Il cantante, bassista e compositore Richard Page ebbe l’occasione di entrare sia nei Toto che nei Chicago, visto che le due affermatissime band gli proposero quasi contemporaneamente, nel 1985, di divenire il loro cantante principale (e per quanto riguarda i Chicago anche il bassista).
Ma lui si negò: il secondo album dei suoi Mr. Mister era andato molto bene nelle vendite con un paio di singoli primi in classifica e perciò lui ambiva a consolidare quel successo ottenuto di fresco col proprio gruppo, del quale era fondatore e figura preminente. Eppoi, a sua detta, non se la sentiva di portare in giro sui palchi le “Rosanna” o le “25 or 6 to 4”, perché “non gli appartenevano e si sarebbe sentito come ad un karaoke” (sic!).
Contento lui… Nobile scelta ma il risultato fu che il terzo, pur valido disco dei Mister ossia “Go On”, andò male nelle vendite e la casa discografica prontamente li abbandonò, il loro chitarrista pure e i nastri di questo quarto lavoro, quasi pronti, finirono negli scaffali di qualche magazzino discografico.
E’ stato lo stesso Page, a proprie spese e fatiche, a lottare per riesumarli, completarli ed infine pubblicarli presso una propria etichetta riuscendoci solamente tantissimi anni più tardi, nel 2010. Gli estimatori suoi e del suo gruppo, compreso il sottoscritto, ringraziarono ma personalmente rimane il pensiero che gli avrebbe fatto solo bene una collaborazione stretta con fuoriclasse come i Lukather e i Paich, o in alternativa i Robert Lamm e i James Pankov. Soprattutto, in giro ci sarebbero a questo punto molti più dischi con lui alla voce, invece di trovarlo semplicemente ringraziato nelle note di copertina per aver contribuito a qualche coro qui e là (evento successo pure in alcuni album di Toto e Chicago!).
La sua voce tenorile assomiglia vagamente a quella di Sting, un tantino meno acuta anche perché non impostata con quel mezzo falsetto come l’ex-Police, più morbida e setosa. Pure il suo modo di fraseggiare, di costruire i percorsi dei cantati è imparentato col fuoriclasse di Newcastle. Come bassista è altrettanto bravo, non ci piove, ma tutti nei Mr. Mister suonano bene tipo il batterista Mastellotto che è poi finito nei King Crimson.
I Mister entrarono in scena all’epoca d’oro di Duran, Spandau, Wham eccetera, possedendo peraltro ben altra caratura musicale. Però non è riuscito loro di accumulare una striscia di brani dalla melodia incisiva, vincente, degli evergreen insomma, al di fuori di quella “Broken Wings” compresa nel secondo album e che aveva fatto meraviglie nelle charts.
Anche questo disco non rivela capolavori. Si mantiene in un'aurea mediocrità, da 7-. Vi sono classe e gusto da vendere tuttavia sono canzoni melodiche e liriche quanto si vuole, ma non memorabili, nessuna.
Il biondo Mr. Page (niente parentela con mastro Jimmy) fece ai tempi il passo più lungo della gamba nel puntare solo sulle proprie virtù e male gliene ha incolto, lo ripeto. Nessuno se lo fila più da tempo e quest’album epitaffio della sua band non esiste neanche in formato LP… Mai stampato in vinile mentre d’altra parte in versione digitale è assai raro. Mi sono dovuto arrangiare con un’edizione giapponese… in quel paese d’altronde stampano tutto, anche i Voyager i Guru Guru e Michel Laurent.