna e delle sue sofferenze.
Minuetto è la storia di tante donne, prigioniere di un amore irrealizzabile, costrette a elemosinare amore.