Copertina di Neil Young Lucky Thirteen
deldavid

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Per amanti del rock classico, fan di neil young, appassionati di musica anni '80, critici musicali, ascoltatori alla ricerca di verità artistiche
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LA RECENSIONE

L'invidia è una brutta bestia. 

Ne sa qualcosa David Geffen che ha potuto solo invidiare i dischi che Neil ha inciso per la Reprise...a lui Young ha concesso solo cose marginali e con un sound decisamente fuori dagli schemi tipici dell'artista...d'altronde con Neil non si scherza, è un personaggio al quale non puoi imporre niente e tantomeno dare  scadenze contrattuali precise...hai voluto che io pubblicassi per te 5 album? Eccoli qua, ma non venirmi a dire che fanno schifo perchè questo è tutto quello che potevo dare in questo periodo così incasinato della mia vita ( il figlio celebrolesi... i problemi di salute... etc...).

Dall'89 al '92 Neil era già tornato grandissimo punto di riferimento per tutto il movimento rock (album come Freedom, Ragged Glory, Weld e Harvest Moon possono essere annoverati tra i suoi lavori migliori...) quando la Geffen nel '93 tentò di "fare la cresta" con una specie di "Best of '80", sfornando questo "tredici fortunato" che a dire il vero di fortuna non ne ha avuta tanta...d'altronde cercare il meglio nel periodo peggiore del Nostro non è compito facile e, a dire il vero, la scelta della scaletta poteva, anche se di poco, essere migliore...(ma quella, guarda caso, l'ha compilata proprio Young, come dire, avrei sicuramente potuto metterci qualcos'altro, ma tu mi stai proprio lì).

Togliendo "Sample And Hold" e "Transformer Man" che comunque hanno un senso e un significato "intimistico" per Neil, e "This Note's For You" che  risale già al periodo della rinascita musicale avvenuta con l'ottimo blues del disco omonimo (tra l'altro già targato Reprise), gli altri pezzi non riescono a comunicare la poesia e la melanconia che di solito avvolge le canzoni di Young. Il sound è sempre troppo pulito, artificiale, studiato e sintetizzato, anche in canzoni dall' impasto country come "Depression Blues" e "Once An Angel" si avverte la totale mancanza della vera anima "dolce e ruvida allo stesso tempo" che siamo abituati e che VOGLIAMO sentire uscire dai dischi dell'artista.

Il resto dell'album comprende due tracce  live con gli Shockin' Pink "Get Gone" e "Don't Take Your Love Away From Me"  alquanto trascurabili, addirittura due pezzi da "Landing on Water" il disco più sintetizzato e "urlato" di Young,  "Around The World" e "Mideast Vacation", rock commerciale  tratte da "Life" del '87. Conclude L'album un apprezzabile live con i Blue Note ("Ain't the Truth") e la bella e cattiva "THis Note's For You".

La scaletta è proprio cronologica, un viaggio negli anni '80 , partendo dal periodo più cupo per arrivare ad intravedere la luce che splenderà in seguito sulla carriera di Neil Young.

Un consiglio che posso dare a chi non ha mai ascoltato Neil Young  è di non partire con questo disco, perchè di certo non vi incoraggerebbe a seguire  un'artista che ha dato tanto e che ancora darà molto al mondo della Musica.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Lucky Thirteen, album di Neil Young creato durante un periodo difficile per l'artista. Pur includendo alcuni pezzi significativi, la raccolta soffre di un sound troppo sintetico e una scaletta poco coinvolgente. L'autore sconsiglia agli ascoltatori inesperti di iniziare da questo disco, che non rappresenta al meglio la poesia e la forza di Young. È visto come un viaggio tra le difficoltà degli anni '80 prima della rinascita artistica.

Tracce testi

01   Sample and Hold (08:04)

02   Transformer Man (03:19)

03   Depression Blues (04:07)

04   Get Gone (05:06)

05   Don't Take Your Love Away From Me (06:16)

06   Once an Angel (03:54)

07   Where Is the Highway Tonight? (03:04)

08   Hippie Dream (04:26)

10   Around the World (05:28)

11   Mideast Vacation (04:22)

12   Ain't It the Truth (07:38)

13   This Note's for You (05:34)

Leggi il testo

Neil Young

Neil Young è un cantautore, chitarrista e icona della musica rock canadese, noto per la sua versatilità e capacità di passare dal folk più intimo all’hard rock distorto, dal country alle sperimentazioni elettroniche, mantenendo sempre una voce poetica, ruvida e inconfondibile.
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