Copertina di New Order Waiting For The Sirens' Call
SouthMan

• Voto:

Per fan del rock alternativo, amanti della musica elettronica anni '80, appassionati di new order e joy division
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LA RECENSIONE

Il precedente Get Ready era stato il ritorno ai suoni rock di una band che aveva fatto dell'elettronica e più precisamente del techno-pop la sua chiave di successo, ritornando a fare i conti con le proprie origini ingombranti: Ian Curtis e i Joy Division. Un gran bel disco, giocato molto sull'impatto e sulle dinamiche chitarre-synth. Dopo un paio d'anni, superata ormai la fase "re-generation", ritornano gli ex-darkwavers, con Waiting For The Sirens' Call, prodotto da John Leckie (Radiohead, Muse) e Stephen Street (Blur).

Nelle prime quattro tracce i New Order, come avvenne in "60 Miles An Hour", il secondo singolo tratto da "Get Ready", si allontanano categoricamente dall'elettronica, abbracciando suoni più solari e arrangiamenti maggiormente rock, dove un eccellente lavoro di missaggio, riesce a far convogliare synth atmosferici posti in secondo piano rispetto ad incastri chitarristici. Peter Hook come al solito è superbo; il suo timbro inconfondibile di basso è una garanzia sonora per il New Order style, così come le chitarre taglienti e la voce di Bernard Summer. Le aperture con "Who's Joe" (che cita la "Hey Joe" di Hendrixiana memoria con un finale splendido), e "Hey Now What You Doing" (british pop-rock d'alta classe alla REM e Smiths), sono perfette per gli umori pocanzi descritti. Ci sono anche i Cure nelle loro influenze, e la dimostrazione avviene nel singolo "Krafty" con le sue melodie malinconiche ma non sdolcinate e nella title-track. Cosa succede dopo? Improvvisamente i New Order si ricordano dell'elettronica, e proseguono il disco con synth in primo piano e tuffi e rituffi negli 80's: Giri di basso sintetizzati alla Material girl come in "Morning Night And Day", e techno-pop rimodernizzato ("Guilt Is A Useless"). Tracce molto anonime che distraggono dalle qualità della prima parte del disco con riprese come in "Turn", e nella sorprendente conclusione alla Jet di "Working Overtime", un garage rock di ottima fattura.

Un disco senza lode e senza infamia, pop-rock d'alta rifinitura, con una grande produzione. Il nuovo ordine ha svolto il suo dovere, nulla di più. Consigliato per i lunghi viaggi.

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Riassunto del Bot

La recensione valuta il sesto album dei New Order come un lavoro solido senza eccellenze particolari. La prima parte propone un rock solare con un buon uso di synth, mentre la seconda parte ritorna a sonorità elettroniche più anonime. La produzione è di alto livello grazie a John Leckie e Stephen Street. Un disco consigliato per ascolti lunghi ma senza grandi sorprese.

Tracce testi video

02   Hey Now What You Doing (05:16)

03   Waiting for the Sirens' Call (05:42)

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06   Morning Night and Day (05:12)

07   Dracula's Castle (05:40)

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09   Guilt Is a Useless Emotion (05:39)

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11   Working Overtime (03:25)

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New Order

New Order sono una band inglese formatasi a Manchester nel 1980 dai membri rimasti dei Joy Division dopo la morte di Ian Curtis; hanno unito post-punk e musica elettronica, diventando centrali per new wave e cultura dance.
26 Recensioni

Altre recensioni

Di  ptr

 Un album così stucchevole, finto e anacronistico non si sentiva da non so quanto tempo.

 A chi lo acquista= soldi buttati e a chi lo recensisce= tempo perso.