Copertina di Nevermore This Godless Endeavor
HenryChinaski

• Voto:

Per appassionati di metal tecnico e thrash, fan di nevermore e del metal anni 2000, ascoltatori in cerca di album metal di qualità superiore
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LA RECENSIONE

Un autentico miracolo, non ci sono parole. Dopo la loro ultima fatica, risalente ad oltre due anni fa - il controverso "Enemies Of Reality", disco discreto ma gravato da una produzione assolutamente non all'altezza -, tornano gli alfieri del cosidetto thrash moderno - o "post thrash" che dir si voglia - con un album al di là di ogni più rosea aspettativa.

Fin dalla opener, quella "Born" caratterizzata da riff devastanti ed ultrasincopati e da magnifiche linee vocali, si ha la spiccata sensazione di trovarsi dinanzi ad un disco tutt'altro che trascurabile; sensazione che si acuisce rapidamente riff dopo riff, canzone dopo canzone.
"The Final Product", la seconda traccia, è uno dei capolavori del disco. Il chitarrismo è quanto mai eterogeneo, spaziando da riff stoppati sbilenchi e spigolosi (che attingono non poco al repertorio dei geniali Meshuggah), ad altri rocciosi e chirurgici di scuola tipicamente death svedese (At The Gates in primis); il tutto, naturalmente, filtrato attraverso la personalità eclettica e malsana della band.
Il cantato di Dane, ora solenne, declamatorio e austero, ora beffardo e irriverente, raggiunge vette di teatralità che non si udivano dai gloriosi tempi di "Dreaming Neon Black". La musica è un affresco post apocalittico di paesaggi metropolitani in rovina, periferie rugginose e desolate corrose da un lento ed inesorabile decadimento; oppure, ancora, laboratori asettici ed ipertecnologici dediti a chissà quali aberranti sperimentazioni. La tecnica di ogni singolo membro è ineccepibile, ed è surclassata solo dalla fantasia nel metterla in atto.

Sarete travolti da un'orgia di assoli vertiginosi (di un'intensità paragonabile a quelli dei migliori dischi dei Death), tempi e controtempi allucinanti - ma si badi, mai pacchiani o fini a se stessi come avviene per certi famigerati gruppi prog metal che qui non menziono -, e passaggi abrasivi e caustici dalla pesantezza inaudita, alternati a raffinatissime ed inquietanti introspezioni acustiche degne delle migliori ballad dei loro album precedenti (ma non altrettanto ruffiane).
A titolo esemplificativo cito la title track, summa e apoteosi del disco e forse della loro discografia tutta: 9 minuti di incredibili progressioni strumentali, suggestioni mediorientali e misticheggianti, istrionismi vocali e momenti di grande epicità; il tutto, manco a dirlo, dotato di una coesione ed organicità stupefacente. A parere di chi scrive, disco metal dell'anno (in attesa di Opeth, Katatonia e Novembre) e, forse, il migliore dell'intera discografia dei Nevermore. Dopo il mezzo capitombolo di "Enemies Of Reality" era impossibile aspettarsi qualcosa del genere, credetemi...

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Riassunto del Bot

La recensione esalta 'This Godless Endeavor' dei Nevermore come un album eccezionale nel panorama del thrash moderno, sottolineandone la tecnica, la teatralità vocale e le atmosfere cupe. L'autore lo definisce un ritorno all'altezza dopo un precedente lavoro meno convincente, lodandone l'originalità e l'intensità esecutiva. Questo disco è considerato il migliore della band e uno dei top del 2005 nel metal.

Tracce testi video

03   My Acid Words (05:41)

04   Bittersweet Feast (05:01)

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06   Medicated Nation (04:01)

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07   The Holocaust of Thought (01:27)

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08   Sell My Heart for Stones (05:18)

09   The Psalm of Lydia (04:16)

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10   A Future Uncertain (06:07)

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11   This Godless Endeavor (08:55)

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Nevermore

Nevermore sono una band metal di Seattle, formata dopo lo scioglimento dei Sanctuary da Warrel Dane e Jim Sheppard. Con Jeff Loomis e Van Williams hanno pubblicato otto album/EP tra il 1995 e il 2010, sciogliendosi nel 2011.
12 Recensioni

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Di  Dreamtheater

 La schitarrata di Jeff Loomis nelle prime note di questa canzone è di una bellezza impressionante!!!

 Il batterista è di una bravura sconcertante, incredibile sia nella velocità che nella perfezione.