Seconda prova solista di Michael Jackson, Ben si dimostra più omogeneo del precedente Got to be there.

Apre col famosissimo arpeggio la bellissima title track, che comparirà pure, in rappresentanza del periodo giovanile, nella raccolta Number ones nel 2003.

Si prosegue con le chitarre di Greatest show on Earth, per passare poi a due brani simili come impostazione vocale e strumentale, ovvero People make the world go 'round e We've got a good thing going.

A chiudere il lato a ci pensa il crescendo di Everybody's somebody's fool.

Ad aprire il lato b le percussioni di My girl, mentre è più nella norma What goes around comes around.

Vi è poi la riproposizione, con un arrangiamento leggermente diverso, di In our small way, già presente su Got to be there.

A chiudere la spasossa rythm and blues Shoo-be-doo-be-doo-da-day e la bella You can cry on my shoulder.

Siamo sullo stesso livello del precedente, voce bellissima ma repertorio troppo acerbo.

Anche questo disco uscì nel 1972, con la Motown pronta a sfruttare il giovane talento che sarebbe esploso definitivamente con Quincy Jones e la hit Don't stop 'til you get enough.

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