Copertina di Neil Young Time Fades Away
donjunio

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Per appassionati di neil young, amanti del rock classico e live, fan della musica anni '70, cultori di album rari e poco conosciuti, appassionati di musica emotiva e testi profondi.
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LA RECENSIONE

“Time Fades Away” costituisce uno dei gioielli meglio nascosti nella sterminata produzione di Neil Young. Pubblicato nel 1973, all’indomani dell’incredibile successo di “Harvest”, viene generalmente considerato un lavoro significativo non tanto per il suo valore intrinseco, quanto per ciò che rappresenta all’ interno della carriera della canadese – la fine dell’epopea westcoastiana e l’ ingresso nell’ abisso di droga e disperazione degli anni 70 che avrebbe portato ai suoi capolavori “On The Beach” e “Tonight’s The Night”. Nonostante non raggiunga lo zenith artistico di quei dischi, “Time Fades Away” è tuttavia un’ opera che andrebbe riscoperta. Anzitutto, è uno dei pochissimi casi in cui un’ artista pubblica materiale inedito dal vivo. Gli otto brani qui presenti infatti sono stati registrati quasi tutti nel tour successivo a quello di “Harvest” . Ma il suono è lontano anni luce dal celestiale sound che rese quel disco l’apice della stagione country- rock. Benché non manchino momenti che si riallacciano al passato prossimo, come le stupende ballate al pianoforte “Love In Mind” e “ The Bridge” che riportano alle atmosfere oniriche di” After The Gold Rush”, il sound che avvolge "Time Fades Away" è un rock distorto e allucinato, fondamentale premessa a quel “ Tonight’s The Night” che Flea dei Red Hot Chili Peppers ha recentemente definito "il più grande disco di rock sporco della storia” .

Il loner canadese inizia a esorcizzare i suoi demoni – un successo inebriante che lo travolge, i problemi di droga dei suoi amici, i fallimenti della generazione di Woodstock– e lo fa sul palco, davanti a fans accorsi a vederlo sperando di sentire le dolci melodie di “Heart Of Gold” o “ Old Man”. La musica che ne deriva riflette l’umore del suo autore, che sovente saliva sul palco all’ epoca sbronzo. L’ iniziale title-track è emblematica in tal senso: su un tappeto sonoro corrosivo e quasi garage, puntellato da un piano saltellante che sembra parodiare gli stilemi country-rock, Neil esordisce cantando “Fourteen junkies too weak to work/One sells diamonds for what they're worth /Down on pain street, disappointment lurks” . Sullo stesso registro si snodano “Yonder Stands The Sinner” e “ L. A: ” , quest’ ultima appena mitigata da una melodia cristallina nel refrain. “Don’ t Be Denied” è invece uno dei pezzi più struggenti nell’ intero repertorio di Young. Ripercorrendo la storia della sua vita e l’ importanza salvifica che in essa ha avuto la musica, il pezzo si regge su un riff al curaro che ne forgia perfettamente l’ urgenza. Degna chiusura si ha con “ Last Dance”, la prima delle celebri tirate younghiane contro tutto e tutti. Una cavalcata sferzante e disperata, la colonna sonora dell’ ingresso di Neil nel tunnel degli anni 70, mentre sembra salutare i fans esortando “You can live your own life, making it happen, working on your own time” .

In definitiva, "Time Fades Away" è forse il primo disco punk, in cui un autore si mette pubblicamente a nudo, facendo sentire il rumore dei cristalli che si spezzano. Miglior complimento a un disco credo non si potrebbe fare.

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Riassunto del Bot

"Time Fades Away" rappresenta un capolavoro nascosto nella discografia di Neil Young, un album live pubblicato nel 1973 che segna il passaggio da un sound country-rock a un rock distorto e crudo. Il disco riflette la turbolenza personale e generazionale dell'artista, anticipando i suoi celebri lavori successivi. Le tracce, inedite e cariche di emozione, mostrano un Neil Young vulnerabile e tormentato, rendendo questo album un documento fondamentale e da riscoprire.

Tracce testi

01   Time Fades Away (05:37)

02   Journey Through the Past (03:22)

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03   Yonder Stands the Sinner (03:11)

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05   Love in Mind (01:56)

08   Last Dance (08:44)

Neil Young

Neil Young è un cantautore, chitarrista e icona della musica rock canadese, noto per la sua versatilità e capacità di passare dal folk più intimo all’hard rock distorto, dal country alle sperimentazioni elettroniche, mantenendo sempre una voce poetica, ruvida e inconfondibile.
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