Copertina di Misfits American Psycho
jeff3buckley

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Per appassionati di punk, horror-punk, cultori della musica rock, fan dei misfits, ascoltatori di musica alternativa e metal
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LA RECENSIONE

Un'icona è un'icona, dipinta su tela o scolpita su roccia che sia. Per chi ha bisogno di un conforto per le proprie debolezze e paure di vivere può essere una madonna o un cristo, a Trapani così come a Rio, oppure uno Shiva per un pastore di Kathmandu o per un pescatore di Mumbai.

Ecco, i Misfits sono un'icona. Al di là dell'esserlo per la loro musica, il punk, o horror-punk, genere a cui appartengono. Al di là dell'esserlo per il loro look fatto di muscoli, creste cascanti e tatuaggi. Al di là dell'essere stata la vera prima band del cantante Glenn Danzig, ormai leggendario folletto della storia del metal, ibrido raccapricciante tra un aspirante Jim Morrison ed un Elvis sotto acido. Sono un'icona semplicemente perchè, senza sfondare mai le classifiche, hanno creato un sottobosco di cultori attraverso le generazioni, ognuno di loro sedotto da quell'approccio sporco e privo di virtù alla materia. Solo attitudine ed un teschio grande così. Diventato la loro icona e stampato dovunque. Poco importa se dopo soli due dischi e una vagonata di schegge di pochi secondi il gruppo si sciolse in seguito ai capricci di Danzig.

Il seme ormai era gettato e avrebbe attecchito nel corso del tempo, anche se loro sarebbero tornati a produrre musica per davvero solo dopo quattordici anni proprio con la pubblicazione di questo "American Psycho". Il microfono intanto è finito nelle mani scheletriche di un semisconosciuto ma adatto Michale Graves che spreme l'ugola sia nei tipici whooa-whooa che fanno da filo conduttore di tanti pezzi, sia negli assalti più trash e hardcore (vedi "Crimson Ghost", "Blacklight" o "Hate The living, Love The Dead").

A volte il fantasma di vecchie conoscenze riaffiora più evidentemente, come quando ti sembra di sentire gli Iron Maiden sputati sparare un loro riff di chitarra in "Mars Attacks" o quando risorgono dalle ceneri i Ramones e i loro cori appiccicosi in "Resurrection". Comunque perdoni queste licenze volentieri, ripagato da una manciata di piccoli gioielli come la stessa "Mars Attacks", "Shining" e in primis "Dig Up Her Bones", che fa un balzo in alto su tutte le altre e ha un coro perfetto da memorizzare e urlare...magari dalla tomba come da copione. Infine una traiettoria sbagliata c'è: la debole "Day Of The Dead", che, se non altro, incuriosisce per essere una progressione di accordi anni '50 rivestita da Halloween. Zero cervello, cento spasso.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra i Misfits come una vera icona del punk horror, sottolineando la loro attitudine grezza e l'influenza duratura. 'American Psycho' segna il loro ritorno dopo 14 anni, con Michael Graves al microfono che mantiene viva la tradizione. Pur con qualche traccia meno riuscita, l'album offre pezzi memorabili come 'Dig Up Her Bones'. La band rimane un punto di riferimento per i cultori del genere.

Tracce testi video

01   Abominable Dr. Phibes (01:41)

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02   American Psycho (02:06)

03   Speak of the Devil (01:47)

06   From Hell They Came (02:16)

07   Dig Up Her Bones (03:01)

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10   This Island Earth (02:15)

12   Day of the Dead (01:49)

13   The Haunting (01:25)

14   Mars Attacks (02:28)

15   Hate the Living, Love the Dead (01:36)

17   Don't Open 'til Doomsday / Hellnight (07:58)

Misfits

I Misfits sono una band horror punk nata a Lodi, New Jersey, fondata nel 1977 da Glenn Danzig e Jerry Only. Icona del punk per immaginario horror/sci‑fi e ritornelli micidiali, hanno lasciato classici come Walk Among Us ed Earth A.D., per poi tornare con Jerry Only negli anni Novanta.
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Di  ChaosA.D.

 La prima cosa che salta all’orecchio è l’attitudine un po’ Thrash che mitiga bene la sempre presente attitudine horror-punk dei nostri.

 Per una mezz’ora scarsa vogliono rilassarsi ed immergersi in queste atmosfere da cinema horror americano degli anni Cinquanta.