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Acqua alta a Venezia

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Acqua alta a Venezia arriva per i catanesi Nadiè (Giovanni Scuderi- voce e chitarra-, Vincenzo Battaglia -piano e synth-, Alfio Musumeci-batteria-, Gianpiero Leone –basso-, Francesco Gueli -chitarre) a ben 8 anni dall’esordio con Questo giorno il prossimo anno. Un intervallo considerevole, costellato da una lunga attività live, nella quale spicca, nel 2011, la vittoria del festival nazionale Il rock è Tratto (a Savignano sul Rubicone) dopo la quale aprirono la prima data degli Afterhours per il tour estivo.

Il primo disco era caratterizzato dalla dialettica rock- cantautorato. In Acqua alta a Venezia il dubbio è sciolto decisamente a favore del primo.

Di matrice afterhoursiana, chissà se proprio in seguito all’incontro sul palco con la band di Manuel Agnelli, sia nel cantato che in certi attacchi di chitarra, è l’iniziale Conigli. Anche il fil rouge tra le strofe senza ritornello, un sentimento forte ma ambiguo fa molto pensare a certi temi della band milanese, anche se ammorbidito nelle immagini cantate.

Solo in Italia si applaude ai funerali ha un refrain che diventa un mantra su giri di basso, mentre spietatamente prende di mira l’italica tendenza ad applaudire, all’inneggiare sempre a qualcosa (“sempre viva qualcosa”cantavano gli Zen Circus qualche anno fa), anche nei momenti in cui ci vorrebbe un po’ di silenzio, come davanti ad una bara.

Le chitarre si sbriciolano come il rapporto tra i protagonisti ne La bionda degli Abba, che porta dritta al parziale cambio di registro sonoro di Breve esistenza di un metallaro. Un attacco di piano che rimanda ai Beatles di Let it be accompagna nel mondo di un’anima fragile “troppo giovane per vivere”.

Dio è chitarrista tra citazioni di Battiato (Suona scalzo ai concertiporta occhiali scuriaccrescendo il sintomatico misterodel vedo non vedo”) riff affilati riporta un sorriso. La title track è piena di buone intenzioni ma finisce con l’essere troppo pretenziosa. Un tema generazionale come il rapporto padre – figlio andrebbe trattato senza l’ovvietà dell’invettiva sull’uso dei social e del “o tempora o mores”.

La chiusura è affidata a Bandiere a mezz`asta, che riesce a descrivere certe derive moderne in modo più efficace di Acqua alta a Venezia, ed è anche più avvincente a livello sonoro, con i suoi saliscendi sul pedale delle chitarre e alternati ad arpeggi.

Il disco nel complesso è un buon lavoro, ma i Nadiè in futuro dovranno evitare di cadere nei tranelli della retorica e puntare anche a singoli di maggior effetto, a brani che si incollino con maggior forza al cervello ed al cuore.

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Commenti (Tre)

DottZudo
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Oddio che copertina
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iside
iside Divèrs
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non so, son vecchio per certe cose.

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Almotasim
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I titoli delle canzoni sono divertenti. La recensione e' ben fatta.
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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