Copertina di Modena City Ramblers La grande famiglia
MosMaiorum84

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Per appassionati di folk italiano, amanti della musica d'autore, fan dei modena city ramblers, ascoltatori di combat folk e chi cerca narrazioni musicali emozionali.
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LA RECENSIONE

Reduci da un disco di grande valore come "Riportando tutto a casa" per i Modena City Ramblers la via non era scontata. Loro, tra folk e mille altri generi, avevano molte strade possibili. Con questo secondo disco dimostrano due cose: la prima è che non sono dei musicisti di genio inarrivabile e indiscusso. La seconda è che sapevano il fatto loro. Mi spiego meglio: dopo il grandissimo debutto era difficile ripetersi; come disse Francesco "Raven" Gallina: "l'unico difetto di "The Last in Line"? Essere uscito dopo "Holy DIver"!" e - senza mettersi a valutare il rapporto di qualità tra Ronnie James Dio e i modenesi (oltre al fatto che "Grande Famiglia" ha difetti anche oltre a non essere il debutto, ma ci siamo capiti) - infatti qua un po' si sente, è un disco di indubbia qualità, ma in cui la band mostra alcuni limiti e fa alcune scelte che, in un certo senso, non sono invecchiate bene.

La copertina è molto bella e può essere interessante confrontarla con l'altra, quella del debutto: dove prima avevamo colori caldi, legno, nessuna persona ma tanti ricordi ora abbiamo colori più spenti ma tante persone, volti, una vecchia foto di quelle che ti ritrovi in tasca durante lunghi viaggi. Per certi versi mi piace dirla così: i MCR avevano una vita piena di memorie da riportare a casa, una volta fatto questo e fatto i conti con i propri ricordi ecco un'opera che guarda meno al passato e più al presente. Chiariamoci, il racconto e il ricordo rimangono elementi più che portanti nello stile dei Modena, ma qua la vena nostalgica (non in senso politico, perdiana!) si affievolisce ancora. Il sound si fa generalmente meno muscolare, aumenta la componente folk in sfavore di quella più rock per molti versi, per altri favorisce soluzioni più tipiche di quegli anni e meno improntati alla musica popolare.

Si parte con "Clan Banlieu", buon brano che non fa gridare al miracolo ma si difende bene, lasciando il posto alla title-track, ottimo brano (forse tra i migliori del lotto) che sfiora lo speed metal quanto a velocità: proprio questo aspetto lo rende fiore all'occhiello di un disco che sembra avere paura di aumentare i bpm. Seguono due brani di buona fattura, emozionanti ma non molto trascinanti, seguendo con "L'aquilone dei Balcani" e la simpatica "Le lucertole del folk". Abbondanti e gradevoli sezioni strumentali fino alla bellissima "Il fabbricante di sogni", che conduce a una cover magistrale di un brano di Guccini famosissimo, "La locomotiva" (reinterpretata in chiave combat folk da manuale). "L'unica superstite" ha un sound tranquillo e forse visto il testo è meglio così ma, come si accennava prima, per tutto il brano l'ascoltatore aspetta che arrivi l'accelerata. L'accelerata però non arriva e lascia il brano molto bello ma con la sensazione di qualcosa che manca. I tre brani in chiusura direi che possono mettere d'accordo tutti, con una qualità alta che fa pendere verso il giudizio positivo l'ago della bilancia, dopo qualche tentennamento che potrebbe esserci stato verso la metà.

Il gusto folk è molto vario e presente con alti livelli, ma forse è la produzione ad essere un po' carente, con brani tutti abbastanza brevi e una scelta che potrebbe far storcere (a me lo fa storcere) il naso: qua si poga poco. Dove sono finiti i brani che ti fanno saltare impazziti? Voglio dire, sono sedici brani e sicuramente ci sono quelli che ti fanno dare belle spallate (la title-track), quelli "da pugni al cielo", come si dice nel metal ("La banda del sogno interrotto"), ce ne sono per tutti i gusti, ma ragazzi, suonate folk, più animo! È un difetto innegabile di questo disco e forse il principale difetto: la carica la voglio sentire anche su disco, non solo dal vivo. Forse tanta gente, soprattutto tra i giovane, che conosce i MCR per la loro attività live, si stupirebbe a ascoltare questo disco, che presenta toni così profondi, a volte quasi pacati, affiancati a sound più leggeri e poco stratificati: in poco si stupirebbero di scoprire quante cose era questa band, prima di un gruppo che suona "100 passi" a ripetizione. In altre parole abbiamo un disco meno impegnativo del precedente (soprattutto per quanto riguarda il sound) e generalmente inferiore, ma comunque di buona fattura, con tante belle canzoni, belle atmosfere, soluzioni melodiche di qualità e nessun vero calo vertiginoso. Io credo che quest'opera sia nel cuore degli appassionati e sia un degno successore del debutto-manifesto. Non siate colti dal tranello del "bello ma non come quello prima..." né date un peso eccessivo al difetto spiegato precedentemente della minore energia di quanto sperato, perché sono tipici pensieri che inducono a scartare l'ascolto: è un disco da sentire tutto d'un fiato una volta assimilato "Riportando tutto a casa" e lasciare che qualche pezzo ti entri nel cuore. Non sarà oro bianco, ma è di certo un gioiello. Voto: 84/100.

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Riassunto del Bot

La recensione esamina 'La grande famiglia', secondo album dei Modena City Ramblers, sottolineando la solidità delle atmosfere folk e alcune scelte meno incisive rispetto al debutto. Nonostante un'energia complessiva inferiore, l'album offre canzoni di ottima fattura e momenti memorabili, risultando un degno successore del primo lavoro. Alcuni limiti di produzione e mancanza di brani travolgenti vengono messi in evidenza, ma l'opera resta nel cuore degli appassionati.

Tracce testi video

03   Canzone della fine del mondo (03:49)

04   Santa Maria del pallone (03:21)

05   L'aquilone dei Balcani (01:39)

06   Le lucertole del folk (02:13)

07   Giro di vite (02:00)

08   La mondina / The Lonesome Boatman (01:59)

09   Al dievel - La marcia del diavolo (03:26)

10   Il fabbricante dei sogni (03:19)

11   La banda del sogno interrotto (02:57)

12   La locomotiva (07:12)

13   L'unica superstite (03:52)

14   La fola dal Magalas (03:37)

15   La strada (04:14)

16   La mia gente (02:53)

Modena City Ramblers

I Modena City Ramblers sono un gruppo folk italiano nato a Modena nel 1991, noto per l’irish/“combat folk”, testi politici e concerti ad alto tasso energetico. Il debutto ufficiale è Riportando tutto a casa (1994) dopo il demo Combat Folk. Nel tempo hanno integrato influenze latino-americane, dub e reggae. La voce storica Cisco è stata sostituita a metà anni 2000, senza fermare l’attività live e discografica.
19 Recensioni

Altre recensioni

Di  rebelde

 Questo gruppo sa veramente far divertire, soprattutto dal vivo.

 Un disco che sa divertire, emozionare, sensibilizza l’ascoltatore su temi d’attualità.