LA RECENSIONE

Una miscela esplosiva nella quale Grindcore, Brutal, Death e architetture Progressive si fondono. Nitroglicerina 100%.
Questa è l'essenza di Epitaph, ultimo album dei tedeschi Necrophagist.

Un album tecnicamente perfetto, ma con un pizzico di ripetività, che comunque, non sminuisce il valore.

Questi sono i nomi da ricordare:
Christian Muenzner - Guitar
Hannes Grossmann - Drums
Stefan Fimmers - Bass
Muhammed Suicmez - Guitar / Vocals
Tutti musicisti con poco da invidiare tecnicamente ai Dream Theater.
Tutto questo macello sonoro è composto da un cantato growl serrato ed estremo (che sputa liriche degne dei Cannibal Corpse), riffs serrati e potenti, assoli veloci ed estremamente tecnici, basso molto proggante (stupendi i primi 5 secondi di Only Ash Remains) e batteria in doppia-cassa perenne. Le migliori sono Epitaph, Stabwound e Only Ash Remains.

Un album per chi ama la violenza trasmessa sul piano musicale (ma anche per la violenza fine a sé stessa), per chi ama tecnicismi e virtuosismi portati al limite e per chi vuole semplicemente scatenarsi e devastarsi (consigliato il pogo di gruppo dopo 15 birre).

Uno degli album più tecnici che abbia mai potuto udire.

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Riassunto del Bot

L'album Epitaph dei Necrophagist è una fusione esplosiva di death metal tecnico con influenze brutal, grindcore e progressive. Il lavoro dei musicisti è paragonabile a quello dei Dream Theater, caratterizzato da virtuosismi e potenza sonora. La batteria incalzante, i riff serrati e il cantato growl contribuiscono a un'esperienza intensa e coinvolgente. Nonostante un leggero senso di ripetitività, Epitaph rimane uno degli album più tecnicamente impressionanti del genere.

Tracce testi video

02   The Stillborn One (04:24)

03   Ignominious and Pale (04:01)

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04   Diminished to B (04:59)

05   Epitaph (04:15)

06   Only Ash Remains (04:11)

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07   Seven (03:41)

08   Symbiotic in Theory (04:35)

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Necrophagist

Necrophagist è una band tedesca nota per il death metal tecnico. Fondata da Muhammed Suiçmez, ha pubblicato gli album Onset Of Putrefaction (1999) e Epitaph (2004), entrambi citati nelle recensioni.
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